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Responsabilità Sociale delle Imprese Archive

Imprenditoria

Il report non finanziario: è uno strumento utile?



Per definizione, un report sulla responsabilità sociale d’impresa (CSR report) è uno strumento di comunicazione, che intende fornire informazioni, sia all’interno che all’esterno sull’approccio adottato dall’impresa e sull’attuazione delle politiche di responsabilità sociale.
Inizialmente, il report sociale è stato utilizzato dalle grandi aziende, soprattutto quelle del settore industriale localizzate nell’Europa occidentale.
A cavallo tra gli anni 90′ e 2000 l’attenzione si è tendenzialmente spostata dalla rendicontazione sociale a quella ambientale, in linea con la crescente sensibilità dell’opinione pubblica per i temi ambientali e per la definizione di alcuni concetti come quello di sviluppo sostenibile.
Più di recente, le 2 dimensioni (sociale e ambiental)e sono state fuse nel concetto di report non finanziario, che interessa anche questioni economiche.

Qual è, attualmente, la qualità delle informazioni fornite dai report non finanziari e come vengono sfruttati dalle imprese?

Imprenditoria

Responsabilità sociale d’impresa: conviene alle società di piccole dimensioni?



Con il DECRETO LEGISLATIVO 30 dicembre 2016, n. 254, l’Italia ha recepito la direttiva europea 95/2014 secondo cui le imprese con almeno 500 dipendenti hanno l’obbligo di comunicare informazioni di carattere non finanziario e informazioni sulla diversità.

Più in dettaglio, il decreto prevede l’obbligo di inserire nella relazione sulla gestione una dichiarazione di carattere non finanziario contenente informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione. Tale dichiarazione deve riportare, tra l’altro, una breve descrizione del modello aziendale dell’impresa, delle politiche applicate dall’impresa su questi aspetti, il risultato di tali politiche, i principali rischi connessi a tali aspetti, gli indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario connessi all’attività specifica dell’impresa.

Nonostante alcune grandi società (multinazionali e non) abbiano da anni inserito la responsabilità sociale (RSI) come strategia aziendale, per la maggior parte delle imprese si tratta di una novità assoluta e in molti ritengono che questo apporterà delle modifiche anche a livello di imprese di piccole dimensioni.

La RSI nelle piccole imprese

Imprenditoria

Valutare la Responsabilità sociale delle imprese



La Comissione Europea (EC 2011, A renewed EU strategy 2011-14 for Corporate Social Responsibility)
definisce, in modo sintetico e onnicomprensivo, la R.S.I. come la “responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società”. In tale definizione rientra quindi il rispetto per la legislazione
(internazionale e statale), l’attenzione per le questioni sociali e ambientali, la trasparenza, il rapporto con gli stakeholder.

La R.S.I. nell’UE

Come descritto da Paolo Pantrini su SecondoWelfare
la R.S.I. ha due dimensioni.

1. La dimensione interna. Riguarda:

  • la gestione delle risorse umane, che comprende la work-life balance, la parità di retribuzione e opportunità di carriera di genere, la non discriminazione per ragioni etniche, l’assunzione di categorie svantaggiate;
  • la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
  • la gestione delle trasformazioni industriali;
  • l’impatto ambientale.

2. La dimensione esterna. Fa riferimento al rapporto con tutti gli stakeholder (comunità locale, partner commerciali, fornitori, consumatori), alla promozione dei diritti umani e dell’ambiente
a livello planetario.

In sintesi, la politica dell’UE sulla R.S.I.:

  • si basa sul principio che l’intervento pubblico deve essere estremamente ridotto, non deve minare la volontarietà delle imprese, ma disegnare un quadro generale che favorisca comportamenti responsabili sul piano sociale e ambientale, con particolare attenzione alla qualità e alla convergenza delle procedure adottate, garantirne la verifica indipendente e sostenere le buone pratiche;
  • suggerisce l’integrazione dei principi della R.S.I. in tutti gli ambiti delle politiche comunitarie.

Il 6° Studio sugli Investimenti Sostenibili e Responsabili in Europa, condotto dal Forum Europeo per gli Investimenti Sostenibili e Responsabili (EUROSIF) nel 2014 ha analizzato le strategie di R.S.I., i trend in Europa e in 13 Paesi europei. I principali risultati emersi sono:

  • tutte le strategie di R.S.I. hanno registrato tassi di crescita a doppia cifra tra il 2011 e il 2013;
  • le strategie di esclusione diventano mainstream. Tra queste le più note riguardano la rinuncia a investimenti su bombe a grappolo e mine antiuomo;
  • le strategie di engagement e azionariato attivo fanno progressi significativi, soprattutto in alcuni Paesi come l’Italia, in cui si registra una crescita pari al 193%;
  • l’Impact investing, preso in considerazione per la prima volta, è la strategia che cresce più rapidamente, con una percentuale del 132%, pari a 20 miliardi. Al suo interno, si stima che la microfinanza copra il 50% degli attivi;
  • le pratiche di integrazione di fattori non finanziari nelle decisioni sono cresciute del 65%. Tra queste la considerazione di elementi non finanziari negli investimenti e di analisi e ricerche non connesse ad aspetti monetari;
  • parallelamente all’aumento della sensibilità diffusa per i temi ambientali, sociali e della governance, l’attenzione si sta spostando dall’utilità della R.S.I. dal punto di vista finanziario, al come il suo impatto si possa quantificare e misurare.
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