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8 cose da sapere prima di lanciare una campagna di crowdfunding



Crowdfunding deriva dalla fusione di crowd (folla) e funding (finanziamento), è stato usato per la prima volta nel 2006, ma è entrato nell’uso comune qualche anno più tardi con l’avvento di Kickstarter
(una delle prime e più note piattaforme per il crowdfunding), sta a indicare una modalità di finanziamento dal basso.

In Italia, con la delibera n. 18592 della Consob del 26 giugno 2013, è stato adottato il regolamento sulla “raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali online“.
Questo, però, secondo l’ICN (Italian Crowdfunding Network)
non ha avuto il successo auspicato, a causa, tra l’altro, della macchinosità della legislazione vigente e della lentezza nel modificarla. A questo ha ovviato il decreto legge “Investment Compact” del 21 gennaio 2015 che, con l’istituzione della categoria delle” Pmi innovative”, ha allargato la platea dei beneficiari dell’equity crowdfunding, prima confinata esclusivamente alle start-up innovative.
I passi da fare, però, sembrano ancora tanti prima che l’equity crowdfunding diventi veramente un volano per la crescita delle PMI e per l’occupazione dei giovani.

Esistono 4 modelli di crowdfunding:

  • reward-based, il più diffuso, dove i finanziatori ricevono un premio o una ricompensa non monetaria;
  • donation-based, in cui chi versa una somma non riceve niente in cambio. Di solito viene usato per sostenere una causa o una particolare iniziativa;
  • lending based, costituito da prestiti tra privati, ricompensati con il finanziamento di interessi;
  • equity based, consiste nell’acquisto di veri e propri titoli di una società.

Oltre a quello imprenditoriale, il crowdfunding si è diffuso in molti altri ambiti, tra cui si annoverano:

  • quello scolastico, con la piattaforma ScoolRaising,
  • il civic crowdfunding, con iniziative come Idea GINGER,
  • quello artistico-musicale con MusicRaiser
  • quello accademico, con l’avvio di piattaforme quali Universitiamo,
    lanciata dall’università di Pavia per raccogliere fondi sui propri progetti di ricerca.

Ma quali competenze deve possedere chi decide di avviare una campagna di crowdfunding?

Barry James, esperto di crowdfunding nel Regno Unito, in un recente articolo apparso su Crowdfundinsider.com,
evidenzia alcuni importanti aspetti da tenere in considerazione prima di lanciare una campagna di crowdfunding

1. Secondo una ricerca condotta in gran Bretagna tra gennaio 2014 e marzo 2015, solo una campagna su 4 ha la probabilità di avere successo. Infatti:
– il 50% non arriva al primo step, perchè raccoglie meno del 10% dei fondi necessari.
– una piccola percentuale fallisce vicino al traguardo
– il 20% ha difficoltà ad allontanarsi dal 10% considerato “death zone”.

I crowdfunder più esperti arrivano al 20-30% tramite donazioni di parenti e amici, solo dopo lanciano la campagna e questo accresce le loro chance. Però i crowdfunder che sono alla prima esperienza, spesso non sono preparati.

2. E’ importante fare un buon uso degli strumenti e dei servizi disponibili (spesso gratuiti), sia per la ricerca della piattaforma sia delle storie di successo o fallimento all’interno delle categorie o del mercato che si è scelto. Non di meno è utile Prestare particolare ascolto a chi è in grado di dare dei consigli imparziali, basati su fatti e dati concreti.

Sulla stessa linea, l’articolo “How to stand out from the crowdfunding crowd” apparso di recente sul magazine Inc.com
sottolinea come questa nuova modalità di attrarre capitali faccia presa sugli imprenditori.

Tra le indicazioni fornite per i nuovi imprenditori, ci sono:

3. Come prima cosa bisogna avere un’idea grande e emozionante, con un piano ben delineato su come realizzarla. I potenziali investitori vogliono sapere se sono stati considerati tutti gli ostacoli alla realizzazione dell’idea, quanti soldi esattamente servono e cosa si intende fare con gli eventuali fondi aggiuntivi.
Bisogna includere un budget dettagliato con una timeline del progetto, comprendendo informazioni sul settore di attività, sui competitor, sulle strategie di marketing e su qualsiasi altra informazione utile alla riuscita del progetto.
Più si appare professionali e preparati, maggiori saranno le probabilità di raccogliere finanziatori.

4. Oltre al business plan, la storia umana di un progetto è ciò che fa risaltare un’idea rispetto alle altre.
Infatti, un numero discreto di contributi deriva da azioni impulsive. Una storia genuina e sincera catturerà l’attenzione e coinvolgerà di più nel finanziamento della campagna.

5. La piattaforma che si sceglie, rivelerà ai potenziali investitori le verità non dette del progetto. Ad esempio, la scelta di una piattaforma di equity crowdfunding conferisce alla campagna un tono serio, creando aspettative di cambiamento reale nella vita di tutti i giorni. La maggiorparte delle piattaforme ha pregi e difetti, che si adattano a tipologie specifiche di business.

6. Chiedere il minimo necessario
E’ sempre meglio chiedere il minimo indispensabile per l’avvio dell’iniziativa anche se nel business plan è prevista l’implementazione del progetto.
Questo, in primis, perchè se non si raggiunge l’obiettivo minimo previsto non si ottiene niente.
E’ diffusa l’idea, tra i neofiti, che una volta raggiunto l’obiettivo la gente smetterà di donare ma, inaspettatamente, sembra che le persone amino contribuire a campagne già totalmente finanziate. Una volta raggiunto l’obiettivo dei donatori, altri saranno più inclini ad aggiungersi per una nuova emozionante impresa.

7. Trovare degli influencer
indipendentemente dallentità del business plan, qualsiasi campagna di crowdfunding non andrà da nessuna parte senza il supporto di un gruppo iniziale intorno alla causa da portare avanti.
All’inizio della campagna è bene cercare degli “influencer”, in grado di fungere da rappresentanti” della campagna, meglio se uno e con un mercato nei social media, in grado di diffondere la campagna nel web.

8. Non tralasciare di fare tutto ciò che è necessario
Durante la campagna è indispensabile sia mettere a disposizione le ricompense promesse sia utilizzare in modo responsabile i fondi raccolti per la realizzazione del business plan.
La responsabilità di fare tutto ciò che è necessario ha un impatto non solo sulla singola campagna, ma sul crowdfunding in generale.
Nel business, come nella vita, non tutto va come programmato. Però si apprezza quando gli imprenditori cercano di capire dove possono sbagliare, rispondono alle domande su come poter risolvere eventuali problemi.
Se si verificano dei ritardi nel raggiungere alcuni obiettivi della campagna, è raccomandabile tenere informati i donatori, tramite le funzioni disponibili sulle piattaforme: l’onestà e la sincerità rendono i donatori più supportivi e comprensivi.

Ci sono, poi, moltissimi espedienti e vantaggi che possono aumentare i contributi ma, in ultima analisi, la passione genuina per una grande idea è ciò che accende l’animo dei donatori, rendendoli sostenitori della causa.

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