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Business Sociale: un modo creativo per fare impresa



Era il 1978, quando l’economista e premio Nobel per la pace nel 2006 Muhammad Yunus fondava in Bangladesh la Grameen Bank, con l’obiettivo di prestare piccoli finanziamenti a interessi zero ai poveri dei villaggi, affinchè potessero avviare le loro attività imprenditoriali. Nasceva così il microcredito, che nei decenni a venire si è diffuso in tutto il mondo, diventando una pratica consolidata anche nei Paesi dell’Occidente.

Da qui, Yunus ha sviluppato il muovo modello di business, chiamato appunto sociale, come descritto nei suoi libri, per esempio in Un mondo senza povertà (del 2008) e in Si può fare (del 2010), entrambi pubblicati in Italia da Feltrinelli.

Quali sono le caratteristiche del business sociale?

Le imprese che fanno business sociale si chiamano imprese con finalità sociale e prendono avvio dalla volontà di risolvere un problema, anche piccolo, che si vuole risolvere.

Chi investe in questo tipo di business lo fa con l’obiettivo di aiutare gli altri senza prevedere alcun ritorno finanziario per sé. A parte questo, però, le imprese con finalità sociali sono imprese a tutti gli effetti, capaci di generare ricchezza in misura sufficiente a coprire i costi di produzione e raggiungere così l’autosufficienza economica, primo dei requisiti di un’impresa sana.
L’eventuale surplus di ricchezza che rimane, una volta coperti i costi, viene in parte reinvestito nell’espansione dell’impresa e in parte accantonato come riserva per i momenti di difficoltà.

Per questo, l’impresa con finalità sociali non produce perdite, non distribuisce dividendi e opera esclusivamente per raggiungere un determinato obiettivo sociale.

Yunus distingue due tipologie di impresa con finalità sociale
Il primo tipo è costituito da società che hanno come finalità, al posto della massimizzazione del profitto, il conseguimento di obiettivi sociali e sono possedute e controllate da investitori privati che, sensibili a temi come la riduzione della povertà, l’assistenza sanitaria per i poveri, la giustizia sociale o la sostenibilità globale, al posto di un puro profitto economico ricercano soddisfazioni di natura psicologica, emozionale e spirituale.
Il secondo tipo, invece, fa riferimento a società orientate al profitto, possedute e controllate da persone povere o disagiate. Qui la finalità sociale sta tutta nel fatto che i dividendi e l’incremento della capitalizzazione vanno direttamente a beneficio dei poveri, riducendo il loro disagio e rendendo possibile il superamento della loro condizione.

Le caratteristiche delle imprese con finalità sociale sono racchiuse in 7 principi

  • l’obiettivo dell’azienda è il superamento della povertà o la risoluzione di uno o più problemi sociali importanti come: istruzione, sanità, accesso alle tecnologie, ambiente. E non la massimizzazione dei profitti;
  • l’azienda deve raggiungere e mantenere l’autosufficienza economica e finanziaria;
  • gli investitori hanno diritto solo alla restituzione del capitale inizialmente investito senza alcun dividendo;
  • quando una quota di capitale viene restituita, i profitti relativi restano di proprietà dell’azienda che li impiega nell’espansione e nel miglioramento della propria attività;
  • l’azienda si impegna ad adottare una linea di condotta sostenibile dal punto di vista ambientale;
  • i dipendenti dell’azienda percepiranno salari allineati alla media di mercato e godranno di condizioni di lavoro superiori alla media;
  • è importante che tutto questo venga fatto con gioia.

Differenza con l’impresa sociale e il non profit

Business sociale e imprenditorialità sociale non sono la stessa cosa. Quest’ultima è un’idea molto ampia e, nella nozione generalmente accettata, qualsiasi iniziativa innovativa per aiutare le persone meno fortunate della società vi può rientrare.
L’iniziativa può essere economica o no, orientata al profitto o meno, come per esempio distribuire gratuitamente medicinali agli indigenti e impiantare un centro medico a pagamento in un luogo privo di assistenza.
In altre parole il business sociale è un sottoinsieme dell’imprenditorialità sociale. Chiunque progetti o guidi un business sociale è un imprenditore socialmente orientato. Ma non è vero il contrario, cioè non tutti gli imprenditori socialmente orientati sono impegnati in un business sociale.
Ma il business sociale è diverso anche dalla filantropia.
Infatti, diversamente dalle donazioni per beneficenza, il business sociale è autosufficiente, gli investitori riottengono i soldi inizialmente impiegati e rimangono i proprietari della società, avendo così diritto di decidere sul futuro corso d’azione.
Inoltre, secondo Yunus, il business sociale offre agli uomini d’affari una interessante opportunità di sfruttare le proprie capacità imprenditoriali e la loro creatività per risolvere i problemi sociali dei nostri tempi.

Problemi aperti

Yunus individua nel business sociale l’elemento mancante del capitalismo e lo considera una delle strategie principali per eliminare definitivamente le ingiustizie sociali.
Evidenzia, però, alcuni problemi, in primis il fatto che l’ambiente in cui le aziende si trovano a operare è esclusivamente orientato alla massimizzazione del profitto, per cui tutti gli strumenti di analisi economica sono tarati per stabilire se e in che misura una data azienda la stia ottenendo. Le procedure e le prescrizioni di revisione contabile hanno questo unico scopo e il profitto può essere quantificato secondo alcuni parametri finanziari ben definiti, mentre la misura del raggiungimento di obiettivi sociali presenta difficoltà concettuali.

Sicuramente partire dalle piccole cose, come suggerisce Yunus, per delineare un’attività d’impresa con finalità sociale, risulta oggi una delle soluzioni più interessanti per creare lavoro e risolvere problemi, anche piccoli, che affliggono una comunità locale o un intero Paese.

Voi cosa ne pensate del business sociale?

Nel database potete trovare altre risorse su questo argomento

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