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Non tutto della sharing economy è positivo



E’ stato pubblicato di recente il libro What’s yours is mine di tom Slee, il professionista britannico-canadese, da tempo sostenitore di una visione molto critica dello sviluppo della sharing economy.

In linea con le sue precedenti posizioni, l’autore propone un’analisi accurata delle principali caratteristiche del mercato della sharing economy e spiega come le grandi aziende al suo interno abbiano usato la retorica buonista – che si avvale di termini quali collaborazione, fiducia, condivisione, altruismo, ecc. – per imporre modelli di business illiberali e irresponsabili . .

La verità, constata Tom Slee, è che si sta sviluppando un nuovo mercato, caratterizzato da precarietà, lavoro nero e servizi non regolamentati.

La questione di tutte le questioni è la responsabilità degli intermediari

Così come Google, Facebook o YouTube fanno di tutto per evitare di assumersi qualsiasi responsabilità per i contenuti pubblicati sui loro siti, allo stesso modo società quali Uber e Airbnb affermano di essere solo dei siti web che mettono in contatto delle persone, ma in realtà forniscono dei servizi.
Per esempio Uber aiuta gli automobilisti iscritti al suo elenco a raccogliere crediti per le loro auto, tramite un regolamento interno. Il mancato rispetto di queste regole e le valutazioni negative dei clienti portano a sanzioni severe con l’esclusione dall’elenco.

Discorso simile con Airbnb che, pur presentandosi come “un sito web” che collega le persone che ogni tanto vogliono accogliere i visitatori o trovare un posto dove stare in una città straniera, la maggior parte delle transazioni su Airbnb riguarda affitti, quindi costituisce una vera e propria attività di tipo professionale. Si aggiunge, inoltre, che la società nega qualsiasi informazione alle autorità locali sugli affitti.

In conclusione, Uber elude il pagamento delle imposte per i servizi di trasporto, spese di assicurazione dei conducenti e le ispezioni del veicolo, mentre Airbnb aggira i regolamenti sugli alloggiamenti per i turisti.
Tutto questo senza apportare alcun beneficio al mercato del trasporto e del turismo.

Un libro assolutamente da leggere!

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