Internazionalizzazione delle imprese italiane



Con il termine internazionalizzazione si intende l’espansione dell’impresa al di fuori del proprio mercato nazionale. L’internazionalizzazione può avvenire secondo 3 modalità:

  • esportare i propri prodotti saltuariamente o regolarmente;
  • ricercare partnership più stabili con società estere tramite accordi di varia natura;
  • costituire vere e proprie sussidiarie.

Secondo i dati riportati da un recente studio della Banca d’Italia
la presenza delle imprese italiane all’estero è notevolmente aumentata tra il 2004 e il 2011. Infatti:

  • nel 2011 l’internazionalizzazione interessava un terzo delle imprese industriali con almeno 50 addetti (da meno di un quarto nel 2004);
  • l’incidenza è inferiore nel settore dei servizi, dove solo il 24 per cento delle imprese era presente all’estero nel 2011, ma anche in questo caso l’aumento dal 2004 è netto;
  • la stessa crescita ha riguardato anche le imprese con un numero di addetti compreso tra 20 e 49, seppure su valori assoluti minori, come era naturale aspettarsi per i costi fissi legati all’internazionalizzazione produttiva, difficilmente affrontabili da imprese di modeste dimensioni.

Diffusione per aree geografiche, dimensioni e settore


Lo studio della Banca d’Italia rileva una notevole differenza geografica, per cui l’internazionalizzazione è più frequente tra le imprese del Nord e, in particolare tra quelle del Nord Est, tra cui quasi una su 4 è presente all’estero, percentuale che scende a meno del 10% nelle regioni del Sud e delle Isole.
Gli aumenti più consistenti hanno interessato le aziende tra i 50 e i 199 addetti; il che denota una sempre maggiore diffusione del fenomeno anche tra le imprese relativamente piccole.

In riferimento ai settori, lo studio rileva che l’internazionalizzazione:

  • ha riguardato prevalentemente il settore chimico e il made in Italy, seguito dal comparto metalmeccanico e da quello delle altre manifatture (come ceramiche e arredamento);
  • interessa poco più dell’8% delle imprese dei servizi non finanziari. Nello specifico, sono le aziende dei trasporti e delle telecomunicazioni (cui fanno capo un terzo circa delle multinazionali con un incidenza sul settore superiore al 10%) quelle più propense a operare all’estero;
  • è meno diffusa nel commercio e nel comparto alberghiero e della ristorazione.

In sintesi, pur essendo numericamente rilevanti anche le aziende internazionalizzate di piccole dimensioni e dei servizi, la tipica multinazionale italiana è un’impresa industriale mediogrande, appartenente al settore metalmeccanico o chimico.

Propensione all’internazionalizzazione

Sia la letteratura teorica che gli studi empirici, individuano nella dimensione dell’azienda, nella capacità di innovare e nella produttività i 3 fattori inportanti per la
propensione all’internazionalizzazione.
Esiste una gerarchia tra imprese che operano solo nel mercato interno – caratterizzate da un numero inferiore di addetti minor fatturato e valore aggiunto più basso –
e imprese esportatrici che, a loro volta, presentano valori medi inferiori a quelli delle multinazionali in tutte e tre le dimensioni.

Il vantaggio delle imprese multinazionali si spiega, in parte, con la più elevata propensione a investire in R&S e con la presenza di lavoro più qualificato.

Dinamiche della crisi

Lo studio analizza, inoltre, le dinamiche che hanno riguardato la crisi economica, suddividendola in 2 fasi – la prima tra il 2007 e il 2009, la seconda tra il 2009 e il 2012 – ed evidenziando notevoli differenze tra l’una e l’altra.
Infatti, la distinzione tra imprese che operano sui mercati internazionali e imprese che fatturano solo su quello interno diviene più marcata nella seconda fase, quando il fatturato delle esportatrici e delle multinazionali è aumentato di oltre il 10% in più rispetto all’andamento delle imprese che operano a livello locale, indipendentemente dal momento dell’ingresso sui mercati mondiali. Per le ore lavorate, gli aumenti sono tra il 5 e l’8 per cento superiori nel caso di esportatori e multinazionali.

Trend

Infine, la quota di imprese industriali italiane con almeno 20 addetti operanti anche all’estero è cresciuta dal 7% al 13% tra il 2006 e il 2011. Quasi
metà degli insediamenti esteri è ormai localizzata nei mercati emergenti, presumibilmente per effetto della rapida crescita della domanda in quei Paesi.
Questo trend porta a considerare il ruolo di istituzioni e strumenti preposti alla proiezione internazionale delle imprese italiane, il cui sostegno potrebbe essere più rilevante per le aziende più
piccole.

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