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Eventi

Rassegna stampa convegno #disabilitymgt2016



Al primo convegno nazionale sul disability management, tenutosi presso il politecnico di Milano lo scorso 25 novembre, sono stati dedicati diversi articoli.
Di seguito la rassegna di quelli pubblicati finora.

Faiella M. G. (2017). Lavoratori disabili: da “obbligo” a risorsa, ma sono pagati meno. Il Corriere della Sera.

Malafarina A. G. (2017). Disability management non per polli da spennare. inVisibili Corriere

Pantrini P. (2016). Disability Management: processi culturali e organizzativi per garantire l’inclusione lavorativa. Percorsi di Secondo Welfare

Pantrini P. (2016). Valorizzare la diversità per incrementare la produttività. Percorsi di Secondo Welfare

Pantrini P. (2016). Disability management: una sfida per l’Italia. Percorsi di secondo Welfare

Eventi

Primo bilancio del convegno #disabilitymgt2016



Il 25 novembre scorso si è tenuto, presso il Politecnico di Milano, il primo convegno nazionale sul Disability Management, dal titolo Disability Management: Buone Pratiche e Prospettive Future in Italia.

In un aula affollatissima, rappresentanti delle istituzioni, studiosi e imprenditori si sono confrontati sulle pratiche di inclusione lavorativa all’interno delle organizzazioni.

Di seguito gli aspetti salienti della giornata

Partecipanti

Il grafico seguente mostra la composizione del pubblico del convegno. Come si può notare, il 30% è costituito da imprese, mentre si posizionano in seconda e terza posizione le associazioni e le fondazioni, le università e i centri di ricerca, e il terzo settore.

grafico a torta partecipanti DM 2016

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Disability Management: l’innovazione delle aziende italiane passa per una cultura inclusiva



Dare una definizione univoca di Disability Management è piuttosto complesso, come dimostrano gli studi e l’esperienza a livello internazionale sul tema, che spazia dai piani di disability management all’interno delle organizzazioni, ai servizi di Disability Case Management, offerti per esempio da strutture ospedaliere o da enti pubblici, che hanno lo scopo di aiutare le persone con disabilità a diventare più indipendenti e attive nella vita della comunità. I Case Manager stabiliscono un rapporto positivo di collaborazione con la persona e la loro rete di sostegno, come i familiari, e assistono la persona nell’identificare, contattare e organizzare i supporti di cui hanno bisogno per affrontare i problemi e raggiungere i loro obiettivi.

In ambito lavorativo si ricorre alla denominazione “Workplace Disability Management” (letteralmente gestione della disabilità sul luogo di lavoro), che riguarda tutti i casi di disabilità: da quelli congeniti o comunque presenti al momento dell’assunzione, a quelli di disabilità acquisita durante il periodo lavorativo, sia che questa sia acquisita nel contesto lavorativo, sia che sia estranea (per esempio incidenti stradali o malattie cronico-degenerative).
In quest’accezione, il Disability Management si configura come una strategia proattiva nell’identificare e risolvere tutti i fattori che impediscono alle persone, con qualsiasi tipo di disabilità, di accedere al lavoro (Geisen e Harder, 2011).

Al suo interno è possibile distinguere un aproccio più restrittivo, di matrice statunitense, secondo cui il Disability Management coincide con il Return To Work (RTW, in italiano rientro al lavoro) che, come suggerisce la parola stessa, è limitata ai casi di persone che presentano una disabilità quando stanno già lavorando.

Quadro di riferimento

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Disability Management: buone pratiche e prospettive future in Italia



C’è tempo fino al 24 ottobre per rispondere alla call for paper, per presentare un poster al primo convegno nazionale sul Disability Management, che si terrà a Milano il prossimo 25 novembre.
L’evento dal titolo “Disability management: buone pratiche e prospettive future in Italia”, ha come finalità quella di creare un momento informativo e formativo (di confronto, riflessione e dibattito) sul disability management, un tema ancora poco conosciuto in Italia – rispetto ad altri Paesi-, che possa stimolare nuove iniziative di qualità e creare le condizioni per l’impiego efficace delle persone con disabilità all’interno delle organizzazioni.
Tra i relatori: studiosi di fama nazionale e internazionale, esperti, manager di grandi aziende e operatori del terzo settore.

La call for paper, il form di registrazione per ricevere la newsletter e tutte le informazioni sono disponibili qui

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Pitch: come vendere al meglio il proprio brand



Nel mondo degli startupper/imprenditori/innovatori sono sempre più di tendenza iniziative come Pitch&drink,
un evento di networking nato in Brianza nel 2013 e diffuso ormai in tutta Italia.
Consiste nella presentazione della propria idea di business da parte di aspiranti imprenditori, davanti a un pubblico di appassionati e a un panel di mentor, al fine di ottenere importanti feedback, all’interno di un contesto molto informale come l’aperitivo.
In questo caso il pitch dura 6 minuti, ma la sua durata può essere più lunga o anche molto più breve (da qui il nome di elevator pitch).

Quali competenze sono necessarie per tenere un pitch nel modo migliore?

Idealmente si suppone che le persone siano in grado di presentare in modo conciso la propria idea professionale, in modo tale da colpire e eccitare chi ascolta che, in seguito, si manterrà in contatto con chi ha tenuto il pitch, con l’obiettivo di coltivare interessi comuni. Però, nella maggiorparte dei casi, chi tiene un pitch non raggiunge tali obiettivi e questo è un danno, in quanto il pitch costituisce la modalità principale per fare rete e promuovere il proprio brand.

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