L’uso dei Fondi Interprofessionali



La Legge n.388 del 2000 prevede che le imprese possano destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’INPS (definito “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”) a uno dei Fondi Paritetici Interprofessionali nazionali. I datori di lavoro possono aderire ad un secondo fondo esclusivamente per la formazione dei propri dirigenti, scegliendo tra i Fondi appositamente costituiti per tale scopo.
I Fondi Paritetici Interprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa, promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle Parti Sociali attraverso specifici Accordi Interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello nazionale.
Sono intersettoriali e l’adesione all’uno o all’altro è volontaria.
I 18 Fondi Interprofessionali – attualmente operativi – possono finanziare piani formativi aziendali, settoriali e territoriali, destinati al personale delle imprese.
Con la legge 148/2011 possono essere finanziati anche piani per lavoratori in apprendistato e e a progetto.

La situazione attuale

Secondo quanto emerge dal XV rapporto sulla formazione continua dell’ISFOL, pubblicato lo scorso mese di marzo, nel 2014:

  • l’adesione ai fondi interprofessionali è in costante crescita, soprattutto tra le piccole e le micro imprese. Riguarda il 69% delle imprese private (in termini assoluti oltre 920 mila), che corrisponde all’83% dei lavoratori privati (oltre 9,6 milioni);
  • la crescita delle adesioni è particolarmente significativa nel Mezzogiorno;
  • La mobilità da un fondo a un altro riguarda il 13.3% delle imprese;
  • circa il 42% di risorse normalmente destinate al supporto della formazione di imprese e lavoratori, è stato destinato alle indennità per i lavoratori in cassa integrazione in deroga o in mobilità in deroga. Fino a questa data la percentuale non aveva mai superato il 20%.

I piani formativi

Sempre dal XV rapporto ISFOL emergono alcuni dati importanti sui contenuti e i metodi adottati dai Fondi per erogare la formazione..

1. Oltre la metà dei piani formativi riguarda il Mantenimento/aggiornamento delle competenze mentre, con un aumento dell’8%, il 35.2% concerne la competitività/innovazione di impresa.

2. La partecipazione ha interessato il 44% dei lavoratori, percentuale doppia rispetto all’anno precedente.

3. Aumenta, in modo particolare nelle piccole e micro imprese, la partecipazione a corsi di formazione obbligatori per legge, attestandosi al 37.7%. Ciò denota come le imprese non siano in grado di ottemperare agli obblighi normativi con risorse proprie.

4. La salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, che riguarda quasi il 50% delle imprese e il 57% dei lavoratori, è la tematica più ricorrente, costantemente in crescita negli ultimi anni.

5. Aumentano le imprese che realizzano in proprio le attività formative (la percentuale è del 66.4%), mentre calano gli organismi attuatori esterni (enti di formazione e società di consulenza) che, comunque, continuano a giocare un ruolo centrale. Il ricorso a questi ultimi è, infatti, particolarmente frequente nei progetti finanziati dai Fondi per i dirigenti,
che prevedono percorsi strutturati con attività più flessibili e personalizzate.

6. Il 96.4% dei progetti prevede esclusivamente attività formative standard, appena il 2.1% comprende servizi aggiuntivi, come il bilancio di competenze e il coaching.

Trend

Sempre l’ISFOL evidenzia alcune tendenze positive e interessanti relative ai metodi di finanziamento e ai contenuti dei percorsi dei Fondi, che caratterizzano quest’ultimo periodo di profonda crisi economica:

  • l’uso sperimentale di strumenti di finanziamento più rapidi come, ad esempio, i conti formativi (anche di sistema) o modalità a sportello che autorizzano l’avvio delle attività in tempi rapidi;
  • la concentrazione su tematiche dedicate all’innovazione e in minore misura internazionalizzazione specie per le PMI;
  • il crescente finanziamento di metodologie didattiche, meno tradizionali e più di tipo esperienziale;
  • l’avvio di un processo di qualificazione e certificazione dell’offerta formativa, concordata con le normative europee e nazionali in materia e avviata, in alcuni casi, in collaborazione con le Regioni;
  • l’impegno a stringere accordi, prevalentemente di natura bilaterale, con alcune regioni al fine di integrare risorse e strategie di azione su determinati territori e settori.

Su quest’ultimo punto, rilevato come fattore strategico, si focalizza l’attenzione delle ricerche.
Infatti la crisi economica, da un lato ha spinto verso cambiamenti significativi nella governance dei sistemi regionali di offerta formativa, costringendoli a ottimizzare la carenza di risorse e a concentrarle su specifici segmenti, dall’altro crea nuove opportunità per integrare livelli diversi di governance e differenti organismi operativi (sia pubblici che privati), con lo sviluppo di una nuova vision sistemica e complessa, che coinvolge soggetti eterogenei.

Consulta il database per trovare altre risorse su questo argomento

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