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Garanzia Giovani: a che punto siamo?



Youth Guarantee è la nuova strategia dell’UE, che ha l’obiettivo di affrontare la disoccupazione dei circa 7,5 milioni di giovani NEET (not Employed, not in Education or Training) di età compresa tra i 18 e i 29 anni, assicurando per ognuno di loro, entro 4 mesi dalla conclusione degli studi o dalla scadenza di un contratto di lavoro, la possibilità di iniziare un percorso formativo, un apprendistato o un nuovo lavoro in linea con le esigenze personali.

In Italia il Programma Garanzia Giovani (GG) riguarda circa 1,7 milioni di giovani. Ma a un anno dall’avvio il bilancio non sembra rispondere alle aspettative.
Secondo i dati forniti dal MIUR
ad aver effettuato l’iscrizione sui vari portali, come richiesto dal programma, sono stati circa 450 mila ragazzi, di cui circa la metà risulta presa in carico dai servizi per l’impiego.
Di questi solo 10 mila hanno trovato effettivamente un posto di lavoro, circa 1.500 nel Sud.

I limiti e i problemi del programma vanno ricercati, come evidenziato in questo articolo di SecondoWelfare,
inbuona parte, nelle stesse caratteristiche strutturali del sistema lavorativo e formativo italiano:

  • le carenze dei servizi per l’impiego;
  • le difficoltà oggettive di alcuni settori e aree produttivi;
  • le politiche attive del lavoro demandate esclusivamente alle regioni.

Era abbastanza prevedibile che i centri per l’impiego, i cui problemi sono noti da tempo, non sarebbero stati in grado di rispondere nei tempi e nei modi adeguati a una tale domanda, e neppure di coinvolgere l’intera popolazione dei destinatari della misura (è stato raggiunto appena il 22,8% dei NEETs italiani).
D’altro canto, i posti di lavoro messi a disposizione coprono appena l’11% del fabbisogno. Oltre alle ragioni legate alla crisi produttiva del mercato del lavoro, le altre cause di questo dato riguardano da un lato lo scarso interesse delle imprese ad aderire al programma, dall’altro la scarsa attenzione spesso dimostrata dai servizi per l’impiego ai bisogni reali delle aziende.

La frammentazione dei servizi non consente di inquadrare il problema dell’inserimento lavorativo a un livello più generale e di coordinamento. Con il sistema attuale, ogni Regione pensa per se e si rischia che i bisogni che si soddisfano non siano tanto quelli dei giovani in cerca di lavoro, quanto quelli di stabilizzare personale precario, col rischio che le politiche territoriali alimentino per lo più sistemi assistenziali/clientelari.

Per far fronte ai problemi emersi, il Governo ha varato un piano d’implementazione GG per il 2015che, tra le varie azioni, prevede il miglioramento delle procedure di profilazione e lo stanziamento di un fondo per l’autoimpiego e l’imprenditorialità.

I problemi non riguardano solo l’Italia, come si legge in un recente rapporto della Corte dei Conti europea, che evidenzia come siano ravvisabili rischi potenziali

  • nell’adeguatezza del finanziamento del sistema;
  • nella natura “qualitativamente valida” dell’offerta proposta ai giovani disoccupati;
  • nella modalità con cui la Commissione monitora i risultati del sistema e li comunica.

Infine, un’interessante iniziativa, per ora in via sperimentale, è costituita dal progetto Europatriates.
Nato da un’iniziativa privata, il progetto prevede che i giovani appartenenti a Paesi in cui non sia possibile partecipare al GG per mancanza di posti disponibili, possano svolgere uno stage, un apprendistato o un lavoro presso imprese di altri Paesi, in cui la richiesta di personale sia compatibile con le caratteristiche del candidato.
I 2 principali rischi, come sottolineato da molti, sono che:

  • questo si trasformi in un ulteriore acquisizione di capitale umano da parte dei Paesi più avanzati a scapito di quelli più in crisi;
  • le assunzioni riguarderanno solo chi ha una certa propensione alla mobilità o ha già in mente di spostarsi e non chi è maggiormente a rischio di emarginazione dal mercato del lavoro.

Certo alcune caratteristiche di Europatriates appaiono decisamente innovative:

  1. la diagnosi dei talenti, cioè un piano di sviluppo personale per i giovani coinvolti, che sia capace di valutare in modo adeguato le potenzialità dei soggetti sulla base non solo delle esperienze lavorative pregresse, ma anche delle loro attitudini;
  2. lo strumento per finanziare gli apprendistati, tramite l’apertura di un fondo presso la Banca europea degli investimenti;
  3. il “radar dell’occupazione” che incroci il risultato della diagnosi dei talenti (l’offerta di lavoro), coi bisogni del tessuto imprenditoriale (la domanda) sia nell’area di provenienza del giovane, che in altre regioni all’estero disposte ad ospitare i candidati;
  4. gli incentivi all’assunzione di chi termina il programma, tramite prestiti ad hoc alle PMI, quando non dispongano delle risorse necessarie per aprire nuove posizioni;
  5. la struttura di supporto per il programma, centralizzata ma capace di mettere in rete le esigenze occupazionali locali, e di accompagnare i giovani lungo i piani di sviluppo personali.

Più che uno strumento sostitutivo, Europatriates potrebbe essere complementare al GG, all’interno del quale – tra l’altro – esiste già un supporto per la mobilità, ma i posti disponibili, al momento, sono meno dell’1% del totale.

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