Riallocazione delle risorse, mobilità e riforme nel mercato del lavoro europeo



Nel recente report Labour market and wage development in Europe della DG Occupazione, affari sociali e inclusione,
viene tracciato il quadro del mercato del lavoro europeo attuale, delineato il percorso che lo ha portato fino a questo punto e individuate alcune linee di sviluppo future.
Tre temi, affrontati nel report, mi sembrano particolarmente interessanti:

  • la Riallocazione delle risorse;
  • la mobilità;
  • le riforme.

Stato dell’arte

Il mercato del lavoro europeo appare in lento miglioramento, in relazione alla modesta ripresa economica.
Infatti, la disoccupazione si attesta sul 9,5% nell’UE, tornando così ai livelli del periodo precrisi e iniziano a scomparire le differenze tra i mercati dei diversi Paesi.
Le dinamiche che hanno innescato la ripresa sono riconducibili:

  • ai consumi privati;
  • al miglioramento delle aspettative;
  • alle misure di supporto al lavoro;
  • alle riforme strutturali.

Da aprile 2015 è aumentata la fiducia nella ripresa economica e le analisi mostrano come nuovi investimenti potranno ulteriormente favorire la crescita.

La diminuzione della disoccupazione è legata alla riduzione dei tassi di inattività, mentre la ricerca di lavoro continua a essere ben al di sotto dei livelli precrisi.
I livelli di attività si dimostrano “resilienti”, grazie alla partecipazione attiva di donne, lavoratori anziani e, al contributo da parte di familiari che, condividendo i loro redditi, hanno accresciuto quello familiare.

Tra i principali problemi da risolvere si annoverano:

  • l’aumento di persone scoraggiate, che hanno smesso di cercare lavoro in quanto convinte che non sia possibile trovarlo;
  • il tasso di disoccupazione giovanile, notevolmente aumentato nel periodo di crisi, data la sua sensibilità alle fluttuazioni del mercato;
  • la modesta crescita dei salari.

La riallocazione delle risorse

Il modello settoriale della crescita dei salari è apparso, negli ultimi anni, di sostegno alla riallocazione da settori così detti non-tradable a quelli tradable, cioè da quei settori in cui beni e servizi prodotti sono venduti in loco, a quelli in cui possono essere venduti in luoghi diversi da quelli in cui avviene la produzione.
Tale riallocazione del lavoro ha ripercussioni a livello istituzionale, come nel caso dei contratti temporanei. Infatti se, da un lato, i contratti temporanei crescono nei settori non-tradable, dall’altro l’adattamento ai nuovi assetti potrebbe portare a un maggiore ricorso ai contratti precari.

Le differenze della disoccupazione tra Paesi.

Dall’inizio della crisi finanziaria del 2008 , l’UE è stata colpita da gravi shock negativi della domanda, che hanno avuto ripercussioni sulla disoccupazione in modo diverso nei vari Paesi. In un’unione monetaria è necessario un adeguamento equilibrato agli effetti dello shock della domanda, per garantire sia l’equità sia l’efficienza. Nel caso di uno shock che richiede il riallocamento della produzione tra i vari settori, il ritardo nell’adeguamento dei prezzi e dei salari porta, di conseguenza, alla diminuzione della capacità di acuisto e alla disoccupazione prolungata, dannosi in particolare per i gruppi più vulnerabili.

La mobilità

La mobilità geografica può costituire un meccanismo di adattamento ai nuovi assetti, contribuendo a migliorare la ripartizione del lavoro, limitando l’inadeguatezza delle competenze e riducendo le carenze di manodopera nei Paesi con bassi livelli di disoccupazione.
In tutta l’UE, la mobilità è aumentata nel corso degli ultimi due decenni , in particolare in seguito all’allargamento del 2004. Eppure, i flussi di mobilità rimangono bassi , in particolare se confrontati con gli USA. Meno del 5% dei cittadini europei in età lavorativa vive in un Paese diverso da quello in cui è nato, contro quasi il 30 % negli Stati Uniti.
Dopo aver sperimentato gli effetti benefici dei fflussi migratori del lavoro, i paesi che sono stati fortemente. colpiti dalla crisi economica, hanno visto una rapida riduzione della migrazione.
L’analisi delle dinamiche dei flussi migratori, ha evidenziato che:
Le tendenze a lungo termine della migrazione sono guidate da persistenti differenze nel livello di PIL procapite e sono significativamente influenzate da fattori come la distanza geografica e culturale tra i Paesi;
le fluttuazioni intorno a queste tendenze sono legate alle condizioni cicliche del mercato del lavoro nei Paesi di origine e di destinazione;
le stime mostrano che l’adesione all’UE porta a un aumento dei flussi migratori bilaterali di circa il 25%. Sebbene l’adesione all’eurozona non sembra influenzare il livello generale di mobilità del lavoro di per sé, la migrazione tra i Paesi dell’eurozona sembra più sensibile al tasso di disoccupazione rispetto ai flussi di mobilità tra gli altri Paesi.

Le riforme

Nonostante le notevoli differenze tra i Paesi per quanto riguarda il tipo e la gravità dei problemi e le risposte politiche adottate, sembra emergere una generale tendenza di riforma che, a partire dall’inizio della crisi, può essere suddivisa in tre fasi:

  1. 2008 – 2009, l’azione politica si è concentrata nel tentativo di attenuare l’impatto a breve termine della crisi sull’occupazione e sui redditi;
  2. dal 2010, sono state introdotte misure per migliorare la capacità di adeguamento e la resilienza dei mercati del lavoro , in particolare nei Paesi più vulnerabili e in quelli rientranti nei programmi di assistenza finanziaria;
  3. dal 2012-13, l’attenzione si è spostata verso il sostegno alla domanda di lavoro e ai redditi, attraverso riforme fiscali e previdenziali.

I recenti sviluppi del mercato del lavoro suggeriscono un certo ottimismo sulla possibilità di abbassare i tassi di disoccupazione in molti Paesi.

Le riforme del mercato del lavoro e quelle strutturali più in generale, hanno un ruolo centrale. L’impostazione, il modo in cui vengono attuate e la loro interazione con altre misure di politica sono tutti fattori fondamentali per il conseguimento dei risultati attesi, oltre che per coprire i costi e godere
dei benefici a breve termine, derivati dalla loro attuazione. Il monitoraggio degli effetti di queste riforme è una condizione fondamentale per l’individuazione precoce di ulteriori provvedimenti.

La segmentazione tra contratti protetti e meno protetti rimane alta nei Paesi che hanno attuato riforme sostanziali del sistema di protezione del lavoro ed è in aumento in quelli in cui le riforme sono state di minore portata.
Sarà necessaria una crescita economica stabile e duratura per vedere se queste riforme hanno avuto effetti importanti.
Tuttavia, la riduzione della dualità nel mercato del lavoro dipende da una serie di fattori, tra cui:

  • la regolamentazione delle assunzioni che non favorisca alcune tipologie contrattuali a scapito di altre;
  • un sistema efficace per risolvere le controversie di lavoro , che non costringa i datori di lavoro a rinunciare alle assunzioni a tempo indeterminato, al fine di evitare procedure di licenziamento incerte;
  • un sistema per la rilevazione degli abusi della flessibilità lavorativa da parte dei datori di lavoro ;
  • una copertura adeguata dei rischi di disoccupazione anche per i contratti flessibili.

Gli indirizzi futuri

Al fine di evitare che la disoccupazione continui a dilagare, occorre:
adottare misure di assistenza nella ricerca di lavoro, adeguate a far fronte al numero crescente di disoccupati di lunga durata;
implementare attività in grado di favorire la domanda di lavoro, come i regimi di sovvenzione per le assunzioni.

I rapidi mutamenti del mercato del lavoro evidenziano sempre più che molti dei posti di lavoro persi durante la crisi – in particolare quelli che richiedono abilità di basso livello -, non saranno ripristinati.
La risposta, dunque, alla disoccupazione di lunga durata non può che passare per l’attuazione di riforme di ampio respiro, in cui rientrano anche la formazione, l’innalzamento delle qualifiche e le politiche sociali.

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