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Psicologia della responsabilità sociale di impresa: Come, quando e perchè la RSI risponde a bisogni personali



Quando si parla di responsabilità sociale di impresa si ragiona spesso solo sugli aspetti economico-finanziari, come la produttività, la performance e il ROI (Return on Investment) per l’organizzazione. Meno noti agli HR manager e meno studiati dai ricercatori sono gli aspetti psicologici a un livello micro, cioè cosa implichino le politiche di RSI per i singoli dipendenti.

Analizziamo meglio questi aspetti, grazie anche al lavoro di Bauman e Skitka (2012). Corporate social responsibility as a source of employee satisfaction. Re-search in Organizational Behavior (Scarica)

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Responsabilità sociale e portatori di interesse interni all’impresa



La Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) viene spesso considerata nel suo aspetto esterno, cioè in relazione alle politiche aziendali per la tutela dell’ambiente o attività filantropiche destinate alle comunità di appartenenza. In realtà, anche se meno presa in considerazione, la RSI ha una dimensione interna che riguarda la vita delle organizzazioni e può essere percepita e vissuta in modi diversi dai dipendenti.

In generale, secondo un approccio ormai consolidato e condiviso, la RSI risponde alle esigenze di diversi portatori di interesse (stakeholder), ossia gli individui e i gruppi che possono influenzare ed essere influenzati dalle attività dell’impresa. Di conseguenza, le organizzazioni dovrebbero assumersi maggiori responsabilità nei confronti dei loro principali soggetti interessati, tra cui i dipendenti, i clienti, i consumatori, i fornitori e le comunità di riferimento.

Ascolta anche il podcast: Cosa significa “responsabilità sociale” per un lavoratore

RSI e commitment

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