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Intelligenza emotiva: quanto contano nel lavoro le emozioni?



Il tema della centralità delle emozioni nella nostra vita personale e professionale è tornato, di recente, di grande attualità.
Ne è un esempio, in ambito cinematografico, il bellissimo Inside Out, film del 2015 prodotto da Walt Disney e Pixar, in cui 5 emozioni (Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto) sono protagoniste della vita di una ragazzina di 11 anni.

Ecco un breve estratto del film
Inside Out

Cosa si sa dei meccanismi con cui le emozioni influenzano i nostri comportamenti?

Nella generazione delle nostre reazioni emotive, gioca un ruolo importante una piccola regione del lobo temporale mediale del cervello, denominata Amigdala.

Come si legge sull’enciclopedia Treccani:

Diversi studi clinici hanno dimostrato che le lesioni dell’amigdala producono un quadro caratteristico di alterazioni del comportamento emotivo.

La ricerca sperimentale sul condizionamento, condotta in particolare sulle scimmie, indica che tale regione cerebrale è fondamentale anche per l’apprendimento emotivo. In particolare, è stato stabilito che l’interazione tra amigdala e ippocampo (una piccola regione del cervello situata nel lobo temporale mediale, connessa con i processi di memoria), rende conto dell’influenza reciproca tra valutazione emotiva ed elaborazione cognitiva.

Emozioni e vita lavorativa

Facciamo un passo indietro.
era il 1996 quando uscì in Italia Intelligenza emotiva, il libro (divenuto best seller a livello mondiale) dello psicologo statunitense Daniel Goleman che, partendo da un’analisi molto critica della società americana, individuava nella carenza di intelligenza emotiva una delle cause principali della decadenza in atto, in particolare tra i giovani.
cover intelligenza emotiva Goleman

L’intelligenza emotiva è, secondo Goleman, un particolare tipo di intelligenza legato all’apprendimento e alla regolazione delle emozioni.
Determina, per questo, la nostra potenzialità di apprendere le capacità pratiche basate sui suoi cinque elementi:

  • consapevolezza di sé, ossia la conoscenza dei propri stati interiori – preferenze, risorse e intuizioni;
  • padronanza di sé, cioè la capacità di dominare i propri stati interiori, impulsi e risorse;
  • motivazione, che comprende le tendenze emotive che guidano o facilitano il raggiungimento di obiettivi;
  • empatia, ossia la consapevolezza dei sentimenti, delle esigenze e degli interessi altrui;
  • abilità interpersonali, cioè saper indurre risposte desiderabili negli altri.

In ambito professionale, la competenza emotiva dimostra quanto, di quella potenzialità, siamo riusciti a tradurre in reali capacità pronte per essere messe in atto sul lavoro.
Il semplice fatto di essere dotati di intelligenza emotiva non garantisce che una persona acquisirà le competenze che davvero contano sul lavoro – significa solo che si hanno le potenzialità per apprenderle.

Perchè le competenze emotive sono considerate così importanti?

In conseguenza dei mutamenti nel mercato del lavoro, in particolare quelli legati alla pervasività delle ICT, nelle aziende fanno la loro comparsa capacità nuove,: tra cui quella di funzionare da catalizzatori del cambiamento e di far fruttare la diversità, accanto ad altre meno nuove ma che ridiventano fondamentali, come la capacità di ascoltare, la leadership e la costituzione di gruppi di lavoro.

La competenza emotiva è fondamentale per la leadership, un ruolo che consiste essenzialmente nell’ottenere che gli altri svolgano il proprio lavoro in maniera più efficace. Nei leader, l’inettitudine a livello dei rapporti interpersonali abbassa il livello della prestazione del gruppo: fa perdere tempo, genera astio, erode la motivazione e l’impegno, facendo aumentare l’ostilità e l’apatia.
Per l’azienda, i punti di forza o le debolezze di un leader nella sfera della competenza emotiva possono essere misurati in termini di guadagno o perdita dei talenti dei suoi collaboratori.

Di particolare interesse è l’empatia nella gestione di un team. Riguarda:

  • la comprensione degli altri, intesa come percezione dei loro sentimenti e prospettive, interesse attivo per le loro preoccupazioni;
  • l’assistenza, cioè anticipazione, riconoscimento e soddisfazione delle esigenze del cliente;
  • la promozione dello sviluppo altrui: percezione delle esigenze di sviluppo degli altri e capacità di mettere in risalto e potenziare le loro abilità;
  • lo sfruttamento della diversità, che consiste nel saper coltivare le opportunità offerte da persone di diverso tipo (genere, religione, orientamento sessuale, disabilità, ecc.);
  • la consapevolezza politica, che implica il saper leggere e interpretare le correnti emotive e i rapporti di potere in un gruppo.

In ambito diversity management, con queste competenze è possibile:

  • rispettare le persone con background diverso e sapersi mettere positivamente in relazione con loro (= andare d’accordo);
  • apprezzare il modo di operare unico degli altri all’interno di un team;
  • vedere la differenza come un’opportunità, creando un ambiente in cui persone diverse possono prosperare;
  • comprendere diverse concezioni del mondo ed essere sensibili alle differenze fra un gruppo e un altro;
  • cogliere ogni occasione di lavoro potenzialmente offerta da quest’approccio;
  • abbattere il pregiudizio e l’intolleranza.

Quando i leader delle organizzazioni o i coordinatori di un team apprezzano le intuizioni offerte da persone con background e caratteristiche diversi, ciò può portare a un apprendimento collettivo che aumenta la competitività dell’azienda.

A questo abbiamo pensato nel progettare il corso “Emozioni ed Empatia per Gestire al Meglio le Diversità”, a cui è possibile iscriversi nella sezione e-learning del sito: Vai al corso

Altre risorse sull’intelligenza emotiva sono disponibili nel database

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