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Mobile learning: apprendere sempre e dovunque



Quale delle 3 situazioni che seguono può essere definito mobile learning?

1. Siete a casa, la sera iniziate a seguire un corso dal vostro tablet. Il giorno dopo siete in viaggio per lavoro e, mentre aspettate il vostro aereo, tirate fuori il tablet e continuate il corso. Infine, in albergo, accedete di nuovo col tablet e finite il corso .

2. Siete a casa, la sera iniziate a seguire un corso dal vostro computer. Il giorno dopo siete in viaggio per lavoro, e, mentre aspettate l’aereo, andate in una sala con postazioni informatiche e continuate il corso. Infine, dall’albergo accedete di nuovo da un computer e finite il corso.

3. Seguite il corso usando dispositivi diversi (tablet, PC portatile, computer da tavolo)e in tempi diversi.

Tutte sono classificabili come mobile learning. Non solo ma, allargando il concetto di apprendimento, anche quelli che seguono, come spiega Marc Rosenberg in quest’articolo, sono esempi di mobile learning:

  • accedere a un supporto online per aiutare un cliente nella decisione di acquisto;
  • ascoltare, in auto, un podcast del CEO della propria impresa;
  • mostrare a un cliente come accedere a un’applicazione sul suo smartphone, che fornisce ulteriori informazioni sul prodotto che sta acquistando;
  • eseguire la scansione di un codice QR (Quick Response code) con lo smartphone, quando si osserva un dipinto all’interno di un museo, per avere ulteriori informazioni su di esso.

Dunque, il mobile learning o mLearning indica la capacità di fruire in modo trasparente di una vasta gamma di risorse e di miglioramento delle prestazioni per l’utente, ovunque, su qualsiasi piattaforma, on demand e al momento del bisogno. Più semplicemente, il mobile learning è l’apprendimento che ci segue, in ogni forma e formato.
Questa è la sintesi recente di diverse definizioni, che si sono susseguite nel tempo ponendo l’accento, di volta in volta, sui dispositivi mobili usati oppure sulla possibilità di imparare dovunque e in qualsiasi momento.

Centrale, in questa definizione, è il concetto di “trasparenza” (seamless), che, andando molto oltre quello di portabilità, indica la capacità di passare da un dispositivo a un altro (da fisso a mobile o viceversa, da mobile a mobile) senza alcun problema per l’utente.

In un interessante paper presentato al congresso Sie-l 2013,
Mario Rotta parla di Ubiquitous Learning, per intendere “un approccio totalmente integrato ai processi di formazione, capace di tener conto sia della mobilità tendenziale dei soggetti che esprimono bisogni di apprendimento, sia della diffusione capillare dei dispositivi portatili, sia delle nuove forme di interazione sociale che si possono attuare nel momento stesso in cui la connettività diventa globale, sia sul piano strettamente geografico che a livello di gestione del tempo”.

Per questo l’e-learning “classico”, evolvendosi verso il mobile learning, ha subito notevoli trasformazioni sul piano tecnologico e, contemporaneamente, su quello comunicativo (passando da interazioni situate a interazioni più sfumate), e su quello relativo al processo di apprendimento (che diventa più dinamico e flessibile).

L’e-learning rappresenta, grazie allo sviluppo del mLearning, un ottimo strumento per la formazione delle piccole e medie imprese, come sottolineato in numerosi contributi di studiosi e di professionisti delle RU e della formazione aziendale.

Per esempio, Claudio Erba, in quest’intervista su Techeconomy, ritiene che non solo l’e-learning sia uno strumento adeguato per le PMI ma che, soprattutto, costituisca il complemento ideale di una strategia di formazione che
vede nello sviluppo del capitale umano il perno principale del proprio sviluppo economico e organizzativo.
Più delle grandi aziende, le PMI hanno la necessità e l’opportunità di formare il personale interno ed esterno in tempi brevi.
L’uso delle ICT per la formazione, insieme alle soluzioni di aula virtuale, è il giusto compendio per un sistema formativo altrimenti non sostenibile su piccola scala.

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