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Istruzione & Formazione

Abbandono precoce degli studi: non basta rilevare i dati



Gli “early leavers” – secondo la definizione di Eurostat (Labour force survey, 2013) –
sono i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, in possesso del titolo della scuola secondaria di primo grado, che non hanno conseguito qualifiche professionali ottenute in corsi con durata di almeno 2 anni e che non frequentano né corsi scolastici né attività formative.
Questa percentuale, secondo la Strategia Europa 2020, dovrebbe abbassarsi a meno del 10%.

I dati sulla situazione italiana nel 2013 mostrano che:

  • a fronte di una media europea del 12%, in Italia abbandona prematuramente gli studi il 17% degli studenti;
  • nell’Europa a 28, l’Italia è al quint’ultimo posto;
  • la situazione è decisamente peggiore nel Mezzogiorno e nelle isole, con punte anche del 21%.

Il recente report Eurydice
Tackling early leaving from education and training in Europe
sottolinea come l’abbandono precoce rappresenti un problema complesso, a livello individuale, delle istituzioni scolastiche e formative, nazionale ed europeo. I giovani che abbandonano il sistema educativo prima di aver conseguito una qualifica del secondo ciclo risultano svantaggiati rispetto a quelli che concludono il percorso educativo.
Sebbene il problema sia apparentemente di tipo educativo/formativo, in realtà le cause sono più profondamente di natura sociale e e politica.
La raccolta dei dati, l’attuazione e il monitoraggio delle misure e delle politiche dovrebbero essere basati su una strategia globale, che preveda un approccio equilibrato alla prevenzione , all’intervento e alla compensazione .

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