Burnout: si può prevenire e affrontare?



Secondo la definizione fornita dall’INAIL, il burnout è:

la sindrome da stress lavorativo cronico di colui che vive una condizione di esaurimento fisico ed emozionale, mostra un atteggiamento distaccato e apatico verso il lavoro e nei rapporti interpersonali e sperimenta una sensazione d’inefficacia professionale con conseguente riduzione della produttività.

Inizialmente considerata come una malattia specifica delle professioni sociosanitarie, col tempo è stata riscontrata su tutte quelle attività basate sulle relazioni interpersonali, con elevato coinvolgimento emotivo e soprattutto nelle persone molto motivate e con elevate aspettative nei confronti del proprio lavoro (insegnanti, poliziotti, ecc.).
I comportamenti tipici del burnout danno luogo a fenomeni di assenteismo, abbassamento dei livelli delle performance, somatizzazioni e, nei casi più gravi, si manifestano con sintomi psico-fisici importanti, richiesta di trasferimento o abbandono dell’occupazione. Nelle sue fasi avanzate, il burnout è difficilmente distinguibile dalla depressione.

Il burnout secondo Eurofound

Secondo un recente studio Eurofound (la Fondazione Europea per il Miglioramento delle Condizioni di Vita e di Lavoro) solo in Italia e in Lettonia tra i Paesi europei il burnout è stato classificato come malattia professionale, mentre nel resto dell’UE viene posto l’accento sulle determinanti di tipo personale, insieme però a un’attenzione diffusa per l’ambiente psicologico e le conseguenze negative che una sua disfunzione può comportare nei contesti di lavoro.

In generale, lo studio evidenzia come le persone che lavorano in ambienti organizzativi caratterizzati da un alto livello di esposizione a rischi psicosociali, tra cui orari eccessivi, ritmi elevati), stress emotivo, basso livello di autonomia e tensioni sociali (per esempio alti livelli di conflitto, esposizione al bullismo, mancanza di supporto da parte dei colleghi, relazioni difficili con i clienti o gli stakeholder, leadership di scarsa qualità e conflitti che riguardano l’etica e i valori), siano esposte a rischi elevati di burnout o, più frequentemente, presentino già i primi sintomi del suo sviluppo.

La comunicazione a doppio vincolo

Una delle cause scatenanti il burnout è la cosiddetta comunicazione a doppio vincolo o paradossale, in cui vengono veicolati contemporaneamente messaggi incongruenti tra loro.

In questi casi, il ricevente si trova imprigionato in una situazione nella quale il mittente, solitamente un superiore o un collega che esercita su di lui un certo potere, minaccia di solito verbalmente una punizione conseguente a un dato comportamento, mentre su un secondo livello (che può anche essere non verbale) prospetta un comportamento opposto al primo, a cui farà comunque seguito una penalizzazione.
Con l’utilizzo del doppio vincolo, il mittente esercita il potere di penalizzare il destinatario in quanto, qualsiasi comportamento decida di adottare, violerà l’altro.

Alcuni esempi di questo tipo di comunicazione sono forniti da Watzlawick (1967):
“Sono stato assolutamente chiaro. Sei solo incapace di capire quello che ho detto”
Significato: “Sei così stupido!”

“Perché non hai eseguito l’ordine come ti avevo detto di fare?”
Significato: “Sei così insubordinato!”

“Come hai potuto avere l’idea così idiota che io intendessi l’ordine B al posto di A?”
Significato: “Devi essere completamente pazzo!”

Quindi, qualsiasi cosa faccia il dipendente, sarà colpevole in quanto stupido, insubordinato, folle o anche tutte e tre le opzioni insieme.

Il meccanismo perverso innescato dalla comunicazione a doppio vincolo, porta alla distruzione dell’autostima della vittima, alla perdita passo dopo passo della stabilità mentale e, di conseguenza, al burnout e alla depressione.

Per questo, è assolutamente indispensabile fermare la comunicazione a doppio vincolo, implementare modelli di comunicazione aperti, trasparenti e congruenti e, allo stesso tempo, promuovere una cultura organizzativa di fiducia e rispetto reciproci, apprezzamento autentico unito alla valorizzazione degli errori, che costituiscono una preziosa fonte di apprendimento finalizzato al conseguimento di risultati migliori, sia del lavoratore che dell’impresa.

Burnout e identità

In un recente studio, Fraccaroli e coll. (2016) evidenziano come l’identificazione con l’organizzazione riduca il rischio di burnout tramite il supporto sociale e come questo, a sua volta, produca una maggiore efficacia collettiva.
Secondo questa prospettiva, i membri che si identificano fortemente con il loro gruppo od organizzazione) sono particolarmente propensi a sperimentare il supporto da parte degli altri componenti, quindi dei loro colleghi. Questo perché le persone in genere cercano di promuovere la vitalità e il successo dei gruppi a cui appartengono. Pertanto, i membri del gruppo fortemente identificati dovrebbero essere obiettivi attraenti per il sostegno perché spesso mostrano forti sforzi per il loro gruppo e sono motivati ad agire nell’interesse collettivo. Di conseguenza, aiutare un membro con un forte senso di identità col gruppo, costituisce un modo per favorire il funzionamento e il successo del gruppo stesso che, in definitiva, rifletterà i risultati positivi sul componente destinatario dell’aiuto.
Seguendo la stessa logica, i membri con scarso senso di identità con il team dovrebbero essere obiettivi meno attraenti per il supporto sociale. Infatti, queste persone tendono a concentrarsi sui propri interessi, mostrano una scarsa motivazione verso i bisogni del gruppo, un legame debole e uno scarso senso di attaccamento a esso.

In conclusione

Il burnout è un problema in aumento nei contesti lavorativi attuali, caratterizzati sempre più da ritmi frenetici, salari bassi e instabilità del posto di lavoro. Per questo si rende necessaria, da parte di chi guida le organizzazioni, una maggiore attenzione alle dinamiche interne, in particolare ai processi comunicativi, all’etica dei comportamenti, alla cultura inclusiva, con interventi finalizzati a scardinare dinamiche sociali patologiche o potenzialmente tali.

Altre risorse su questo argomento sono reperibili sul database

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