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Selezionati

Nuovi lavori con la marijuana e il sex tech, ingegnere Google licenziato perchè contrario alle politiche di diversity management



Nella rassegna di oggi proponiamo alcuni articoli su: nuovi lavori grazie alla commercializzazione della marijuana negli USA, allo sviluppo delle-commerce sull’erotismo; il recente licenziamento di un ingegnere di Google, ancora convinto che donne e uomini siano portati per fare attività completamente diverse ha riacceso il dibattito internazionale sugli abusi sessuali nella Silicon Valley e non solo.

M. Robinson (2017). Una professione in crescita: l’“erbarista”, il sommelier della marijuana legale negli Usa. Business Insider

I bar hanno i baristi, i negozi i commessi. I rivenditori di ‘erba’ hanno gli “erbaristi”. Almeno 30.000 cittadini statunitensi lavorano nei negozi autorizzati alla vendita di marijuana, dove una significativa percentuale dei dipendenti è a contatto diretto con il pubblico. Gli erbaristi hanno una conoscenza approfondita del prodotto e possono consigliare il cliente sulla base delle sue preferenze, se ad esempio preferiscano fumare caldo o freddo, oppure cosa prendere per andare un po’ fuori di testa a un party o semplicemente per fare baldoria… davanti alla TV. Con una legalizzazione in generale crescita negli USA, ma per il momento ancora lasciata alla scelta dei singoli stati, questo genere di primo impiego vede una domanda in crescita, come ha riportato il A Weekly lo scorso maggio … Leggi

Recensioni

Essere originali: Come gli anticonformisti cambiano il mondo



Adam Grant è docente di comportamento organizzativo alla Wharton School dell’Università della Pensilvania, e uno dei massimi esperti di psicologia del lavoro. Oltre a Essere originali pubblicato in Italia nel 2016 di cui parliamo in questo post, è autore del best seller Più dai più hai. Un approccio rivoluzionario al successo del 2013.

Originalità

Grant afferma che l’originalità riguarda l’introdurre e il portare avanti un’idea, relativamente insolita all’interno di un determinato contesto e potenzialmente in grado di migliorarlo.

Sulla base di questo, il libro si articola in 3 sezioni.

Selezionati

Qualità del lavoro autonomo e dipendente, nuove startup , mail forse obsoleta



Per la rassegna di oggi abbiamo selezionato alcuni articoli su: qualità della vita e del lavoro in azienda, equo compenso per i liberi professionisti, la nascita di nuove startup e il tema dell’uso della mail (uno strumento che sembra destinato a sparire da ormai molti anni, ma che continua a sopravvivere alle nuove tecnologie).

S. Montegiove (2017). 10 modi per migliorare la qualità della vita (e del lavoro) in azienda. Tech Economy

Negli ultimi 3 anni il 40% dei lavoratori intervistati, secondo uno studio condotto dall’Institut Think pour l’Institut Great Place to Work, sostiene di sentirsi demotivato sul lavoro, con picchi che raggiungono il 70-80% in contesti particolari. Se si considera che la mancanza di motivazione impatta negativamente sulle prestazioni aziendali, vanno sicuramente analizzati i fattori cosiddetti demotivanti, individuati in qualità della vita al lavoro scadente, mancanza di riconoscimento per gli sforzi lavorativi profusi, scarsa capacità di leadership e di capacità relazionali dei vertici aziendali, problemi personali del lavoratore, del capo o dei colleghi, mancanza di promozioni, benefit o scarsità del compenso, incapacità di identificarsi nel sistema organizzativo, cambi di mansione e di orario, modalità di svolgimento del lavoro e ambiente fisico … Leggi

W. Anedda (2017). L’equo compenso è una questione di rispetto della dignità dei liberi professionisti. l’HuffingtonPost

Nelle ultime settimane si è tornati a discutere di equo compenso, ovvero della possibilità per gli iscritti agli Albi di ricevere la giusta attenzione nei confronti dei compensi professionali. Si tratta di un punto nodale, sia per quanto attiene l’aspetto economico, sia per un’effettiva ed efficace tutela della committenza, ma soprattutto per il rispetto della dignità professionale dei liberi professionisti. Un lavoratore dipendente, pubblico o privato, può contare su un contratto collettivo nazionale che indica esattamente qual è la retribuzione minima riconosciuta. Per quale motivo, quindi, un libero professionista non dovrebbe potersi affidare a un corretto compenso per la prestazione che eroga? … Leggi

Imprenditoria

Il report non finanziario: è uno strumento utile?



Per definizione, un report sulla responsabilità sociale d’impresa (CSR report) è uno strumento di comunicazione, che intende fornire informazioni, sia all’interno che all’esterno sull’approccio adottato dall’impresa e sull’attuazione delle politiche di responsabilità sociale.
Inizialmente, il report sociale è stato utilizzato dalle grandi aziende, soprattutto quelle del settore industriale localizzate nell’Europa occidentale.
A cavallo tra gli anni 90′ e 2000 l’attenzione si è tendenzialmente spostata dalla rendicontazione sociale a quella ambientale, in linea con la crescente sensibilità dell’opinione pubblica per i temi ambientali e per la definizione di alcuni concetti come quello di sviluppo sostenibile.
Più di recente, le 2 dimensioni (sociale e ambiental)e sono state fuse nel concetto di report non finanziario, che interessa anche questioni economiche.

Qual è, attualmente, la qualità delle informazioni fornite dai report non finanziari e come vengono sfruttati dalle imprese?

Selezionati

Autocertificazione di malattia del dipendente, trasferimento della sede lavorativa con la legge 104, auto-organizzazione delle imprese



nella rassegna di questa settimana, abbiamo scelto di evidenziare alcuni articoli che discutono su: 1. il disegno di legge in comissione al senato, che prevede l’autocertificazione da parte del dipendente che si assenta per malattia nei primi 3 giorni (proposta che genera molte polemiche); 2. l’uso e l’abuso della legge 104 per ottenere il trasferimento della sede lavorativa, anche se, a ben vedere, i dati riportati non tengono conto di alcuni fattori che spiegherebbero meglio il fenomeno e la sua reale portata; c. le pratiche di autogestione in alcune imprese, che risultano funzionare molto bene, anche da prima della legge sullo smart working.

F. Di Frischia (2017). Il dipendente sta a casa per malattia: autocertificazione nei primi 3 giorni. Corriere della Sera

Un lavoratore che avverta un piccolo malore, comunque passeggero, problemi gastrointestinali, una febbre alta, insonnia o mal di testa, potrà autocertificarsi per i primi tre giorni l’assenza dal lavoro. Così il medico farà solo da «postino», informandone l’Inps e il datore di lavoro, ma non avrà pesanti responsabilità di fronte a un giudice e non potrà essere punito penalmente se il lavoratore avrà dichiarato il falso … Leggi

M. Tiraboschi (2017). Autocertificazione della malattia: quel ritardo culturale che pesa su lavoratori e imprese. Bollettino Adapt.

Se fossimo un Paese normale la proposta contenuta nel disegno di legge di iniziativa del senatore Maurizio Romani, di consentire l’autocertificazione per i primi tre giorni di assenza dal lavoro per malattia, non susciterebbe nessuno stupore. Una proposta, è bene precisare, che allo stato è circoscritta al solo lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche ma che, in caso di approvazione, potrebbe poi essere rapidamente estesa anche al settore privato … Leggi

Imprenditoria

Le Diversity charter in Europa: uno strumento utile?



Dall’inizio degli anni 2000, con le direttive UE 43/2000 e 78/2000, l’UE ha incentivato e favorito l’adozione delle carte per la diversità all’interno delle imprese, con l’obiettivo di fornire uno strumento concreto per gestire le risorse umane in una prospettiva di sviluppo, in base alle competenze, all’esperienza, al potenziale professionale delle singole persone.
L’UE finanzia tuttora progetti che promuovano la diversità nei settori pubblico e privato, a supporto della diffusione delle diversity charter.

La carta è un breve documento a carattere nazionale, firmato volontariamente da alcune imprese, che si contraddistinguono per l’impegno nella promozione della diversità e uguali opportunità nel luogo di lavoro, indipendentemente da alcune caratteristiche, quali l’età, la disabilità, il genere, l’etnia, la religione o l’orientamento sessuale.

Selezionati

Discriminazioni nel mondo imprenditoriale, benessere organizzativo, ICT



Tra gli ultimi articoli inseriti nel database
2 casi di discriminazione sulle donne nel mondo imprenditoriale, una proposta per la ripresa dopo la crisi facendo leva sulla cura delle persone e dell’ambiente, alcune news sulle ultime tecnologie e i modelli di business delle piattaforme per l’erogazione di servizi.

L. Maci (2017). Uber, Travis Kalanick si dimette: tutti i motivi di un’uscita annunciata. Economy Up

Travis Kalanick si è dimesso oggi martedì 21 giugno da amministratore delegato di Uber. Il co-fondatore della società californiana che ha lanciato un’app per chiamare una vettura con conducente da smartphone aveva annunciato il 13 giugno che si sarebbe preso un periodo di aspettativa dopo gli ultimi sei mesi caratterizzati da problemi e scandali. Secondo il New York Times, che ha riportato per primo la notizia, sarebbe stato convinto a lasciare dalle crescenti pressioni di cinque investitori di Uber – Benchmark, First Round Capital, Lowercase Capital, Menlo Ventures e Fidelity Investments – che detengono oltre un quarto delle partecipazioni della società e che complessivamente hanno diritto di voto pari al 40%. Gli investitori hanno chiesto le immediate dimissioni di Kalanick con una lettera consegnatagli ieri … Leggi

B. Laughlin (2017(. A Better Path to Decency: Will tech lead the way? Medium

Harassment is in the news again: a Presidential candidate, a famous comedian, and an untouchable news anchor. It’s rampant and we in the tech industry are just as guilty of letting it happen. Gender bias in hiring. Racial discrimination in funding. Coworker micro-aggressions in billion dollar startups. We are agile and adaptable, so how come we still tolerate harassment quietly? … Leggi

S. Levin (2017). Tech investor admits sexually harassing female entrepreneurs in Silicon Valley. The Guardian

Justin Caldbeck (a prominent venture capitalist) announced on Friday that he would be taking an indefinite leave of absence from Binary Capital, the firm he co-founded, following the claims of six women who accused the 40-year-old of making unwanted advances, often in the context of potential business deals. “The power dynamic that exists in venture capital is despicably unfair,” he said in his statement. “The gap of influence between male venture capitalists and female entrepreneurs is frightening and I hate that my behavior played a role in perpetrating a gender-hostile environment.” … Leggi

F. Perillo (2017). La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni. BenEssere Organizzativo

Potere, cultura, lavoro: dalle macerie della guerra Adriano Olivetti estrasse questa triade di fattori che avrebbe trasformato una modesta fabbrica di macchine da scrivere in una fabbrica di prodotti, di idee e di futuro, che un giorno sarebbe giunta a impiegare oltre 30mila persone. Davanti all’incerta soglia di uscita dalla più vasta crisi economica del nostro tempo, ci sarebbe da chiedersi se è cambiato qualcosa nel modo di fare impresa, di stare sul mercato, di organizzare il lavoro: in altri termini se sia servita la dura lezione della finanziarizzazione dell’economia e della logica con la quale solo la cassa a breve termine misura i risultati, oppure stiamo rientrando tutti nei vecchi panni e negli schemi di sempre … Leggi

O. Cann (2017). These are the top 10 emerging technologies of 2017. World Economic Forum

“New technologies are redefining industries, blurring traditional boundaries and creating new opportunities on a scale never seen before. Public and private institutions must develop the correct policies, protocols and collaborations to allow such innovation to build a better future, while avoiding the risks that unchecked technological change could pose,” said Murat Sönmez, Head of the Center for the Fourth Industrial Revolution and Member of the Managing Board of the World Economic Forum … Leggi

P. Venturi, F. Zandonai (2017). La via stretta dell’efficienza. Percorsi di Secondo Welfare

Nel dibattito sempre più acceso sulla socialità delle piattaforme l’efficienza è il convitato di pietra. Il dato bruto col quale è necessario fare i conti per poter poi disquisire di questioni più raffinate come assetti di governance e modelli di gestione ispirati a principi di condivisione e cooperazione “autentici”. Il capitalismo delle piattaforme estrae valore (economico e di conoscenza) per concentrarlo nelle mani di pochi ed è pervasivo nel monopolizzare le culture d’uso e gli stili di vita. Tutto vero, ma c’è un problema: è dannatamente efficiente nella prestazione, in particolare nel fare incontrare domanda e offerta, come ci ricorda il premio nobel Alvin Roth nel suo ultimo libro intitolato, non a caso, matchmaking … Leggi

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Imprenditoria

L’impresa irresponsabile e l’impresa responsabile: pratiche a confronto



Nel 2005 usciva il libro L’impresa irresponsabile del sociologo Luciano Gallino, che in termini molto semplici, comprensibilissimi anche per i non addetti ai lavori, ripercorreva l’evoluzione delle società per azioni nell’era moderna, spiegando come si fosse potuti giungere ai grandi scandali, quali il crac Enron negli USA e quello Parmalat in Italia.

Scriveva il prof. Gallino:

Si definisce irresponsabile un’impresa che al di là degli elementari obblighi di legge suppone di non dover rispondere ad alcuna autorità pubblica e privata, né all’opinione pubblica, in merito alle conseguenze in campo economico, sociale e ambientale delle sue attività. Tra queste vanno considerate: le strategie industriali e finanziarie; le condizioni di lavoro offerte ai dipendenti nel paese e all’estero; le politiche dell’occupazione; il rapporto dei prodotti e dei processi produttivi con l’ambiente; l’impiego dei fondi che le sono stati affidati dai risparmiatori in forma di azioni o obbligazioni; la redazione dei bilanci; la qualità conferita ai prodotti; i rapporti con le comunità in cui opera; le localizzazioni o delocalizzazioni delle attività produttive; il comportamento fiscale. Inutile precisare che su questo metro esistono molte imprese che non si possono definire irresponsabili, né quelle qualificabili come tali lo sono tutte riguardo alle medesime attività o in uguale misura e durata.

Difficoltà di attuazione

Selezionati

Oltre il diversity management, smart working, welfare



Di seguito alcuni tra i più recenti paper che arricchiscono il database

A. Lazazzara (2017). Diversity Management: oltre la formazione, verso l’integrazione con i sistemi HR e la strategia di business.
BTLab

La domanda volutamente provocatoria “Formare al diversity management o superare il diversity management?” da cui ha preso avvio questo learning talk ha suscitato molte reazioni tra gli esperti che vi hanno preso parte ed ha portato verso una tesi conclusiva. Siamo cioè giunti a quel momento cruciale di non ritorno nello sviluppo e diffusione di una pratica – in questo caso il diversity management (DM) – tale per cui il non fare è più rischioso del fare (e, magari, sbagliare). Sono oramai lontani i tempi pionieristici in cui le aziende più lungimiranti si lanciavano in sperimentazioni isolate per valorizzare gli aspetti di diversità individuale, e il corpus di conoscenze teoriche e pratiche sul tema è oramai in fase di consolidamento … Leggi

L. Pogliana (2017). Lavoratori ‘protetti’: le buone aziende non aspettano le buone leggi. Leadership & Management Magazine

In questo momento c’è molta attenzione sulle nuove norme entrate in vigore per le ‘categorie protette’ (numero di assunzioni obbligatorie, interventi formativi preliminari…). Limitiamoci a dire che se una legge forza pregiudizi e barriere culturali è un passo positivo e necessario, perché va contrastata una cultura arretrata: molte aziende, per esempio, cercano di non superare il numero di dipendenti che obbliga a un’assunzione ‘protetta’, oppure queste persone sono utilizzate solo per lavori non qualificati … Leggi

Imprenditoria

Responsabilità sociale d’impresa: conviene alle società di piccole dimensioni?



Con il DECRETO LEGISLATIVO 30 dicembre 2016, n. 254, l’Italia ha recepito la direttiva europea 95/2014 secondo cui le imprese con almeno 500 dipendenti hanno l’obbligo di comunicare informazioni di carattere non finanziario e informazioni sulla diversità.

Più in dettaglio, il decreto prevede l’obbligo di inserire nella relazione sulla gestione una dichiarazione di carattere non finanziario contenente informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione. Tale dichiarazione deve riportare, tra l’altro, una breve descrizione del modello aziendale dell’impresa, delle politiche applicate dall’impresa su questi aspetti, il risultato di tali politiche, i principali rischi connessi a tali aspetti, gli indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario connessi all’attività specifica dell’impresa.

Nonostante alcune grandi società (multinazionali e non) abbiano da anni inserito la responsabilità sociale (RSI) come strategia aziendale, per la maggior parte delle imprese si tratta di una novità assoluta e in molti ritengono che questo apporterà delle modifiche anche a livello di imprese di piccole dimensioni.

La RSI nelle piccole imprese

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