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Imprenditoria giovanile: politiche attive e buone pratiche



Come evidenziato in un post precedente, negli ultimi anni l’UE sta focalizzando l’attenzione sulle politiche per l’occupazione dei giovani, investendo in alcune iniziative strategiche, come per esempio Garanzia Giovani.
Alcuni studi, che descrivono e comparano la situazione delle politiche attive per il lavoro giovanile dei vari Paesi, consentono un primo bilancio e alcune riflessioni sulle future direzioni da prendere.

Tra questi, il recente report “Youth entrepreneurship in Europe: Values, attitudes, policies” della fondazione Eurofound, analizza i fattori individuali e sociali che incidono sulla scelta imprenditoriale e le politiche attive per il lavoro giovanile, che costituiscono buone pratiche da esportare e diffondere.

Di seguito una sintesi dei principali dati del report.

La scelta imprenditoriale

Il 6,5% dei giovani (di età compresa tra i 19 e i 29 anni) sceglie la carriera imprenditoriale, ma esistono notevoli differenze tra i Paesi membri dell’UE: ad esempio in Italia e Grecia il tasso è del 15% mentre in Germania e Danimarca è del 3%. Questi dati riflettono differenze nazionali significative in termini sia di barriere/opportunità nell’avvio di nuove imprese, sia nelle diverse condizioni del mercato del lavoro.

La libera professione riguarda prevalentemente gli uomini: nel 2013 nell’UE a 28 solo il 33% di lavoro autonomo era svolto da giovani donne.

Inoltre, esiste una sovrastima di lavoratori autonomi in alcuni settori, come quello delle costruzioni, dove il problema delle false partite IVA è particolarmente evidente.

La scelta di svolgere un lavoro autonomo è complessa e deriva da micro e macro fattori, tra cui gli atteggiamenti individuali e sociali, che determinano la percezione e la fattibilità della carriera imprenditoriale.

A dispetto delle basse percentuali di scelta effettiva, il 48% dei giovani europei trova la scelta imprenditoriale desiderabile e il 41% la ritiene fattibile.
Però, queste percentuali sulla desiderabilità e sulla fattibilità risultano inferiori rispetto a quelle dei giovani americani o dei Paesi emergenti come Brasile, Cina e India.

Dall’Analisi delle caratteristiche personali, coerentemente con la letteratura, emerge come la personalità imprenditoriale prediliga alcuni valori, che incidono sui comportamenti sociali. Nello specifico:

  • l’autoimpiego è associato positivamente a elementi quali l’autodirezione e la stimolazione, negativamente a tradizione, conformismo e sicurezza. Questo lascia supporre che per i giovani lavoratori autonomi sia importante essere liberi e creativi, provare esperienze diverse nella vita e assumersi dei rischi;
  • la tendenza al cambiamento sembra un comportamento distintivo degli autonomi, mentre la conformità è chiaramente associata con i lavoratori dipendenti.

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