smart working Archive

Selezionati

Diversità e uguaglianza, buona educazione al lavoro, integrità fisica del lavoratore



Nella rassegna stampa di oggi alcuni approfondimenti su: differenza tra diversità e uguaglianza che non sempre vanno di pari passo; la cattiva abitudine, diffusa in molti ambienti lavorativi, di rispondere a domande solo facendo riferimento a un manager uomo, mentre sarebbe buona educazione rispondere a una collaboratrice donna se è questa ad averla posta; buone pratiche di welfare in alcune PA; integrità fisica del lavoratore in casi di vessazione, mobbing e stress lavoro-correlato.

K. Malik (2018). We’re now confusing diversity and equality. Which is our priority?. The Guardian

What do we mean by diversity? And why is it good – or not? For all the myriad debates about diversity today, such questions are rarely addressed in any depth. The latest hoo-ha was generated by a Lionel Shriver column in the Spectator, which questioned publisher Penguin Random House’s pledge to make the company more diverse. “We want both our new hires and the authors we acquire to reflect UK society by 2025,” PRH says on its website … Leggi

P. Clark (2018). Volete essere un buon capo? Non date risposte solo ai colleghi maschi. Il Sole 24 ORE.

Professioni

Lavoro agile: ottimo strumento per la conciliazione vita-lavoro



Da molti anni, ormai, siamo abituati a chiamarlo telelavoro, anche se più recentemente e in particolare con la sua regolamentazione avvenuta con la legge 81/2017, il lavoro agile (o smart working) presenta caratteristiche diverse rispetto al suo “antenato”. Due di queste ci sembrano particolarmente importanti:

  • non si tratta di una misura ad hoc per esigenze di casi singoli (per esempio lavoratori gravemente malati o vittime di infortuni, disabili, donne in maternità), ma riguarda la ristrutturazione, più in generale, del modo di lavorare all’interno dell’impresa;
  • non deve svolgersi in una sede fissa (come l’abitazione del telelavoratore), ma in un posto esterno ai locali dell’azienda, nel rispetto delle norme di salute e sicurezza.

Nonostante questo tema riscuota un certo successo, come dimostrano le numerose iniziative organizzate per analizzarlo e discuterne, l’Italia risulta ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei.

I dati del lavoro agile

Gli ultimi dati messi a disposizione dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ci dicono che sono 305 mila (l’8% del totale) i lavoratori in Italia, per lo più dipendenti di grandi imprese, a scegliere il lavoro agile, ma potrebbero diventare 5 milioni. Il 36% delle grandi industrie ha avviato iniziative strutturate,  mentre le PMI sono indietro e le Pubbliche Amministrazioni sono ferme ad appena il 5%.

Numeri piuttosto piccoli dunque, anche se il trend è in crescita, come evidenziato sia dal Rapporto Welfare Index Pmi 2018 (nel quale lo smart working è una delle iniziative preferite dai lavoratori come politica di welfare), e da alcuni esempi di buone pratiche nella PA, (come il Ministero dell’Economia e diversi comuni).

Un dato molto interessante, sul quale per ora non esistono statistiche, è l’adozione del lavoro agile anche negli studi professionali, dove viene molto apprezzato come una delle buone pratiche di conciliazione vita-lavoro.

I principali vantaggi del lavoro agile, evidenziati nei vari studi, sono:

  • una diminuzione dell’assenteismo, una riduzione degli spazi lavorativi e un aumento della produttività in media del 15% per le imprese (grandi e piccole). Questo si tradurrebbe, in prospettiva, in un incremento di svariati miliardi a livello nazionale;
  • una maggiore motivazione e soddisfazione per i dipendenti;
  • un abbassamento dei livelli di inquinamento ambientale, per effetto della riduzione degli spostamenti casa-lavoro.

Perchè, allora, se è così conveniente, non cresce con un ritmo maggiore?

Le dinamiche del lavoro agile

Per rispondere, proviamo ad analizzare più nel dettaglio le pratiche dello smart working.
Lo smart worker non si reca al lavoro fisicamente, ma svolge le sue attività collegandosi con i suoi colleghi tramite piattaforma aziendale o comunque tramite canali di comunicazione condivisi con il suo team. Questo ha almeno 3implicazioni:

  • il responsabile non ha un controllo “fisico” sull’operato dei collaboratori, ma esercita questo tramite un rapporto di fiducia;
  • la valutazione dei lavoratori si basa sugli obiettivi raggiunti e non sul numero di ore di presenza in ufficio;
  • chi fa smart working ha buona dimestichezza con gli strumenti tecnologici di cui deve necessariamente disporre.

Cambiamento organizzativo

Affinchè l’introduzione del lavoro agile abbia successo, è indispensabile avviare un processo di cambiamento organizzativo, nel quale andrebbero rivisti e modificati sia l’esercizio della leadership che la cultura organizzativa.
Le parole chiave per i proprietari e i dirigenti aziendali, da diffondere via via all’intera organizzazione, sono flessibilità, delega, fiducia, autonomia, collaborazione, coinvolgimento e responsabilizzazione dei collaboratori.
Non è sufficiente introdurre le nuove tecnologie per rendere smart il lavoro, ma il processo va accompagnato con adeguati piani di comunicazione e di formazione sull’importanza del cambiamento in atto e sulle soft skills, in particolare quelle digitali.

Ostacoli al lavoro agile

Gli aspetti appena evidenziati mettono in crisi un sistema di credenze e pratiche, ancora molto radicate non solo e non tanto negli ambienti lavorativi, ma nell’intera società.
Per esempio, anche se le vicende dei cosiddetti “furbetti del cartellino” potrebbero essere emblematici del fatto che non basta imporre alcune pratiche per evitare comportamenti disonesti, il controllo fisico e le ore di presenza in ufficio sembrano ancora essere ritenuti i criteri migliori per assicurare che il lavoratore stia effettivamente svolgendo le attività per cui è pagato.

Un altro aspetto critico è, come evidenziato dal DESI 2018, che gli italiani sono ancora molto indietro rispetto alle competenze digitali degli europei. In alcuni ambienti lavorativi, la resistenza all’uso delle nuove tecnologie e il riconoscimento della loro importanza rappresenta un ostacolo molto difficile da superare per portare a regime il lavoro agile.

Infine, spostando l’attenzione sulla sfera extralavorativa, una persona che svolge da casa le sue attività non è esente dagli impegni lavorativi, dunque non è a disposizione per esempio di familiari o vicini di casa in qualunque momento della giornata.

In conclusione

Alcuni cambiamenti in atto, come la diffusione degli spazi di coworking e il progresso continuo delle ICT, favoriscono la diversificazione del modo di lavorare e l’automazione non solo di alcune professioni (grafici, giornalisti, avvocati, ecc.), ma anche in settori come quello manufatturiero, dove per esempio gli operai possono, e potranno sempre più, gestire le macchine in parte a distanza.
Fermo restando che alcune attività non possono e non potranno nell’immediato futuro essere svolte a distanza, è chiaro però che il lavoro agile non riguarda esclusivamente i lavori “intellettuali”, come si riteneva fino a poco tempo fa, ma sta portando a una riorganizzazione generale del lavoro.

Altri articoli su questi temi sono inseriti nel database

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Selezionati

Rapporto McKinsey, assumere chi pensa in modo diverso, smart working ma non per tutti



Nella rassegna stampa di oggi gli ultimi approfondimenti su: le competenze richieste nel mercato del lavoro secondo l’ultimo rapporto McKinsey, l’assunzione di persone con autismo, la diminuzione del gender gap nelle startup (almeno in alcune aree geografiche), lo smart working solo per una piccola percentuale di lavoratori in Italia, nuove frontiere del welfare aziendale come l’outplacement.

J. Bughin et al. (2018). Skill shift: Automation and the future of the workforce. McKinsey

Skill shifts have accompanied the introduction of new technologies in the workplace since at least the Industrial Revolution, but adoption of automation and artificial intelligence (AI) will mark an acceleration over the shifts of even the recent past. The need for some skills, such as technological as well as social and emotional skills, will rise, even as the demand for others, including physical and manual skills, will fall. These changes will require workers everywhere to deepen their existing skill sets or acquire new ones. Companies, too, will need to rethink how work is organized within their organizations … Leggi

A. Clegg (2018). Volete incrementare le entrate? Assumete chi pensa in modo diverso. Il Sole 24 ORE

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Importanza delle soft skills, nuove professioni, anche a Davos si è parlato di molestie sessuali



Nella rassegna di oggi, alcuni recenti approfondimenti su: le soft skills per Industry 4.0, nuove professioni grazie al machine learning, anche a Davos, per la prima volta, si è parlato di molestie sessuali
S. Salviati (2018). Industry 4.0: l’importanza delle soft skills per la valorizzazione del lavoro umano. Bollettino Adapt

Velocità, portata, intensità ed impatto: le quattro caratteristiche distintive della quarta rivoluzione industriale indicano chiaramente che le sfide a cui l’industry 4.0 dà luogo sono tutt’altro che semplici da affrontare. Infatti si è dinanzi ad una vera e propria trasformazione: il modo in cui si vive, si lavora e ci si relaziona con gli altri è sottoposto ai drastici cambiamenti dettati dalle innovazioni tecnologiche e digitali, le quali stanno rimodellando gli odierni scenari economici, sociali, culturali e umani, e quindi le vite della generazione attuale e di quelle a venire … Leggi

R. Waters (2018). Così il machine learning crea nuove professioni (e nuovi problemi …). Il Sole 24 ORE.

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Divario di genere negli stipendi, regole INAIL per lo smart working, welfare nei CCNL



Iniziamo il 2018 con alcuni interessanti approfondimenti su: disparità di trattamento economico tra uomini e donne, le regole INAIL per gestire lo smart working, l’inserimento del welfare aziendale nei contratti collettivi

I. Betti (2018). Una giornalista di BBC si è dimessa perché pagata meno dei colleghi maschi. L’HuffingtonPost

Ha scoperto di essere stata pagata, per anni, molto meno rispetto ai suoi colleghi uomini e per questo ha deciso di lasciare il suo lavoro. Carrie Gracie, capo dell’ufficio di BBC News in Cina, ha protestato contro la disparità degli stipendi e ha espresso tutta la sua rabbia in una lettera, pubblicata sul suo blog. “Nel corso dei trent’anni che ho passato alla BBC, non ho mai pubblicamente criticato l’azienda per la quale ho lavorato e che ho amato. Non sto chiedendo più soldi … Leggi

A. Perkins (2018). Carrie Gracie’s dispute with the BBC isn’t about money – it’s about integrity. The Guardian

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Guida allo smart working, terzo rapporto sul secondo welfare, lavoratori over 50, startup a conduzione femminile



Nella rassegna di oggi, alcuni recenti articoli su: adempimenti normativi per le imprese che adottano lo smart working, il terzo rapporto sul Secondo Welfare in Italia, la visione e gli atteggiamenti verso i lavoratori over 50, le startup costituite in prevalenza da donne e la valorizzazione del capitale umano tramite un iniziativa di responsabilità sociale d’impresa.

M. Menegotto (2017). Lavoro agile e comunicazioni obbligatorie. Bollettino Adapt

La Legge n. 81 del 2017 nell’introdurre per la prima volta nell’ordinamento italiano una regolamentazione in materia di lavoro agile, ha sottoposto (all’art. 23 co. 1) gli accordi individuali per l’introduzione di tale modalità di esecuzione della prestazione lavorativa al regime delle comunicazioni obbligatorie di cui all’art. 9-bis del Decreto Legge n. 510 del 1996. Il riferimento è dunque alle comunicazioni obbligatorie in caso di assunzione, cessazione, trasformazione dei rapporti di lavoro, il cui inadempimento o ritardo comporta l’applicazione di determinate sanzioni amministrative pecuniarie … Leggi

R. Silenti (2017). Smart Working: Tutto quello che ti serve per adottare lo Smart Working (e non fallire). Leadership & Management

Lo Smart Working non è soltanto infrastruttura tecnologica, ma anche e soprattutto un nuovo modello organizzativo, necessario ed indispensabile per il futuro di ogni impresa. Smart Working significa lavorare in maniera intelligente, snellendo e ottimizzando i processi di lavoro, concedendo autonomia di tempo e di spazio a un lavoratore responsabile e più libero, attraverso la fiducia, la flessibilità, la collaborazione, il coinvolgimento, il dialogo con la tecnologia … Leggi

Selezionati

Qualità del lavoro autonomo e dipendente, nuove startup , mail forse obsoleta



Per la rassegna di oggi abbiamo selezionato alcuni articoli su: qualità della vita e del lavoro in azienda, equo compenso per i liberi professionisti, la nascita di nuove startup e il tema dell’uso della mail (uno strumento che sembra destinato a sparire da ormai molti anni, ma che continua a sopravvivere alle nuove tecnologie).

S. Montegiove (2017). 10 modi per migliorare la qualità della vita (e del lavoro) in azienda. Tech Economy

Negli ultimi 3 anni il 40% dei lavoratori intervistati, secondo uno studio condotto dall’Institut Think pour l’Institut Great Place to Work, sostiene di sentirsi demotivato sul lavoro, con picchi che raggiungono il 70-80% in contesti particolari. Se si considera che la mancanza di motivazione impatta negativamente sulle prestazioni aziendali, vanno sicuramente analizzati i fattori cosiddetti demotivanti, individuati in qualità della vita al lavoro scadente, mancanza di riconoscimento per gli sforzi lavorativi profusi, scarsa capacità di leadership e di capacità relazionali dei vertici aziendali, problemi personali del lavoratore, del capo o dei colleghi, mancanza di promozioni, benefit o scarsità del compenso, incapacità di identificarsi nel sistema organizzativo, cambi di mansione e di orario, modalità di svolgimento del lavoro e ambiente fisico … Leggi

W. Anedda (2017). L’equo compenso è una questione di rispetto della dignità dei liberi professionisti. l’HuffingtonPost

Nelle ultime settimane si è tornati a discutere di equo compenso, ovvero della possibilità per gli iscritti agli Albi di ricevere la giusta attenzione nei confronti dei compensi professionali. Si tratta di un punto nodale, sia per quanto attiene l’aspetto economico, sia per un’effettiva ed efficace tutela della committenza, ma soprattutto per il rispetto della dignità professionale dei liberi professionisti. Un lavoratore dipendente, pubblico o privato, può contare su un contratto collettivo nazionale che indica esattamente qual è la retribuzione minima riconosciuta. Per quale motivo, quindi, un libero professionista non dovrebbe potersi affidare a un corretto compenso per la prestazione che eroga? … Leggi

Selezionati

Oltre il diversity management, smart working, welfare



Di seguito alcuni tra i più recenti paper che arricchiscono il database

A. Lazazzara (2017). Diversity Management: oltre la formazione, verso l’integrazione con i sistemi HR e la strategia di business.
BTLab

La domanda volutamente provocatoria “Formare al diversity management o superare il diversity management?” da cui ha preso avvio questo learning talk ha suscitato molte reazioni tra gli esperti che vi hanno preso parte ed ha portato verso una tesi conclusiva. Siamo cioè giunti a quel momento cruciale di non ritorno nello sviluppo e diffusione di una pratica – in questo caso il diversity management (DM) – tale per cui il non fare è più rischioso del fare (e, magari, sbagliare). Sono oramai lontani i tempi pionieristici in cui le aziende più lungimiranti si lanciavano in sperimentazioni isolate per valorizzare gli aspetti di diversità individuale, e il corpus di conoscenze teoriche e pratiche sul tema è oramai in fase di consolidamento … Leggi

L. Pogliana (2017). Lavoratori ‘protetti’: le buone aziende non aspettano le buone leggi. Leadership & Management Magazine

In questo momento c’è molta attenzione sulle nuove norme entrate in vigore per le ‘categorie protette’ (numero di assunzioni obbligatorie, interventi formativi preliminari…). Limitiamoci a dire che se una legge forza pregiudizi e barriere culturali è un passo positivo e necessario, perché va contrastata una cultura arretrata: molte aziende, per esempio, cercano di non superare il numero di dipendenti che obbliga a un’assunzione ‘protetta’, oppure queste persone sono utilizzate solo per lavori non qualificati … Leggi

Selezionati

Automazione, posti di lavoro, smart working



4 tra gli articoli aggiunti di recente nel database

Automazione

F. Seghezzi Oltre i robot, un mondo che cambia. Bollettino Adapt:
E’ ormai chiaro che un nuovo spettro si aggira per il mondo e non solo. Non si tratta del comunismo, ma dell’algoritmo, e più in generale della tecnologia e delle sue conseguenze sul mondo del lavoro. C’è poco di nuovo in questo incubo contemporaneo, tanto che si potrebbero riempire manuali analizzando le teorie a riguardo elaborate negli anni dagli economisti … Leggi

G. Carraro Automazione digitale: ecco come cambierà il lavoro (e perché potrebbe essere un’opportunità). Agenda Digitale:
Bisognerà superare una fase che si prospetta non facile, caratterizzata dall’acuirsi dei conflitti sociali, ma la storia insegna che il cambiamento porta con sé anche molte opportunità, nuovi mestieri e nuovi modelli economici … Leggi

Smart working

La Ferrero lascerà i dipendenti liberi di lavorare un giorno alla settimana da qualsiasi luogo. L’HuffingtonPost:
Parte il progetto di “smart working” aziendale. Lavorare un giorno a settimana ‘in agilità’, da casa o da qualsiasi luogo idoneo, al fine di agevolare e migliorare la conciliazione del rapporto tra i tempi della vita privata e della vita lavorativa (il cosiddetto work-life balance), ma soprattutto per dar vita a un nuovo patto di fiducia tra l’azienda e il collaboratore, facendo leva sul senso di responsabilità individuale e sulle opportunità offerte da un nuovo concetto di lavoro in movimento, nell’era del digitale e in un ambiente costantemente ‘connesso’ … Leggi

I. Barera. Telelavoro, oltre 200 opportunità. Il Corriere:
Carriera “smart”? Non è più una chimera. Anzi, iniziano a esserci delle posizioni aperte. Anche qui in Italia. Avvertiamo: se già vi immaginate col tablet davanti al mare, frenate la fantasia! Ma se puntate a lavorare qualche giornata da fuori ufficio, ecco alcune (non sono molte e non sono tutte qui, va detto) aziende alla ricerca di figure che avranno questa possibilità … Leggi

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Professioni

Lavoro agile: nuovi modi di lavorare e collaborare



Lo smart working, anche noto come “lavoro agile”, si riferisce a tutte quelle forme di flessibilità (spaziali, temporali, metodologiche) applicabili all’interno di un organizzazione.
Costituisce un evoluzione rispetto alle forme di telelavoro che, nato e normato per venire incontro alle esigenze di particolari categorie di lavoratori, come le donne con figli o le persone con disabilità, si era dimostrato uno strumento che portava all’isolamento e al rischio di esclusione dall’avanzamento di carriera per chi ne usufruiva.

Di recente un gruppo di parlamentari ha depositato una proposta di legge, con l’intento di migliorare la legislazione esistente sul telelavoro, ormai obsoleta in quanto risalente a un periodo in cui non esistevano le tecnologie attuali.
In Italia, dove il problema delle capacità di innovazione e dell’aumento della produttività delle imprese è particolarmente evidente, lo smart working riveste un certo interesse e, infatti, sul web sono presenti molti contributi che ne sottolineano i vantaggi e l’apporto innovativo.

Come riportato da un articolo su Repubblica, secondo il Financial Times, il lavoro fuori dall’ufficio riguarda il 14% dei lavoratori inglesi e il 20% degli americani. Dalle scrivanie e dall’ufficio tradizionale spariscono cartoline, foto, biro, sostituite da smartphone, tablet, PC portatili. Le nuove postazioni di lavoro possono stare dovunque, con l’impiego di spazi molto ridotti.

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