Responsabilità Sociale di Impresa Archive

Risorse Umane

Responsabilità Sociale di Impresa: Stakeholder interni, report non finanziario, PMI



E’ disponibile l’e-book Responsabilità Sociale di Impresa: Stakeholder interni, report non finanziario, PMI, che raccoglie i contributi sul tema della responsabilità sociale di impresa pubblicati sul blog. Di seguito riportiamo l’indice, mentre per il download gratuito: Vai Qui

Indice

1. Premessa

2. Definizione

3. Stakeholder interni

3.1 RSI e commitment

3.2 Caso aziendale

3.2.1 Risultati

4. Psicologia della responsabilità sociale di impresa: Come, quando e perchè la RSI risponde a bisogni personali

4.1 Aspetti psicologici della responsabilità sociale

4.2 RSI e bisogni dei lavoratori

4.2.1 Sicurezza e protezione
4.2.2 Distinguersi dagli altri
4.2.3 Appartenenza
4.2.4 Attribuzione di significato

5. Capitale sociale

5.1 Capitale sociale e fiducia

5.2 Capitale sociale in Italia

6. Da dove partire per attivare politiche di Responsabilità Sociale d’Impresa?

6.1 Responsabili della RSI e comunicazione

6.2 Quali misure adottare

7. Reputazione aziendale

7.1 Rischi reputazionali

7.2 Fattori di sostenibilità

7.3 Buona e cattiva reputazione aziendale

8 Performance finanziaria

8.1 Indici della performance

8.2 Altri fattori

8.2.1 Soddisfazione dei clienti
8.2.2 Reputazione
8.2.3 Vantaggio competitivo sostenibile

8.3 In sintesi

9. Report non finanziario

9.1 Qualità dei report non finanziari

9.2 Luso del report non finanziario in Italia

10. Buone pratiche nelle PMI

10.1 La RSI nelle piccole imprese

10.2 Perchè conviene la RSI

11 Buone pratiche nelle imprese europee

11.1 Approcci allo sviluppo della RSI

11.1.1 Approccio alle capacità, orientato ai Processi
11.1.2 Approccio orientato al mercato e ai risultati
11.1.3 Approccio discrezionale orientato alla comunità

11.2 In sintesi

12. L’impresa irresponsabile e l’impresa responsabile: pratiche a confronto

12.1 Difficoltà di attuazione

12.2 La RSI allo stato attuale

13. Valutare la Responsabilità sociale d’impresa

13.1 Problemi aperti

14. Nota

15. Bibliografia

Iscriviti alla newsletter

Selezionati

Invecchiamento e automazione, Responsabilità sociale artigiani, lavoro e paternità



Nella rassegna stampa di oggi, proponiamo alcuni recenti approfondimenti su: l’invecchiamento della forza lavoro e le prospettive conseguenti all’automazione delle mansioni, i benefici per i singoli lavoratori e per le imprese nella gestione dei permessi di paternità, l’adozione di linee guida per la responsabilità sociale di impresa anche per le microimprese.

G. Rusconi (2018). Fra invecchiamento e automazione: le «figure senior» sono a rischio. Il Sole 24 ORE

Il rapporto report «The Twin Threats of Aging and Automation», realizzato da Mercer e Oliver Wyman e focalizzato sulle principali trasformazioni nel mondo del lavoro nei prossimi 10 anni, parla purtroppo chiaro: l’Italia è il Paese europeo più esposto al “rischio-sostituzione”, con il 58% degli addetti anziani tra i 50 e i 64 anni impegnati in lavori facilmente automatizzabili … Leggi

C. Agostini, E. Barazzetta, F. Maino (2018). Conciliare lavoro e paternità: una sinergia vincente per l’individuo, una risorsa per l’azienda. Percorsi di secondo Welfare

Selezionati

Report McKinsey, discriminazioni e salute mentale, lavoratori over 50



Nella rassegna stampa di oggi, alcuni articoli su: il report McKinsey “Women in the Workplace 2018”; discriminazioni e salute mentale sui luoghi di lavoro; lavorare a 50-60 anni; la responsabilità sociale d’impresa dopo l’entrata in vigore della legge che obbliga le grandi aziende a fornire un report non finanziario.

A. Krivkovich et al. (2018). Women in the Workplace 2018. McKinsey

Progress on gender diversity at work has stalled. To achieve equality, companies must turn good intentions into concrete action. Companies report that they are highly committed to gender diversity. But that commitment has not translated into meaningful progress … Leggi

I. Tagliabue (2018). Salute mentale e discriminazioni: un tema ancora attuale. Bollettino Adapt

Cosa significa “responsabilità sociale” per un lavoratore



In questo podcast analizziamo alcuni aspetti della responsabilità di impresa spesso poco considerati o ignorati.
Facciamo riferimento a 2 post, precedentemente pubblicati sul blog:

Risorse Umane

Psicologia della responsabilità sociale di impresa: Come, quando e perchè la RSI risponde a bisogni personali



Quando si parla di responsabilità sociale di impresa si ragiona spesso solo sugli aspetti economico-finanziari, come la produttività, la performance e il ROI (Return on Investment) per l’organizzazione. Meno noti agli HR manager e meno studiati dai ricercatori sono gli aspetti psicologici a un livello micro, cioè cosa implichino le politiche di RSI per i singoli dipendenti.

Analizziamo meglio questi aspetti, grazie anche al lavoro di Bauman e Skitka (2012). Corporate social responsibility as a source of employee satisfaction. Re-search in Organizational Behavior (Scarica)

Risorse Umane

Responsabilità sociale e portatori di interesse interni all’impresa



La Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) viene spesso considerata nel suo aspetto esterno, cioè in relazione alle politiche aziendali per la tutela dell’ambiente o attività filantropiche destinate alle comunità di appartenenza. In realtà, anche se meno presa in considerazione, la RSI ha una dimensione interna che riguarda la vita delle organizzazioni e può essere percepita e vissuta in modi diversi dai dipendenti.

In generale, secondo un approccio ormai consolidato e condiviso, la RSI risponde alle esigenze di diversi portatori di interesse (stakeholder), ossia gli individui e i gruppi che possono influenzare ed essere influenzati dalle attività dell’impresa. Di conseguenza, le organizzazioni dovrebbero assumersi maggiori responsabilità nei confronti dei loro principali soggetti interessati, tra cui i dipendenti, i clienti, i consumatori, i fornitori e le comunità di riferimento.

Ascolta anche il podcast: Cosa significa “responsabilità sociale” per un lavoratore

RSI e commitment

Risorse Umane

Capitale sociale: quanto conta nella responsabilità sociale d’impresa?



In Italia, come leggiamo spesso suigiornali, cresce l’interesse per le politiche di responsabilità sociale d’impresa (RSI), soprattutto da parte delle grandi imprese, ma il fenomeno è in crescita anche nelle realtà organizzative più piccole. Uno degli elementi che risulta particolarmente importante per la RSI è sicuramente il capitale sociale, di cui abbiamo già parlato (vd per esempio Capitale sociale e performance delle piccole imprese) e che qui riprendiamo da una prospettiva diversa.

Numerosi studi (per esempio Lins, Servaes e Tamayo 2017) ci dicono che durante la crisi finanziaria del 2008-2009 negli USA, le imprese con elevato capitale sociale, misurato come intensità delle iniziative di RSI, presentavano livelli di rendimento delle azioni superiore di 4-7 punti percentuali, rispetto alle imprese con basso capitale sociale. In generale, le imprese con alti livelli di RSI hanno registrato maggiore redditività, crescita e vendite per dipendente rispetto a società a basso livello di RSI e hanno aumentato il debito. Questa evidenza suggerisce che la fiducia tra l’azienda da una parte, e i suoi stakeholder e gli investitori dall’altra, costruita attraverso investimenti in capitale sociale, ripaga quando il livello generale di fiducia nelle imprese e nei mercati subisce uno chock negativo

Risorse Umane

Whistleblowing: dopo la legge cambiamo la cultura!



Mercoledì 15 novembre è stata approvata in parlamento la legge sul whistleblowing
Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato, che prevede la tutela per i dipendenti che denunciano reati o irregolarità nelle imprese in cui lavorano (pubbliche private o partecipate), sia dell’identità quando l’indagine è in corso sia da eventuali ritorsioni, mobbing o licenziamenti.

La casistica delle irregolarità è piuttosto ampia, come abbiamo modo di verificare spesso sui media: si va dai casi di corruzione (tangenti, uso di fondi aziendali per scopi personali), alla spinta ai dipendenti bancari affinchè convincano i clienti a investire su titoli tossici, passando per la manomissione dei software che rilevano le emissioni inquinanti e una serie di comportamenti più lievi ma comunque illeciti.

Cosa cambierà con la legge? e, soprattutto, è sufficiente una legge per inibire comportamenti illeciti sul posto di lavoro?

Per scoprirlo, andiamo un po’ a vedere cosa succede nei Paesi che sono più avanti dell’Italia, come Regno Unito e USA, dove è addirittura previsto un compenso per i whistleblower.

Ostacoli alle denunce

Come sottolineano diversi studi apparsi su Harvard Business Review, per esempio Mayer (2016) e Rajgopal (2017), chi denuncia irregolarità nell’organizzazione in cui lavora, spesso subisce punizioni o ritorsioni, non solo nella società di appartenenza, ma anche quando tenta di trovare un impiego da un’altra parte.

Inoltre, si sa poco o nulla su come le aziende rispondono internamente alle denunce, perchè sono abbastanza restie a comunicare all’esterno le modalità specifiche con cui avviano le indagini, dopo la segnalazione di un loro dipendente.

Infine, molti manager lamentano il fatto che la maggior parte delle segnalazioni siano solo sciocchezze. Respingere queste preoccupazioni, però, è un errore, perchè i dipendenti sono, in realtà, spesso in grado di cogliere un singolo frammento di un problema ben più grande e diffuso.
Questa tendenza del management a ignorare singole denunce rafforza una cultura del silenzio, in quanto i dipendenti si sentono in dovere di presentare casi di illeciti solo quando hanno delle prove verificabili. Il che, alla fine, si traduce in un numero inferiore di segnalazioni.

Risorse Umane

Quali effetti ha la responsabilità sociale sui rischi della reputazione aziendale?



Tra un’impresa che si prende cura dei propri dipendenti, acquista solo da fornitori responsabili e incoraggia i propri manager a comportarsi in modo eticamente corretto e un’altra, nota per il rilascio di inquinanti tossici, la chiusura periodica degli stabilimenti e il licenziamento frequente dei dipendenti, qual è la più esposta al rischio reputazionale?
La risposta non è scontata.

Da un’indagine pubblicata su CR Magazine condotta a livello globale su 4000 aziende, è emerso che il rischio reputazionale è maggiore per le imprese che divulgano le iniziative di RSI mentre non presenta alcuna correlazione o risulta molto bassa, tra le imprese che hanno rivelato pochi dati di se stesse.

Rischi reputazionali

Nello specifico, sono maggiormente esposte ai rischi reputazionali quelle imprese che hanno più fonti per il rating di sostenibilità (per esempio sono oggetto di attenzione da parte degli analisti di investimenti responsabili, vengono monitorate da numerose ONG o da siti che si occupano di certificazione o richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica.

Iscriviti alla newsletter bisettimanale. Riceverai:

desc="" group="Public"]

Iscrizione Newsletter