Il reverse mentoring nelle organizzazioni



Il mentoring è un processo nel quale è previsto che sia la persona più giovane ad apprendere quanto richiesto nelle pratiche lavorative e, più in generale, della cultura organizzativa da quella più anziana.
Il reverse mentoring, al contrario, riguarda l’abbinamento tra un dipendente più giovane, in qualità di mentore, e un collega più anziano definito come il mentee, in cui il primo condivide le competenze con il secondo.
Non dipende necessariamente dall’età dei lavoratori, ma ha risultati migliori quando viene riconosciuta l’importanza di condividere le conoscenze possedute da un lavoratore giovane o entrato da poco nell’organizzazione.

La sua concettualizzazione si deve a Jack Walsh, ex CEO di General Electric, che nel 1999 ha formalmente introdotto il reverse mentoring quale pratica di socializzazione organizzativa, imponendola ai suoi manager.
Tra le grandi imprese che, nel corso del tempo, hanno adottato il reverse mentoring ci sono, oltre a General Motors, Unilever, Deloitte & Touche, Procter & Gamble.

Il contesto lavorativo

Il successo del reverse mentoring è dovuto, in larga misura, ai cambiamenti che hanno interessato il mondo del lavoro negli ultimi anni.

I più rilevanti sono le sfide competitive e l’innalzammento dell’età pensionabile, che ha avuto come conseguenza la convivenza, all’interno dei luoghi di lavoro, di generazioni molto diverse tra loro.
Tra queste, quella dei boomers – nati tra il 1946 e il 1964 – e quella dei millennials – nati tra il 1979 e il 1994 -, ormai in larga misura entrati nel mondo del lavoro, sono le due generazioni che coprono la percentuale più elevata di lavoratori e che presentano differenze sostanziali nei valori, negli atteggiamenti verso le tecnologie, negli stili di vita, ecc..

La composizione multigenerazionale della forza lavoro implica, necessariamente, risultati diversi per lavoratori appartenenti a segmenti demografici differenti.
E’ chiaro che una forza lavoro eterogenea avrà, al suo interno, esigenze diverse, che vanno tenute in considerazione nella fase di progettazione e in quella di sviluppo dei programmi.
Se, infatti, il programma di reverse mentoring non dovesse rispondere alle esigenze dei diversi segmenti interessati, si potrebbe avere, come conseguenza, la perdita delle risorse investite.

Vantaggi del reverse mentoring

In un recente articolo apparso su Richtopia, viene sottolineato come l’adozione del reverse mentoring abbia diversi vantaggi:

  • per i leader giovani o emergenti, che hanno la possibilità di mettere in pratica le loro capacità di leadership in un ambiente sicuro. Questi, infatti, imparano a assumersi la responsabilità di un progetto o di una persona, guidandola nel processo di apprendimento; a capire il motivo per cui la persona anziana
    può vedere il lavoro secondo una prospettiva a lungo termine , piuttosto che cercare nuove opportunità altrove;
  • per i leader più anziani, che possono sviluppare nuove competenze e conoscenze , e imparare a usare nuovi strumenti e tecnologie. Sono, inoltre, esposti ai nuovi modi di concepire il lavoro, la vita e il futuro;
  • per le organizzazioni in quanto la diversità generazionale diventa gradualmente parte di una cultura organizzativa inclusiva. Il flusso di competenze e abilità riguarda tutte le età e abbatte le barriere, mentre il talento viene riconosciuto, indipendentemente dall’età o dal genere di chi lo possiede.

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