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Veronica Archive

Imprenditoria

L’impresa irresponsabile e l’impresa responsabile: pratiche a confronto



Nel 2005 usciva il libro L’impresa irresponsabile del sociologo Luciano Gallino, che in termini molto semplici, comprensibilissimi anche per i non addetti ai lavori, ripercorreva l’evoluzione delle società per azioni nell’era moderna, spiegando come si fosse potuti giungere ai grandi scandali, quali il crac Enron negli USA e quello Parmalat in Italia.

Scriveva il prof. Gallino:

Si definisce irresponsabile un’impresa che al di là degli elementari obblighi di legge suppone di non dover rispondere ad alcuna autorità pubblica e privata, né all’opinione pubblica, in merito alle conseguenze in campo economico, sociale e ambientale delle sue attività. Tra queste vanno considerate: le strategie industriali e finanziarie; le condizioni di lavoro offerte ai dipendenti nel paese e all’estero; le politiche dell’occupazione; il rapporto dei prodotti e dei processi produttivi con l’ambiente; l’impiego dei fondi che le sono stati affidati dai risparmiatori in forma di azioni o obbligazioni; la redazione dei bilanci; la qualità conferita ai prodotti; i rapporti con le comunità in cui opera; le localizzazioni o delocalizzazioni delle attività produttive; il comportamento fiscale. Inutile precisare che su questo metro esistono molte imprese che non si possono definire irresponsabili, né quelle qualificabili come tali lo sono tutte riguardo alle medesime attività o in uguale misura e durata.

Difficoltà di attuazione

Selezionati

Oltre il diversity management, smart working, welfare



Di seguito alcuni tra i più recenti paper che arricchiscono il database

A. Lazazzara (2017). Diversity Management: oltre la formazione, verso l’integrazione con i sistemi HR e la strategia di business.
BTLab

La domanda volutamente provocatoria “Formare al diversity management o superare il diversity management?” da cui ha preso avvio questo learning talk ha suscitato molte reazioni tra gli esperti che vi hanno preso parte ed ha portato verso una tesi conclusiva. Siamo cioè giunti a quel momento cruciale di non ritorno nello sviluppo e diffusione di una pratica – in questo caso il diversity management (DM) – tale per cui il non fare è più rischioso del fare (e, magari, sbagliare). Sono oramai lontani i tempi pionieristici in cui le aziende più lungimiranti si lanciavano in sperimentazioni isolate per valorizzare gli aspetti di diversità individuale, e il corpus di conoscenze teoriche e pratiche sul tema è oramai in fase di consolidamento … Leggi

L. Pogliana (2017). Lavoratori ‘protetti’: le buone aziende non aspettano le buone leggi. Leadership & Management Magazine

In questo momento c’è molta attenzione sulle nuove norme entrate in vigore per le ‘categorie protette’ (numero di assunzioni obbligatorie, interventi formativi preliminari…). Limitiamoci a dire che se una legge forza pregiudizi e barriere culturali è un passo positivo e necessario, perché va contrastata una cultura arretrata: molte aziende, per esempio, cercano di non superare il numero di dipendenti che obbliga a un’assunzione ‘protetta’, oppure queste persone sono utilizzate solo per lavori non qualificati … Leggi

Imprenditoria

Responsabilità sociale d’impresa: conviene alle società di piccole dimensioni?



Con il DECRETO LEGISLATIVO 30 dicembre 2016, n. 254, l’Italia ha recepito la direttiva europea 95/2014 secondo cui le imprese con almeno 500 dipendenti hanno l’obbligo di comunicare informazioni di carattere non finanziario e informazioni sulla diversità.

Più in dettaglio, il decreto prevede l’obbligo di inserire nella relazione sulla gestione una dichiarazione di carattere non finanziario contenente informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione. Tale dichiarazione deve riportare, tra l’altro, una breve descrizione del modello aziendale dell’impresa, delle politiche applicate dall’impresa su questi aspetti, il risultato di tali politiche, i principali rischi connessi a tali aspetti, gli indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario connessi all’attività specifica dell’impresa.

Nonostante alcune grandi società (multinazionali e non) abbiano da anni inserito la responsabilità sociale (RSI) come strategia aziendale, per la maggior parte delle imprese si tratta di una novità assoluta e in molti ritengono che questo apporterà delle modifiche anche a livello di imprese di piccole dimensioni.

La RSI nelle piccole imprese

Imprenditoria

Age management, salute e sicurezza sul posto di lavoro: alcune indicazioni



Come abbiamo detto in precedenza, l’innalzamento dell’età pensionabile porta a una serie di cambiamenti all’interno delle imprese, legati sia a problemi di incompatibilità con alcune mansioni come quelle che richiedono lavoro fisico, sia a dinamiche relazionali tra generazioni molto diverse tra loro, che si trovano a condividere lo stesso ambiente professionale.

Il tema sta ricevendo una certa attenzione, non solo dal mondo imprenditoriale, ma anche dalle istituzioni, come nel caso di alcune Regioni che stanno predisponendo dei bandi sull’inclusione lavorativa, promuovendo azioni di sensibilizzazione e di partecipazione da parte di aziende e professionisti sui territori.

Il quadro in Europa

Selezionati

Welfare aziendale, competenze, nuovi lavori freelance



Di seguito 4 tra i più recenti paper inseriti nel database

C.Lodi Rizzini. Jobs Act Autonomi, cosa cambia in campo welfare? Percorsi di Secondo Welfare:

Dopo due anni di rimbalzi tra Camera e Senato, quest’ultimo ha dato oggi il via libera al provvedimento che inizia a riconoscere diritti e tutele anche ai lavoratori autonomi, ed in particolare a quelli che, non rientrando in nessun ordine professionale, si trovavano fortemente penalizzati dall’attuale sistema su cui si basano mercato del lavoro e previdenza. La legge interviene anzitutto sulla maternità, eliminando l’obbligo di astensione dal lavoro. Se prima per accedere all’indennità di maternità era obbligatorio astenersi dal lavoro nel 5 mesi a cavallo del parto, oggi si potrà accedere anche senza astenersi dal lavoro …

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Imprenditoria

La gestione della diversità generazionale e i comportamenti di cittadinanza organizzativa: una relazione importante



L’innalzamento dell’età pensionabile ha avuto, tra le sue principali conseguenze, una maggiore diversificazione della forza lavoro, per cui persone con età molto diverse si trovano a lavorare nello stesso team e/o ufficio. L’età diventa così uno dei principali aspetti del diversity management.
Per questo, la gestione delle risorse umane (Human Resource Management o HRM), intesa come funzione organizzativa, può svolgere un ruolo importante mediante l’attuazione di politiche aziendali inclusive, capaci di ridurre le disuguaglianze, attrarre, sviluppare, trattenere e motivare dipendenti e collaboratori molto diversi tra loro, rispondendo a esigenze specifiche.

tra gli elementi che diversificano la prestazione – – intesa in senso ampio, in quanto non si riferisce solo all’esecuzione dei compiti (task), ma anche ai comportamenti extraruolo – in base all’età, presi in considerazione sia dall’esperienza sul campo che dalla ricerca empirica, si annoverano i comportamenti cosiddetti di cittadinanza organizzativa.

Cosa sono e in che modo, a livello pratico, aiutano nella gestione dei team e delle organizzazioni diversificati per l’età dei loro componenti?

Definizione di OCB

Imprenditoria

Politiche aziendali per la diversità: Istruzioni per l’uso



Quando nel 2013 il Presidente di Barilla affermò che nelle pubblicità della pasta prodotta dalla sua azienda non sarebbero mai apparse persone omosessuali e che queste, se non fossero state d’accordo, avrebbero potuto comprare la pasta di un’altra marca, si scatenò una bufera mediatica che lo travolse: i dirigenti USA dell’azienda si dissociarono da queste affermazioni e, nel giro di poco tempo, fu indotto a scusarsi e ritrattare.
Nell’anno seguente la Barilla si distinse per le sue politiche gay friendly, ricevendo anche riconoscimenti internazionali

Ora, che Guido Barilla si sia realmente pentito o meno delle sue affermazioni probabilmente non interessa a nessuno. Il dato di fatto della vicenda è che le politiche per la diversità costituiscono un ottimo strumento di marketing con un impatto positivo sul ROI (Return on Investment) e che, quindi, alle aziende conviene (economicamente parlando) essere diversity friendly sia all’interno verso il personale sia all’esterno (Responsabilità Sociale d’Impresa).
Concetto, peraltro, che abbiamo più volte ribadito lo scorso novembre al I Convegno Nazionale sul Disability Management.

Selezionati

Automazione, posti di lavoro, smart working



4 tra gli articoli aggiunti di recente nel database

Automazione

F. Seghezzi Oltre i robot, un mondo che cambia. Bollettino Adapt:
E’ ormai chiaro che un nuovo spettro si aggira per il mondo e non solo. Non si tratta del comunismo, ma dell’algoritmo, e più in generale della tecnologia e delle sue conseguenze sul mondo del lavoro. C’è poco di nuovo in questo incubo contemporaneo, tanto che si potrebbero riempire manuali analizzando le teorie a riguardo elaborate negli anni dagli economisti … Leggi

G. Carraro Automazione digitale: ecco come cambierà il lavoro (e perché potrebbe essere un’opportunità). Agenda Digitale:
Bisognerà superare una fase che si prospetta non facile, caratterizzata dall’acuirsi dei conflitti sociali, ma la storia insegna che il cambiamento porta con sé anche molte opportunità, nuovi mestieri e nuovi modelli economici … Leggi

Smart working

La Ferrero lascerà i dipendenti liberi di lavorare un giorno alla settimana da qualsiasi luogo. L’HuffingtonPost:
Parte il progetto di “smart working” aziendale. Lavorare un giorno a settimana ‘in agilità’, da casa o da qualsiasi luogo idoneo, al fine di agevolare e migliorare la conciliazione del rapporto tra i tempi della vita privata e della vita lavorativa (il cosiddetto work-life balance), ma soprattutto per dar vita a un nuovo patto di fiducia tra l’azienda e il collaboratore, facendo leva sul senso di responsabilità individuale e sulle opportunità offerte da un nuovo concetto di lavoro in movimento, nell’era del digitale e in un ambiente costantemente ‘connesso’ … Leggi

I. Barera. Telelavoro, oltre 200 opportunità. Il Corriere:
Carriera “smart”? Non è più una chimera. Anzi, iniziano a esserci delle posizioni aperte. Anche qui in Italia. Avvertiamo: se già vi immaginate col tablet davanti al mare, frenate la fantasia! Ma se puntate a lavorare qualche giornata da fuori ufficio, ecco alcune (non sono molte e non sono tutte qui, va detto) aziende alla ricerca di figure che avranno questa possibilità … Leggi

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Professioni

9 Soft Skills per i Recruiters 2.0



Il web 2.0 e l’ingresso di una nuova generazione (i millennials) nel mercato del lavoro hanno radicalmente modificato il modo di lavorare di professionisti e imprese, delineando modalità di lavoro, valori e e aspettative fino a poco tempo fa sconosciuti.

Accanto all’emergere di nuove figure professionali, molte di quelle già esistenti si sono dovute adattare al nuovo contesto, con l’aggiornamento delle competenze di cui disponevano e l’acquisizione di altre.

Data l’elevata competitività, uno dei fattori critici di un’azienda – sia di grandi, medie o piccole dimensioni – è quello di individuare i candidati in grado di apportare un reale valore aggiunto all’impresa.
Il recruiting, di cui abbiamo parlato in precedenza (a proposito della gamification) si avvale di servizi online per individuare candidati con competenze ed esperienze che li rendano idonei a ricoprire una determinata posizione: software per la creazione di database e l’automazione del processo, portali di ricerca/offerta di lavoro, blog e social network (da qui l’espressione “social recruiting”).

Le caratteristiche distintive dei recruiter sono riassunte da Cortese e Cipolletti (2015), secondo cui:

… i selezionatori non possono più essere solo ed esclusivamente esperti nella valutazione dei profili dei candidati: devono diventare bravi comunicatori, integrati nella strategia di marketing dell’organizzazione, e capaci di trasmettere la vision e la mission di riferimento.

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