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L’indice di digitalizzazione



Il DESI – Indice di digitalizzazione dell’economia e della società – fornisce i dati sulla digitalizzazione dei singoli Paesi europei su alcune aree, tra cui connettività, capitale umano, uso dei servizi online, integrazione delle ICT nel business.
I punteggi DESI vanno da 0 a 1, maggiore è il punteggio e migliore è la performance del Paese.

L’Italia, con un punteggio complessivo pari a 0,4, si colloca al 25° posto nella classifica dei 28 Stati membri dell’UE e nell’ultimo anno ha fatto pochi progressi in relazione alla maggior parte degli indicatori.
Ecco una sintesi dei principali risultati.

Connettività

Con un punteggio complessivo relativo alla connettività pari a 0,42, l’Italia è 27° tra i Paesi dell’UE.

La banda larga è ampiamente disponibile, ma non quella ultra larga, la cui copertura sta facendo progressi ma in modo lento, mentre è più diffusa, invece, la banda larga mobile.
Infatti, solo il 53% delle famiglie (la percentuale più bassa in Europa) dispone di un abbonamento ADSL, mentre si registrano 75 abbonamenti su mobile per ogni 100 individui (il 10° valore più alto in Europa).

Capitale umano

Su questo aspetto l’Italia si colloca al 24° posto.
Dal DESI emerge chiaramente come L’Italia non possa sperare di cogliere appieno i benefici dell’economia digitale fintanto che un terzo della popolazione non utilizza regolarmente internet.
Se il dato positivo è che la percentuale degli utenti regolari di internet è cresciuta del 4%, tra questi almeno il 31% non ha ancora le competenze digitali di base.
Questa mancanza di competenze è strettamente connessa al basso livello d’istruzione: solo il 42% della popolazione ha un livello di istruzione superiore alla secondaria di primo grado (quartultima nella graduatoria europea) e una percentuale significativa di popolazione ha un’età avanzata.

A questi dati si aggiunge il basso livello di laureati in materie scientifiche, ICT, ingegneria e matematica tra i ventenni.
Considerata anche la scarsa integrazione delle ICT nel business, non si prevede per il futuro un aumento di specialisti ICT, per ragioni legate sia alla domanda che all’offerta del mercato.

Uso dei servizi online

Con un punteggio pari a 0,33 l’Italia si colloca nel range più basso tra i Paesi dell’UE su questo aspetto.
Le attività più diffuse riguardano la fruizione dei contenuti digitali, come la riproduzione di musica, video e giochi, che interessano il 52% degli utenti (percentuale superiore alla media europea).
Particolarmente critica risulta la lettura di news online che, riguardando il 57% degli utenti, è meno diffusa rispetto alla quasi totalità degli altri Paesi ed è addirittura in calo.
Tra i motivi di questa diminuzione, che è stata osservata negli ultimi due anni, ci sono la diffusione di contenuti a pagamento (che scoraggia i lettori occasionali) e l’ampliamento della popolazione su internet, che mostra in media bassi livelli di competenze.

Solo il 34% degli utenti di internet effettua video chiamate e il 58% usa regolarmente i social network.
L’unica attività in aumento è lo shopping online, passata dal 35% al 39% nell’ultimo anno.

Integrazione delle ICT nel business

Con un punteggio di 0,31 , l’Italia si colloca al 20° posto tra i Paesi dell’UE.
Se da un lato le imprese italiane non fanno molti progressi nell’adozione di soluzioni di e-business, dall’altro sono più attive nell’e-commerce, dimostrando di capire l’utilità di questo canale per raggiungere più clienti e far fronte alla crisi economica.
La quota di fatturato proveniente da e-commerce è passata dal 4,9% all’8,2% nell’ultimo anno
portando l’Italia dal 22° al 14° posto nell’UE.

Rispetto alle-business
la percentuale di imprese che utilizza informazioni elettroniche è pari al 36% (in leggero calo), mentre quelle che fanno uso dei social media sono passate dal 12 al 14%.

Consulta il database per trovare altre risorse su questo argomento

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