Capitale sociale: quanto conta nella responsabilità sociale d’impresa?



In Italia, come leggiamo spesso suigiornali, cresce l’interesse per le politiche di responsabilità sociale d’impresa (RSI), soprattutto da parte delle grandi imprese, ma il fenomeno è in crescita anche nelle realtà organizzative più piccole. Uno degli elementi che risulta particolarmente importante per la RSI è sicuramente il capitale sociale, di cui abbiamo già parlato (vd per esempio Capitale sociale e performance delle piccole imprese) e che qui riprendiamo da una prospettiva diversa.

Numerosi studi (per esempio Lins, Servaes e Tamayo 2017) ci dicono che durante la crisi finanziaria del 2008-2009 negli USA, le imprese con elevato capitale sociale, misurato come intensità delle iniziative di RSI, presentavano livelli di rendimento delle azioni superiore di 4-7 punti percentuali, rispetto alle imprese con basso capitale sociale. In generale, le imprese con alti livelli di RSI hanno registrato maggiore redditività, crescita e vendite per dipendente rispetto a società a basso livello di RSI e hanno aumentato il debito. Questa evidenza suggerisce che la fiducia tra l’azienda da una parte, e i suoi stakeholder e gli investitori dall’altra, costruita attraverso investimenti in capitale sociale, ripaga quando il livello generale di fiducia nelle imprese e nei mercati subisce uno chock negativo

I benefici che derivano per le imprese che costruiscono il proprio capitale sociale attraverso attività di RSI superano i costi di tali attività quando la fiducia diminuisce in modo imprevisto. Per questo, la costruzione del capitale sociale può essere concepita come una polizza assicurativa che si ripaga quando gli investitori e l’economia in generale affrontano una grave crisi economica.

Capitale sociale e fiducia

Il documento dell’OCSE (Scrivens e Smith, 2013) definisce il social capital secondo 4 dimensioni, sulla base delle quali è possibile sviluppare degli strumenti di misurazione:

  1. relazioni personali;
  2. supporto delle reti sociali. E’ il risultato diretto delle relazioni personali e si riferisce alle risorse (emotive, materiali, finanziarie, intellettuali o professionali) di cui ognuno dispone in base alle sue reti sociali. La forza e la qualità del supporto delle reti sociali, può avere un impatto enorme sui risultati sociali ed economici della singola persona;
  3. impegno civico. Si riferisce ad attività quali volontariato, partecipazione politica, appartenenza a gruppi e diverse forme di azioni comunitarie;
  4. fiducia e norme cooperative. Mentre la fiducia si riferisce alle aspettative degli altri nei confronti di una persona (o azienda) che riveste un determinato ruolo, le norme cooperative comprendono fattori quali la reciprocità e i valori condivisi, che plasmano il modo in cui le persone si comportano l’uno verso l’altro e come membri di una comunità. In questo quadro, il capitale sociale è considerato un fattore abilitante di azione collettiva e cooperazione, che porta a risultati positivi, come la crescita economica, le politiche governative, il rispetto dell’ambiente. Tutto questo si traduce per l’azienda in una diminuzione dei costi e in una migliore allocazione delle risorse.

Buone pratiche di capitale sociale in Italia

I benefici riscontrati dalle ricerche non si limitano ai periodi di crisi, ma con minore intensità perdurano anche in quelli più stabili e di crescita.

Come accennato sopra, in Italia aumenta tendenzialmente l’impiego di politiche di RSI anche tra le piccole e le medie imprese.

Ne sono un buon esempio i contratti di rete, con cui le imprese sviluppano capitale sociale.

Come si legge su Percorsi di Secondo Welfare:

Le reti di imprese costituiscono una strategia diffusa e sollecitata tra le pmi per diventare più competitive e più innovative e la crisi economica ne ha incentivato il ricorso da parte delle aziende e l’incentivazione da parte delle istituzioni.

Affinchè le reti d’imprese siano efficaci sono necessarie 3 condizioni di partenza:

  • la spinta da parte delle istituzioni regionali e delle associazioni imprenditoriali;
  • le aggregazioni tra le imprese con una certa dotazione iniziale di capitale sociale (cioè di fiducia);
  • l’adeguatezza dei modelli organizzativi di rete.

Quando queste 3 condizioni sono soddisfatte, le reti d’imprese sono in grado di massimizzare i risultati, abbattendo costi e costruendo una buona reputazione sui territori.

Altre risorse su questo argomento sono reperibili sul database

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