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Selezionati

Imprenditorialità e creatività



Nella rassegna di oggi alcuni recenti approfondimenti su Imprenditorialità e Creatività, due caratteristiche spesso legate tra loro, sia nei contesti formativi che nelle imprese.

B. Bellò, V. Mattana, M. Loi (2017). The Power of Peers: A New Look at the Impact of Creativity, Social Context and Self-Efficacy on Entrepreneurial Intentions. International Journal of Entrepreneurial Behavior & Research

Although the role of creativity in the entrepreneurial process has long been analysed, only recently scholars have begun addressing its influence on entrepreneurial intentions, showing that complex dynamics characterise this relationship. The purpose of this paper is to understand the surrounding mechanisms (moderation and mediation) that connect creativity to entrepreneurial intentions, with a focus on social context and entrepreneurial self-efficacy … Leggi

F. Fornasieri (2017). Educare alla creatività per affrontare le sfide della grande trasformazione del lavoro. Bollettino Adapt

Imprenditoria

Gruppi di lavoro diversificati (diverse team): come renderli efficaci



Il gruppo di lavoro è da decenni oggetto di particolare attenzione sia da parte di ricercatori che di manager che ne devono garantire l’efficacia all’interno delle organizzazioni.
Negli ultimi tempi ha acquistato un peso rilevante il tema della diversità, cioè capire se e perchè un team costituito da uomini e donne, da persone con background diversi (percorsi di studio e di lavoro, età, orientamento sessuale, etnia o religione) rendano meglio rispetto a quelli costituiti da persone con caratteristiche omogenee.
E’ infatti noto che, da un punto di vista psicologico, lavorare con persone uguali a noi (per esempio stesso titolo di studio, età, genere) risulti in generale più semplice e immediato rispetto a una collaborazione con qualcuno con cui non abbiamo niente in comune. Inoltre, questo abbassa notevolmente il rischio di conflitti.

Però, studi recenti hanno evidenziato che:

  • durante un periodo di osservazione di 2 anni, le aziende con più donne avevano maggiori probabilità di introdurre innovazioni radicali sul mercato;
  • le imprese con leader culturalmente diversi avevano maggiori probabilità di sviluppare nuovi prodotti rispetto a quelli con una leadership omogenea.
Selezionati

Guida allo smart working, terzo rapporto sul secondo welfare, lavoratori over 50, startup a conduzione femminile



Nella rassegna di oggi, alcuni recenti articoli su: adempimenti normativi per le imprese che adottano lo smart working, il terzo rapporto sul Secondo Welfare in Italia, la visione e gli atteggiamenti verso i lavoratori over 50, le startup costituite in prevalenza da donne e la valorizzazione del capitale umano tramite un iniziativa di responsabilità sociale d’impresa.

M. Menegotto (2017). Lavoro agile e comunicazioni obbligatorie. Bollettino Adapt

La Legge n. 81 del 2017 nell’introdurre per la prima volta nell’ordinamento italiano una regolamentazione in materia di lavoro agile, ha sottoposto (all’art. 23 co. 1) gli accordi individuali per l’introduzione di tale modalità di esecuzione della prestazione lavorativa al regime delle comunicazioni obbligatorie di cui all’art. 9-bis del Decreto Legge n. 510 del 1996. Il riferimento è dunque alle comunicazioni obbligatorie in caso di assunzione, cessazione, trasformazione dei rapporti di lavoro, il cui inadempimento o ritardo comporta l’applicazione di determinate sanzioni amministrative pecuniarie … Leggi

R. Silenti (2017). Smart Working: Tutto quello che ti serve per adottare lo Smart Working (e non fallire). Leadership & Management

Lo Smart Working non è soltanto infrastruttura tecnologica, ma anche e soprattutto un nuovo modello organizzativo, necessario ed indispensabile per il futuro di ogni impresa. Smart Working significa lavorare in maniera intelligente, snellendo e ottimizzando i processi di lavoro, concedendo autonomia di tempo e di spazio a un lavoratore responsabile e più libero, attraverso la fiducia, la flessibilità, la collaborazione, il coinvolgimento, il dialogo con la tecnologia … Leggi

Imprenditoria

Whistleblowing: dopo la legge cambiamo la cultura!



Mercoledì 15 novembre è stata approvata in parlamento la legge sul whistleblowing
Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato, che prevede la tutela per i dipendenti che denunciano reati o irregolarità nelle imprese in cui lavorano (pubbliche private o partecipate), sia dell’identità quando l’indagine è in corso sia da eventuali ritorsioni, mobbing o licenziamenti.

La casistica delle irregolarità è piuttosto ampia, come abbiamo modo di verificare spesso sui media: si va dai casi di corruzione (tangenti, uso di fondi aziendali per scopi personali), alla spinta ai dipendenti bancari affinchè convincano i clienti a investire su titoli tossici, passando per la manomissione dei software che rilevano le emissioni inquinanti e una serie di comportamenti più lievi ma comunque illeciti.

Cosa cambierà con la legge? e, soprattutto, è sufficiente una legge per inibire comportamenti illeciti sul posto di lavoro?

Per scoprirlo, andiamo un po’ a vedere cosa succede nei Paesi che sono più avanti dell’Italia, come Regno Unito e USA, dove è addirittura previsto un compenso per i whistleblower.

Ostacoli alle denunce

Come sottolineano diversi studi apparsi su Harvard Business Review, per esempio Mayer (2016) e Rajgopal (2017), chi denuncia irregolarità nell’organizzazione in cui lavora, spesso subisce punizioni o ritorsioni, non solo nella società di appartenenza, ma anche quando tenta di trovare un impiego da un’altra parte.

Inoltre, si sa poco o nulla su come le aziende rispondono internamente alle denunce, perchè sono abbastanza restie a comunicare all’esterno le modalità specifiche con cui avviano le indagini, dopo la segnalazione di un loro dipendente.

Infine, molti manager lamentano il fatto che la maggior parte delle segnalazioni siano solo sciocchezze. Respingere queste preoccupazioni, però, è un errore, perchè i dipendenti sono, in realtà, spesso in grado di cogliere un singolo frammento di un problema ben più grande e diffuso.
Questa tendenza del management a ignorare singole denunce rafforza una cultura del silenzio, in quanto i dipendenti si sentono in dovere di presentare casi di illeciti solo quando hanno delle prove verificabili. Il che, alla fine, si traduce in un numero inferiore di segnalazioni.

Imprenditoria

Quali effetti ha la responsabilità sociale sui rischi della reputazione aziendale?



Tra un’impresa che si prende cura dei propri dipendenti, acquista solo da fornitori responsabili e incoraggia i propri manager a comportarsi in modo eticamente corretto e un’altra, nota per il rilascio di inquinanti tossici, la chiusura periodica degli stabilimenti e il licenziamento frequente dei dipendenti, qual è la più esposta al rischio reputazionale?
La risposta non è scontata.

Da un’indagine pubblicata su CR Magazine condotta a livello globale su 4000 aziende, è emerso che il rischio reputazionale è maggiore per le imprese che divulgano le iniziative di RSI mentre non presenta alcuna correlazione o risulta molto bassa, tra le imprese che hanno rivelato pochi dati di se stesse.

Rischi reputazionali

Nello specifico, sono maggiormente esposte ai rischi reputazionali quelle imprese che hanno più fonti per il rating di sostenibilità (per esempio sono oggetto di attenzione da parte degli analisti di investimenti responsabili, vengono monitorate da numerose ONG o da siti che si occupano di certificazione o richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica.

Selezionati

Formazione Tecnica Superiore, Riforma del terzo settore, Welfare, diversity management



Nella rassegna di oggi, alcuni articoli su: i risultati ottenuti con la formazione professionale negli Istituti Tecnici Superiori (ITS) ancora poco diffusi in Italia, la nuova normativa sul terzo settore, con un approfondimento sull’impresa sociale, buone pratiche di welfare aziendale e il divario di genere ai vertici delle organizzazioni.

F. Pastore (2017). Alla quarta rivoluzione industriale serve un diploma Its. La Voce

Gli istituti tecnici superiori (Its), introdotti in Italia con una legge del 2008 sulla falsariga delle università professionali tedesche (le mitiche Fachhochschulen), sono una tessera fondamentale del tipo di formazione necessaria per affrontare la quarta rivoluzione industriale già in atto in molti paesi avanzati. Qualche giorno fa a Pixel, la trasmissione di Rai 3 sulle nuove tecnologie, un docente di ingegneria ha dimostrato che i robot possono ora apprendere dall’osservazione degli esseri umani … Leggi

V. Gugliotta (2017). Il nuovo Codice del Terzo Settore: profili lavoristici. Bollettino Adapt

Il Terzo Settore rappresenta quel “settore che collocandosi tra lo Stato e il mercato, tra la finanza e l’etica, tra l’impresa e la cooperazione, tra l’economia e l’ecologia, (…) dà forma e sostanza ai principi costituzionali della solidarietà e della sussidiarietà e (…) alimenta quei beni relazionali che, soprattutto nei momenti di crisi, sostengono la coesione sociale e contrastano le tendenze verso la frammentazione e disgregazione del senso di appartenenza alla comunità nazionale.” … Leggi

Imprenditoria

Da dove partire per attivare politiche di Responsabilità Sociale d’Impresa?



Quando si parla di Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) si corre il rischio di trattare sempre degli stessi temi, in maniera un po’ superficiale, mettendo per esempio l’accento sui grandi vantaggi per le imprese. Esistono però una serie di problemi spesso sottovalutati o per niente affrontati.
Seguendo il discorso di Cooms e Holladay nel loro libro Managing Corporate Social Responsibility. A communication approach pubblicato da Wiley nel 2011, evidenziamo alcuni problemi e vediamo da dove può partire un imprenditore o un manager che voglia introdurre politiche socialmente responsabili nella sua organizzazione.

Come detto in post precedenti, la RSI riguarda non solo o non tanto l’impresa, ma anche i suoi stakeholder, che dovrebbero adottare un atteggiamento di scetticismo legato a una dose moderata di ottimismo, nel considerare qualità positive e negative della RSI.

Selezionati

Nobel all’economia comportamentale, leadership 4.0, rapporto OCSE su lavoro dei giovani



Nella rassegna di oggi trattiamo alcuni tra i temi più recenti di cui si è discusso e si discute su riviste e social: il Nobel per gli studi che vedono collaborare psicologia ed economia, l’ultimo rapporto OCSE sulla condizione occupazionali dei giovani, la leadership al tempo 4.0 e molto altro

N. Gennaioli (2017). Richard Thaler, uno “psicologo” per l’economia. La Voce

La ricerca economica tradizionale ha sviluppato potenti analisi delle scelte individuali e dei mercati partendo dall’assunto che gli individui sono razionali ed egoisti. La definizione di razionalità non è senza controversie, ma nell’accezione comune vede l’uomo come un ottimizzatore perfetto, mai influenzato da emozioni. Usando teoria e dati, Richard Thaler ha dimostrato che l’aderenza acritica a questa rappresentazione è in molti casi fuorviante … Leggi

HuffPost (2017). Squilibri d’Italia nel Rapporto Ocse. Divari fra studenti, al Sud un anno indietro. E i laureati sono pochi, impreparati e demansionati. L’HuffingtonPost

Imprenditoria

3 Aspetti del Diversity Management che non vanno bene



Negli ultimi 10 anni, l’attenzione al tema del diversity management è andata crescendo. Attualmente si registrano numerose iniziative di comunicazione e sensibilizzazione, soprattutto da parte di grandi aziende, che per prime hanno inserito la valorizzazione delle diversità tra le loro priorità.
Non mancano, come abbiamo già sottolineato in post precedenti, alcune criticità sull’impiego di queste pratiche, tra cui l’uso della formazione come fenomeno di tendenza o l’uso scorretto del diversity management per nascondere comportamenti socialmente “irresponsabili”.

In questo post focalizziamo l’attenzione su alcuni effetti negativi che possono avere le pratiche di diversity management, quando applicate seguendo la “linea di pensiero” dominante, cioè

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Diversity management, nuove tecnologie, economia sociale e lavoro



Nella rassegna di oggi, i temi del diversity management (con un focus sulle donne ai livelli apicali e in settori tendenzialmente maschili), della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, del rapporto tra nuove tecnologie e perdita di posti di lavoro, dell’economia sociale.

E. Maglia (2017). Welfare e Utilities: il quarto rapporto di Utilitalia sulla managerialità femminile. Percorsi di Secondo Welfare

Utilitalia è la Federazione che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas, rappresentandole presso le Istituzioni nazionali ed europee. Dal 2011, il Gruppo di Lavoro “managerialità femminile” monitora la presenza, i ruoli e le competenze delle donne in azienda e gli strumenti organizzativi messi in atto per agevolarne l’empowerment e la carriera … Leggi

A. Sparaciari (2017). L’invito di Mazzoncini (Fs): “Ragazze iscrivetevi all’Itis o a Ingegneria. Le Ferrovie vi cercano”. Business Insider

“Ragazze iscrivetevi all’Itis e a ingegneria, perché le Ferrovie dello Stato Italiane hanno bisogno di voi!”. È l’invito che Renato Mazzoncini, ad e direttore generale del gruppo Fs, rivolge alle studentesse italiane. «Nel 2016 abbiamo assunto 2.300 persone, a settembre 2017 abbiamo già raggiunto i numeri del 2016 e chiuderemo l’anno con un numero maggiore. Di queste il 70% viene da istituti tecnici. Abbiamo assoluta necessità di diplomati provenienti dagli Itis che danno un’ottima preparazione», dice Mazzoncini a Business Insider, spiegando cosa cercano Fs nei nuovi assunti … Leggi

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