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Lavoro agile: nuovi modi di lavorare e collaborare



Lo smart working, anche noto come “lavoro agile”, si riferisce a tutte quelle forme di flessibilità (spaziali, temporali, metodologiche) applicabili all’interno di un organizzazione.
Costituisce un evoluzione rispetto alle forme di telelavoro che, nato e normato per venire incontro alle esigenze di particolari categorie di lavoratori, come le donne con figli o le persone con disabilità, si era dimostrato uno strumento che portava all’isolamento e al rischio di esclusione dall’avanzamento di carriera per chi ne usufruiva.

Di recente un gruppo di parlamentari ha depositato una proposta di legge, con l’intento di migliorare la legislazione esistente sul telelavoro, ormai obsoleta in quanto risalente a un periodo in cui non esistevano le tecnologie attuali.
In Italia, dove il problema delle capacità di innovazione e dell’aumento della produttività delle imprese è particolarmente evidente, lo smart working riveste un certo interesse e, infatti, sul web sono presenti molti contributi che ne sottolineano i vantaggi e l’apporto innovativo.

Come riportato da un articolo su Repubblica, secondo il Financial Times, il lavoro fuori dall’ufficio riguarda il 14% dei lavoratori inglesi e il 20% degli americani. Dalle scrivanie e dall’ufficio tradizionale spariscono cartoline, foto, biro, sostituite da smartphone, tablet, PC portatili. Le nuove postazioni di lavoro possono stare dovunque, con l’impiego di spazi molto ridotti.

Molti studi, in particolare quelli di psicologia del lavoro, riportando al centro dell’attenzione il fattore umano, hanno evidenziato che i problemi legati allo stress lavoro-correlato e alla produttività hanno un’origine comune e, dunque, vanno inquadrati e risolti all’interno di una stessa visione dell’organizzazione, che include le dinamiche interne, il clima e la cultura, lo stile di leadership, i comportamenti, le procedure, la comunicazione, la disposizione degli spazi, il sistema di gestione e di controllo, la valutazione delle performance.

Secondo i dati del “Report Smart Working 2014″ dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, sintetizzati da “Il sole 24 Ore”,
in Italia solo l’8% delle aziende ha adottato un piano organico di smart working, mentre all’interno del 67% che l’ha introdotto senza un programma sistemico, il 50% ha adottato una o due modalità applicativa e il 17% 3 o 4 di queste. In prospettiva, i cambiamenti lasciano ben sperare per il futuro.

Ma lo smart working si connette, oltre all’ambito lavorativo, al più ampio approccio alle smart cities e smart communities.
In questo senso, su Smart Innovation, supplemento a ForumPA,
lo smart working viene definito come uno strumento di politica partecipata, attraverso cui sviluppare la capacità di intervenire in modo consapevole, sfruttando le potenzialità delle ICT per connettere gli interessi concorrenti, in un quadro complessivo di scambio e di apprendimento reciproco.
L’adozione dello smart working comporta, all’interno di una città, un notevole risparmio in termini di inquinamento e di consumo energetico, oltre che di tempo, come dimostrato da alcune iniziative, ad esempio a Milano dove, nel 2014 e nel 2015, è stata promossa, dall’aministrazione in collaborazione con un centinaio di aziende, la giornata del lavoro agile, ed è stato possibile “toccare con mano” questi vantaggi.

Uno degli elementi che sembrano ostacolare maggiormente la diffusione dello smart working, è la credenza che la produttività si misuri con la presenza fisica all’interno della sede di lavoro ed entro un determinato arco temporale, radicata in modo particolare all’interno della Pubblica Amministrazione.
Fermo restando che per alcune tipologie lavorative lo smart working non può essere applicato, resta il fatto che, constatati i vantaggi derivati dalla sua applicazione, ci vorrà nel futuro prossimo un maggior impegno perchè la sua diffusione si estenda il più possibile nel pubblico come nel privato, nei diversi settori produttivi.

Consulta il database per trovare altre risorse su questo argomento

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