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lavoro Archive

Istruzione & Formazione

Istituti Tecnici Superiori: un passo verso la formazione professionale di qualità?



Il D.P.C.M. del 25 gennaio 2008 ha stabilito che le Regioni devono adottare un Piano Territoriale triennale, in cui sia prevista la programmazione dei corsi IFTS da 800/1000 ore e l’istituzione di Istituti tecnici Superiori (I.T.S.) con la relativa offerta formativa (corsi da 1800/2000 ore).
Gli I.T.S. sono “scuole speciali di tecnologia” che costituiscono un canale formativo di livello postsecondario, parallelo ai percorsi accademici. Formano tecnici superiori nelle aree tecnologiche strategiche per lo sviluppo economico e la competitività e si costituiscono secondo la forma della Fondazione di partecipazione, che comprende scuole, enti di formazione, imprese, enti locali, università e centri di ricerca.
Le Aree Tecnologiche degli I.T.S. sono 6:

  • efficienza energetica
  • mobilità sostenibile
  • nuove tecnologie della vita
  • nuove tecnologie per il Made in Italy
  • tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e il turismo
  • Tecnologie dell’informazione e della comunicazione

Situazione attuale

Finora sono stati attivati 74 I.T.S. in tutta Italia: tra le Regioni spiccano Emilia Romagna, Lombardia e Lazio con 7 I.T.S. per ciascuna, agli ultimi posti si trovano Sardegna, Umbria e Molise con un I.T.S. per ciascuna.

Istruzione & Formazione

Curriculum: 10 cose da sapere [2]



Come anticipato in questo post nella stesura del curriculum, oltre al formato, occorre prestare particolare attenzione a come le esperienze vengono presentate.

Secondo una ricerca ADECCO,
agenzia per il lavoro leader a livello mondiale nel reclutamento delle risorse umane, circa l’80% dei curriculum che pervengono all’agenzia vengono scartati, non perchè non attinenti al profilo ricercato, ma perchè incompleti o scritti male.

Come riportato in questo articolo, secondo Lazlo Bock, top manager Google, L’obiettivo del curriculum è ottenere un colloquio di lavoro e, per renderlo vincente, sono indispensabili 5 ingredienti.

  1. Riportare su ciascuna pagina 10 anni di esperienza. Questo dimostra capacità di comunicare, sintetizzare e individuare le priorità;
  2. gli errori di ortografia, o cambiamenti in corsa di soggetti di frasi può far perdere le concordanze tra soggetto e verbo. Dunque, bisogna rileggere sempre il CV prima di stamparlo o spedirlo;
  3. non fornire informazioni false su presunte competenze o simili. Ad esempio non scrivere che una lingua si conosce in modo perfetto se la si conosce solo a livello scolastico);
  4. attenzione ai colori o ai disegni stravaganti per rendere il CV più accattivante. Tranne in alcuni casi particolari, va scritto con carattere ben leggibile, nero su bianco, con le informazioni di contatto su ogni pagina (se non è possibile usarne solo una), trasformato in pdf per evitare problemi di visualizzazione da un sistema a un altro;
  5. elencare con esattezza le funzioni, avendo cura di riportare dati oggettivi e relativi risultati conseguiti. Non saranno tanto i nomi delle imprese e i periodi di attività svolti al loro interno, quanto piuttosto i dati sull’impresa a dare un’idea al futuro datore di lavoro delle competenze sviluppate.

A queste possiamo aggiungere altre5 utili indicazioni:

  1. Non usare un linguaggio troppo tecnico, aulico o colloquiale. Il curriculum va scritto in italiano standard;
  2. non inviare lo stesso curriculum (e la lettera di accompagnamento) per qualsiasi offerta. E’ importante cercare di adeguarlo all’azienda specifica a cui si sta inviando. Senza stravolgerlo, possono essere sufficienti alcune piccole modifiche;
  3. non enfatizzare un ruolo se non si sono conseguiti risultati buoni;
  4. non scrivere informazioni sulla propria vita privata, ad esempio stato civile od orientamento politico, a meno che non siano esplicitamente richieste;
  5. non utilizzare più canali (persone, mail, fax, posta) per inviare il curriculum nello stesso posto. E’ considerato sintomo di insicurezza e scortesia. Può invece essere opportuno chiamare e accertarsi che il curriculum sia stato ricevuto.

Ultimo, ma non meno importante, quanto appena detto è altrettanto vero per la lettera di presentazione, che accompagna il curriculum. La sintesi, la chiarezza, il buon italiano e l’attinenza delle informazioni riportate rispetto all’annuncio di lavoro cui si sta rispondendo, risultano elementi importanti. Questo vale soprattutto nelle piccole e piccolissime imprese, dove spesso chi fa la selezione non è un esperto di risorse umane.

Istruzione & Formazione

Curriculum: come va preparato? [1]



Alla domanda “Come si deve scrivere il curriculum?” rispondo sempre che dipende da diversi fattori e che non esiste un curriculum ideale.

2 sono gli aspetti da tenere in considerazione per la stesura del curriculum vitae:

  1. la scelta del formato;
  2. l’esposizione dei contenuti.

Oggi vediamo il primo aspetto, il secondo lo tratteremo in un prossimo post.

Tipi di curriculum

In Italia è molto diffuso il curriculum in formato europeo, detto anche Europass, che è stato sviluppato con l’intento di favorire l’uso di uno strumento standardizzato, adatto a tutti i Paesi europei.

Però, dopo molti anni dalla sua introduzione, va notato che:

  • questo formato viene esplicitamente richiesto solo nei concorsi e nei bandi di gara della Pubblica Amministrazione;
  • è usato principalmente in Italia e non in altri Paesi, come ad esempio la Germania, per cui chi va all’estero scopre ben presto che questo non è il modo migliore per presentarsi alle aziende.
Istruzione & Formazione

4 quesiti su istruzione e formazione degli adulti in età lavorativa



I. Quali sono i livelli di istruzione degli adulti in Europa?
II. Quali fattori incidono sulle opportunità di formazione permanente?
III. Quali politiche attive del lavoro sono state adottate per migliorare il gap tra le competenze richieste e quelle possedute?
IV. E, soprattutto, queste politiche sono efficaci?

A questi quesiti cerca di dare risposte il recentissimo report “Adult education and training in Europe: widening access to learning opportunities”, redatto dalla rete Eurydice, che prende in esame 35 sistemi educativi europei dislocati su 32 Paesi, fornendo sia un quadro descrittivo dei singoli sistemi sia un’analisi comparativa.

I quesito

Alcuni dati significativi emersi dal rapporto:

  • circa un adulto su cinque ha un basso livello di capacità in lettura e scrittura (literacy) e nel far di conto (numeracy);
  • circa uno su tre non ha alcuna competenza nell’uso delle ICT;
  • quasi la metà degli adulti riconosce di non avere un livello di abilità nell’uso delle ICT adeguato alle esigenze del mercato del lavoro;
  • gli adulti con maggiori bisogni formativi sono anche quelli che hanno meno opportunità di accesso alla formazione continua.

II quesito

La partecipazione alla formazione continua varia notevolmente tra i Paesi europei, con livelli mediamente più elevati di quelli del Nord Europa. I fattori che determinano la partecipazione al lifelong learning sono diversi, in particolare:

  • il livello d’istruzione;
  • lo stato di occupazione;
  • il tipo di occupazione;
  • l’età e le abilità possedute.

Gli adulti senza alcuna qualifica o in possesso di qualifiche di basso livello, quelli impiegati in attività che richiedono bassi livelli di abilità, i disoccupati o con bassi redditi, i lavoratori anziani e quelli con bassi livelli di competenze hanno meno probabilità di partecipare a qualche tipo di formazione.

III quesito

A livello politico, mentre l’agenda dei Paesi pone particolare enfasi sull’accesso al lifelong learning da parte degli adulti con livelli bassi di istruzione e di qualifiche, raramente definisce i target e gli obiettivi specifici da raggiungere, cioè nonostante l’accesso all’istruzione e alla formazione da parte di gruppi svantaggiati (giovani, disoccupati, lavoratori anziani, immigrati e
minoranze etniche) sia indicata come priorità, difficilmente le politiche attive per il lavoro individuano strategie specifiche per le capacità di lettura e scrittura e altre abilità di base.

Un fattore che incide sulla possibilità di accesso alla formazione è il costo. In generale, nell’UE esistono diverse forme di cofinanziamento della formazione, quali ad esempio borse di studio, vouchers, prestiti o congedi retribuiti, ma spesso sono destinati a persone che lavorano e, tra queste, a quelle più qualificate.

Passando al caso specifico italiano, nel 2013 il 41,8% degli adulti (25-64 anni) ha completato gli studi secondari di primo grado, mentre il 9,1% ha un livello d’istruzione inferiore. Il 19% degli adulti con bassi livelli di qualifica (cioè in possesso del livello secondario di primo grado d’istruzione) ha partecipato a programmi di formazione, mentre la media europea è DEL 21,9%.
Inoltre, il 27,7% ha un basso livello di abilità di lettura e scrittura, mentre il 37,7% un basso livello di abilità matematiche (livello 1 su una scala da 1 a 5).
Nel 2012 la riforma dell’istruzione degli adulti ha istituito i “centri provinciali per l’istruzione degli adulti” (CPIA) che sostituiscono gradualmente i vecchi “centri permanenti per l’istruzione”, esistenti dal 1997 e che facevano parte delle scuole secondarie di primo grado. A differenza di questi ultimi i CPIA sono centri autonomi che appartengono a network locali, con personale proprio e con autonomia nella gestione dei corsi. La formazione erogata è di 2 tipi: il primo fornisce le competenze di base corrispondenti al livello della scuola secondaria di primo grado, il secondo fornisce le competenze del livello minimo di formazione tecnico-professionale. I corsi sono flessibili e personalizzabili, il 20% del monteore totale può essere seguito online. Al momento, non sono disponibili dati sui partecipanti.

IV quesito

In conclusione, il rapporto sottolinea come l’efficacia delle politiche attive in materia di innalzamento dei livelli d’istruzione e formazione rimanga, in gran parte, una questione aperta. C’è poi da chiedersi se la formazione continua erogata dai servizi pubblici sia sufficiente a garantire l’accesso a tutte le persone che ne avrebbero realmente bisogno.

Innovazione

Il disability manager: chi è e cosa fa?



Chi è e di cosa si occupa il disability manager? Questo sconosciuto in Italia fino al 2009, in altri Paesi, come il Canada e gli USA, esiste dagli anni 80′ del secolo scorso. Ne parliamo in un articolo, insieme a Consuelo Battistelli, pubblicato martedì 24 febbraio su disabili.com. Potete leggerlo qui.

Buona lettura!

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