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Imprenditoria

Nuove forme di cooperazione nel panorama italiano



EURICSE (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises) è un Istituto di ricerca di Trento, che promuove l’innovazione nel campo delle imprese cooperative, sociali e nonprofit per la produzione di beni e servizi.

Nel recente III rapporto EURICSE, dal titolo “Economia Cooperativa: rilevanza, evoluzione e nuove frontiere della cooperazione italiana
vengono analizzati i mutamenti sociali in corso, derivati dalla crisi economica, le modalità di cooperazione emergenti e delineati gli scenari futuri.

Di seguito alcuni aspetti, aprofonditi nel rapporto, che ci sembrano particolarmente interessanti.

Quadro di riferimento

Sempre più, all’interno della sharing economy viene documentata e auspicata la maggiore diffusione di iniziative, quali il coworking, l’impresa sociale, la produzione condivisa, ecc., in settori molto differenti tra loro, in relazione soprattutto alla loro sostenibilità
Si verifica, con sempre maggiore frequenza, la tendenza all’affermarsi di forme organizzative e imprenditoriali, fondate su relazioni di tipo cooperativo, cioè gruppi di persone che insieme gestiscono attività, contribuendo alla loro realizzazione con proprie risorse, secondo logiche di reciprocità e di condivisione dei costi e dei risultati, avendo come finalità la soddisfazione dei bisogni piuttosto che la realizzazione di un guadagno economico.

In questo scenario, il capitale pubblico e il capitale privato non appaiono più nettamente distinti.
Infatti, in molti settori, quali istruzione, sanità e media, le modalità di organizzazione della proprietà non fanno riferimento nè ai modelli dei capitali privati (delle società di capitali) nè a quelli dei capitali pubblici, in cui l’amministrazione decide gli investimenti da fare.

Funzione anticiclica delle cooperative

Nel 2013 sono presenti in Italia circa 70.000 cooperative.
La loro presenza si conferma significativa nel settore agricolo e in alcuni comparti dei servizi, sia di natura privata come il commercio e i trasporti, che pubblica come l’assistenza sociale e la sanità.

Tra il 2008 e il 2014 si attesta per le cooperative:

  • l’aumento della produzione;
  • la crescita, pari al 20%, dei redditi da lavoro dipendente;
  • L’aumento delle posizioni lavorative, rilevato solo in pochi settori (come quello dell’assistenza e sanità), che ha compensato la riduzione di occupati in quelli maggiormente colpiti dalla crisi (industria e costruzioni).
Imprenditoria

Impresa sociale: cos’è e cosa fa



In Europa le imprese sociali rappresentano 11 milioni di posti di lavoro e, soprattutto negli ultimi anni, sono al centro di nuove politiche per lo sviluppo economico e sociale sia a livello europeo, sia nazionale che locale.
Secondo la definizione della Commissione UE: le imprese sociali perseguono obiettivi di sviluppo sociale, etico o ambientale, devono mantenere i propri conti in pareggio e realizzare utili sufficienti per poter investire nel futuro. In linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020, contribuiscono alla crescita intelligente (rispondendo con l’innovazione sociale a bisogni non ancora soddisfatti), sostenibile (grazie al fatto di tener conto del proprio impatto ambientale e di avere una visione a lungo termine), e inclusiva (creando occupazione sostenibile per le persone a rischio di emarginazione sociale).

A livello nazionale, il quadro sulle imprese sociali viene tracciato nel recente rapporto IRIS Network “Imprese sociali in Italia Identità e sviluppo in un quadro di riforma”.
Due elementi del rapporto ci sembrano particolarmente significativi:

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