Impresa sociale: cos’è e cosa fa



In Europa le imprese sociali rappresentano 11 milioni di posti di lavoro e, soprattutto negli ultimi anni, sono al centro di nuove politiche per lo sviluppo economico e sociale sia a livello europeo, sia nazionale che locale.
Secondo la definizione della Commissione UE: le imprese sociali perseguono obiettivi di sviluppo sociale, etico o ambientale, devono mantenere i propri conti in pareggio e realizzare utili sufficienti per poter investire nel futuro. In linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020, contribuiscono alla crescita intelligente (rispondendo con l’innovazione sociale a bisogni non ancora soddisfatti), sostenibile (grazie al fatto di tener conto del proprio impatto ambientale e di avere una visione a lungo termine), e inclusiva (creando occupazione sostenibile per le persone a rischio di emarginazione sociale).

A livello nazionale, il quadro sulle imprese sociali viene tracciato nel recente rapporto IRIS Network “Imprese sociali in Italia Identità e sviluppo in un quadro di riforma”.
Due elementi del rapporto ci sembrano particolarmente significativi:

Lo stato dell’arte

Le imprese sociali sono un numero piuttosto esiguo di unità imprenditoriali, circa 770, alle quali vanno aggiunte altre 570 imprese ancora non iscritte nell’apposita sezione del Registro Imprese. Il rapporto evidenzia come, nonostante la lunga fase di start-up, l’impresa sociale ex lege non sembra aver raggiunto quella “massa critica” in termini strutturali, di performance e di visibilità e legittimazione, tali da poter esseredefinita come una forma organizzativa a se stante, in grado di introdurre un nuovo modello di business, accanto a quelli esistenti dell’economia tradizionale e di quella sociale

– Start-up innovative a vocazione sociale

La “politica industriale” a livello nazionale più recente si è concentrata sul sostegno alla nascita e all’accompagnamento di nuove imprese a elevato contenuto di innovazione, ossia le start-up innovative, individuate quale veicolo di innovazione, soprattutto nel campo delle tecnologie dell’informazione e della conoscenza sviluppate e diffuse attraverso il web. All’interno di questa macro categoria è stata evidenziata una tipologia particolare, definita “start-up a vocazione sociale”, in quanto attiva nei settori cui si riferisce la normativa dell’impresa sociale. Le imprese sociali innovative sono solo 59 (pari al 3% del totale) e – secondo quanto si legge nel rapporto – non risulta sempre evidente la loro vocazione sociale, se si prende in esame l’attività svolta. A fronte di questo modesto sviluppo, va considerato che circa il 19% delle oltre 2.500 start-up innovative opera in ambiti particolari, come quello di R&D, che potrebbero dar vita a imprese sociali, oppure a partnership tra profit e nonprofit, improntate all’innovazione tecnologica.

Il potenziale

Il raporto rileva un bacino potenziale, costituito da organizzazioni che presentano caratteristiche operative e orientamenti strategici assimilabili a quelli dell’impresa sociale.
Tale potenziale è particolarmente presente tra le organizzazioni nonprofit diverse dalle cooperative sociali, con particolare riferimento a quelle market oriented (ovvero che ricavano almeno la metà delle risorse economiche da transazioni di mercato). Quest’aspetto denota, anche se in modo limitato, una vocazione imprenditoriale, che riguarda oltre 82mila organizzazioni con 440mila addetti e 1,6 milioni di volontari, che copre settori relativamente nuovi per l’impresa sociale, come cultura, sport e attività ricreative.
Per questo, il nonprofit rappresenta ancora un bacino importante di imprenditorialità, non intercettato nè dalla normativa sull’impresa sociale, nè da quella sulla cooperazione sociale, vincolata soprattutto all’ambito socio-assistenziale, educativo, sanitario e dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Sullo sfondo della più generale riforma del Terzo Settore, attualmente in corso d’opera in Italia, il futuro dell’impresa sociale, seppure dai contorni piuttosto sfumati, sembra promettere abbastanza bene, a patto che sia sul piano legislativo sia su quello degli investimenti saranno compiute scelte adeguate.

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