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Imprenditoria

Valutare la Responsabilità sociale delle imprese



La Comissione Europea (EC 2011, A renewed EU strategy 2011-14 for Corporate Social Responsibility)
definisce, in modo sintetico e onnicomprensivo, la R.S.I. come la “responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società”. In tale definizione rientra quindi il rispetto per la legislazione
(internazionale e statale), l’attenzione per le questioni sociali e ambientali, la trasparenza, il rapporto con gli stakeholder.

La R.S.I. nell’UE

Come descritto da Paolo Pantrini su SecondoWelfare
la R.S.I. ha due dimensioni.

1. La dimensione interna. Riguarda:

  • la gestione delle risorse umane, che comprende la work-life balance, la parità di retribuzione e opportunità di carriera di genere, la non discriminazione per ragioni etniche, l’assunzione di categorie svantaggiate;
  • la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
  • la gestione delle trasformazioni industriali;
  • l’impatto ambientale.

2. La dimensione esterna. Fa riferimento al rapporto con tutti gli stakeholder (comunità locale, partner commerciali, fornitori, consumatori), alla promozione dei diritti umani e dell’ambiente
a livello planetario.

In sintesi, la politica dell’UE sulla R.S.I.:

  • si basa sul principio che l’intervento pubblico deve essere estremamente ridotto, non deve minare la volontarietà delle imprese, ma disegnare un quadro generale che favorisca comportamenti responsabili sul piano sociale e ambientale, con particolare attenzione alla qualità e alla convergenza delle procedure adottate, garantirne la verifica indipendente e sostenere le buone pratiche;
  • suggerisce l’integrazione dei principi della R.S.I. in tutti gli ambiti delle politiche comunitarie.

Il 6° Studio sugli Investimenti Sostenibili e Responsabili in Europa, condotto dal Forum Europeo per gli Investimenti Sostenibili e Responsabili (EUROSIF) nel 2014 ha analizzato le strategie di R.S.I., i trend in Europa e in 13 Paesi europei. I principali risultati emersi sono:

  • tutte le strategie di R.S.I. hanno registrato tassi di crescita a doppia cifra tra il 2011 e il 2013;
  • le strategie di esclusione diventano mainstream. Tra queste le più note riguardano la rinuncia a investimenti su bombe a grappolo e mine antiuomo;
  • le strategie di engagement e azionariato attivo fanno progressi significativi, soprattutto in alcuni Paesi come l’Italia, in cui si registra una crescita pari al 193%;
  • l’Impact investing, preso in considerazione per la prima volta, è la strategia che cresce più rapidamente, con una percentuale del 132%, pari a 20 miliardi. Al suo interno, si stima che la microfinanza copra il 50% degli attivi;
  • le pratiche di integrazione di fattori non finanziari nelle decisioni sono cresciute del 65%. Tra queste la considerazione di elementi non finanziari negli investimenti e di analisi e ricerche non connesse ad aspetti monetari;
  • parallelamente all’aumento della sensibilità diffusa per i temi ambientali, sociali e della governance, l’attenzione si sta spostando dall’utilità della R.S.I. dal punto di vista finanziario, al come il suo impatto si possa quantificare e misurare.
Ricerche

come valutare il rischio da stress lavoro correlato?



Il termine “stress” è stato usato per la prima volta nel 1936, quando il fisiologo H. Selye, all’interno di una ricerca, indicò con esso la risposta di alcuni organismi dopo essere stati sottoposti alla somministrazione di sostanze pericolose.
Di per sé, quindi, il termine “stress” non indica necessariamente qualcosa di negativo.

Con “stress lavoro correlato” si intende quella situazione che, in ambito lavorativo, richiede al lavoratore la capacità di affrontare un evento particolare, come può essere la gestione quotidiana degli impegni lavorativi, il relazionarsi con i propri colleghi, superiori, ecc..

In Italia, in ottemperanza alla normativa vigente, a partire da Gennaio 2011, ogni realtà organizzativa ha dovuto avviare il processo di valutazione del rischio da stress lavoro correlato.

Una ricerca condotta sul tema è riportata nell’articolo “Valutazione del rischio stress lavoro correlato: il caso di una pubblica amministrazione”, scritto in collaborazione con Michela Loi e Benedetta Bellò pubblicato nel primo numero del 2015 del GIMLE (Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia).

L’articolo descrive un caso di valutazione dello stress lavoro correlato basato su una metodologia oggettiva, condotto presso una pubblica amministrazione. Per la valutazione si è fatto ricorso alle schede predisposte dall’Ispesl(2010) e successivamente aggiornate dall’INAIL (2011), le quali sono state completate durante 7 focus group, che hanno coinvolto 45 lavoratori (pari al 40% del personale), suddivisi in gruppi omogenei in riferimento al servizio di appartenenza, al lavoro di front-office vs back-office e alla sede di lavoro. Adottando la prospettiva della Grounded Theory, l’analisi del contenuto dei focus group ha permesso di estrapolare ulteriori tre fattori di rischio rispetto a quelli presenti nelle schede finora adottate:

  • la qualità della comunicazione;
  • le relazioni con e tra i vertici;
  • ulteriori specifiche di comportamenti discriminatori.

Tra i principali risultati dello studio:

Innovazione

Valutare la scuola per migliorare la qualità della società



La valutazione scolastica ha l’obiettivo di monitorare e/o migliorare la qualità della scuola nel suo complesso, fa riferimento a una serie di attività quali l’insegnamento, l’apprendimento e tutti gli aspetti legati al management. Esistono due tipi di valutazione: quella esterna (condotta da esperti non appartenenti allo staff della scuola) e quella interna (effettuata principalmente dal personale interno). Costituisce una tra le modalità per garantire la qualità del servizio scolastico, diffusa in molti Paesi europei. Nei sistemi in cui non è presente, o lo è in misura minima, viene affiancata ad altri tipi di valutazione, come il monitoraggio dell’intero sistema di istruzione/formazione, la valutazione individuale degli insegnanti o la valutazione dei servizi educativi gestiti da autorità locali.

Un quadro completo del sistema di valutazione della scuola è riportato nel recente report Eurydice “Assuring quality in education: approaches and polices to school evaluation in Europe”, dove vengono esaminati e confrontati 32 Paesi.

In Italia, il Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) è stato adottato con la L. 10/2011 e regolamentato dal D.P.R. 80/2013, viene coordinato dall’INVALSI
ed è focalizzato su:

  • efficienza ed efficacia della scuola;
  • qualità dell’erogazione del servizio.

Nell’anno scolastico in corso, il primo in cui il SNV viene realizzato, è prevista una fase di autovalutazione da parte degli istituti scolastici ai quali, nel novembre scorso, è stato fornito un format per l’autovalutazione.
Nel novembre 2015 l’INVALSI pubblicherà il rapporto su questa prima fase e, dal prossimo anno scolastico, sarà attuata la valutazione esterna.

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