welfare aziendale Archive

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Rapporto McKinsey, assumere chi pensa in modo diverso, smart working ma non per tutti



Nella rassegna stampa di oggi gli ultimi approfondimenti su: le competenze richieste nel mercato del lavoro secondo l’ultimo rapporto McKinsey, l’assunzione di persone con autismo, la diminuzione del gender gap nelle startup (almeno in alcune aree geografiche), lo smart working solo per una piccola percentuale di lavoratori in Italia, nuove frontiere del welfare aziendale come l’outplacement.

J. Bughin et al. (2018). Skill shift: Automation and the future of the workforce. McKinsey

Skill shifts have accompanied the introduction of new technologies in the workplace since at least the Industrial Revolution, but adoption of automation and artificial intelligence (AI) will mark an acceleration over the shifts of even the recent past. The need for some skills, such as technological as well as social and emotional skills, will rise, even as the demand for others, including physical and manual skills, will fall. These changes will require workers everywhere to deepen their existing skill sets or acquire new ones. Companies, too, will need to rethink how work is organized within their organizations … Leggi

A. Clegg (2018). Volete incrementare le entrate? Assumete chi pensa in modo diverso. Il Sole 24 ORE

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Genitori risorse per le imprese, valutare l’impatto sociale, competenze digitali



Nella rassegna di oggi, alcuni interessanti approfondimenti: le competenze dei genitori saranno sempre più indispensabili per le imprese; valutare l’impatto sociale è una grande opportunità per le aziende; come si fa team building nelle attività formative; la ricerca annuale DESI conferma, purtroppo, che i cittadini italiani sono molto indietro rispetto a quelli degli altri Paesi Europei in tema di competenze digitali, un libro sulla rappresentazione della finanza, del lavoro e della società al cinema.

N. Anzani (2018). Così i genitori diventano le risorse del futuro. Tuttowelfare

Problem solving in situazioni complesse; pensiero critico; creatività; gestione delle persone; capacità di coordinarsi con gli altri; intelligenza emotiva; capacità di giudizio e di prendere decisioni; orientamento al servizio, negoziazione; flessibilità. E’ questa la classifica delle 10 competenze più richieste dal mondo lavorativo a partire dal 2020 individuate durante l’ultimo World Economic Forum (WEF). «E le aziende, come dicono i più blasonati guru di management, devono velocemente attrezzarsi per avere a bordo personale con queste soft skill se non vogliono perdere terreno sul fronte della competitività … Leggi

S. Castello (2018). Valutare l’impatto sociale, un’opportunità per le aziende. Tuttowelfare

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Diversità di genere nelle organizzazioni: dati sulle molestie, tratti di leadership, startup



Nella rassegna stampa di oggi gli ultimi approfondimenti su: diversità di genere con riferimento ai dati disponibili sulle denunce per molestie sessuali, l’importanza di avere più donne nelle startup, alcuni tratti della leadership. Inoltre, la maggior parte dei manager ritiene positiva la presenza di persone con disabilità nella propria azienda, il welfare anche per le piccole e medie imprese e alcuni suggerimenti per valutare la valorizzazione del capitale umano.

I. Li Vigni (2018). Molestie sui luoghi di lavoro, riforme e dati. HR Online

Tra le importanti novità, contenute nella Legge di bilancio 2018, vi sono due nuove norme volte a tutelare chi agisce in giudizio per molestie o molestie sessuali sul luogo di lavoro e contro le conseguenti discriminazioni. La prima è volta a ricordare come obbligo del datore di lavoro, ai sensi del codice civile, sia quello di assicurare condizioni di lavoro tali da garantire integrità fisica e morale e dignità dei lavoratori, anche concordando, con le organizzazioni sindacali dei lavoratori, iniziative, di natura informativa e formativa, più opportune per prevenire il fenomeno delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro … Leggi

P. Anselmo (2018). Servono più donne nelle startup, per farle crescere: ecco come. Agenda Digitale

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Welfare e nuove relazioni industriali, buone pratiche di diversity and inclusion, riscoprire le emozioni



Nella rassegna stampa di oggi, alcuni approfondimenti recenti su: come s’inquadrano le politiche di welfare aziendale all’interno delle relazioni industriali che si stanno via via trasformando, buone pratiche da parte di grandi imprese sulla valorizzazione delle diversità, il dibattito sulle quote delle persone con disabilità da assumere negli USA, il ruolo delle emozioni sui luoghi di lavoro, nuove professioni artigianali e integrazione tra lavoro dell’uomo e macchina.

G. Scansani (2018). Welfare aziendale, partecipazione dei lavoratori e nuovi scenari delle relazioni industriali. Percorsi di secondo Welfare

Le trasformazioni del lavoro e della relazione tra impresa e lavoratore sono sempre più incentrate sulla necessità di contrattare innovazione organizzativa finalizzata agli incrementi delle performance. Ciò anche al fine di assecondare il crescente rilievo, riconosciuto nei contesti d’impresa più virtuosi, al valore apportato da ciascuno nell’organizzazione complessiva dei cicli produttivi, valorizzandone la soggettività, le competenze e le capacità. Queste trasformazioni per potersi tradurre in efficaci pratiche d’innovazione nei luoghi di lavoro ed accrescere la competitività aziendale richiedono, ad un tempo, gradi crescenti di partecipazione attiva da parte dei lavoratori … Leggi

S. Montegiove (2018). Diversity e inclusion in azienda: il caso Schneider Electric. TechEconomy

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Sviluppo delle competenze digitali nelle PMI, buone pratiche di welfare aziendale, il lavoro dell’innovation broker



Nella rassegna di oggi, alcuni recenti approfondimenti su: sviluppo delle competenze digitali nelle PMI, welfare come politica di supporto al lavoro delle donne, professioni emergenti e molto richieste come l’innovation broker

A. Biffi (2018). Competenze Industry 4.0, così le pmi le adeguano al mercato. Agenda Digitale

L’attuale momento storico è particolarmente ricettivo per favorire lo sviluppo e l’aggiornamento delle competenze dei lavoratori. Competenze legate al 4.0 necessarie alle aziende per sostenere i processi di trasformazione digitale in atto nel sistema manifatturiero italiano. E questo non solo perché il Piano Nazionale Industria 4.0 identifica come direttrici chiave, da un lato, gli investimenti in innovazioni infrastrutturali e, dall’altro, lo sviluppo delle competenze ma anche in virtù di una presa di coscienza da parte delle imprese … Leggi

A. Keller (2018). Quando il welfare aziendale sostiene l’occupazione femminile. Percorsi di Secondo Welfare

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Divario di genere negli stipendi, regole INAIL per lo smart working, welfare nei CCNL



Iniziamo il 2018 con alcuni interessanti approfondimenti su: disparità di trattamento economico tra uomini e donne, le regole INAIL per gestire lo smart working, l’inserimento del welfare aziendale nei contratti collettivi

I. Betti (2018). Una giornalista di BBC si è dimessa perché pagata meno dei colleghi maschi. L’HuffingtonPost

Ha scoperto di essere stata pagata, per anni, molto meno rispetto ai suoi colleghi uomini e per questo ha deciso di lasciare il suo lavoro. Carrie Gracie, capo dell’ufficio di BBC News in Cina, ha protestato contro la disparità degli stipendi e ha espresso tutta la sua rabbia in una lettera, pubblicata sul suo blog. “Nel corso dei trent’anni che ho passato alla BBC, non ho mai pubblicamente criticato l’azienda per la quale ho lavorato e che ho amato. Non sto chiedendo più soldi … Leggi

A. Perkins (2018). Carrie Gracie’s dispute with the BBC isn’t about money – it’s about integrity. The Guardian

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Formazione Tecnica Superiore, Riforma del terzo settore, Welfare, diversity management



Nella rassegna di oggi, alcuni articoli su: i risultati ottenuti con la formazione professionale negli Istituti Tecnici Superiori (ITS) ancora poco diffusi in Italia, la nuova normativa sul terzo settore, con un approfondimento sull’impresa sociale, buone pratiche di welfare aziendale e il divario di genere ai vertici delle organizzazioni.

F. Pastore (2017). Alla quarta rivoluzione industriale serve un diploma Its. La Voce

Gli istituti tecnici superiori (Its), introdotti in Italia con una legge del 2008 sulla falsariga delle università professionali tedesche (le mitiche Fachhochschulen), sono una tessera fondamentale del tipo di formazione necessaria per affrontare la quarta rivoluzione industriale già in atto in molti paesi avanzati. Qualche giorno fa a Pixel, la trasmissione di Rai 3 sulle nuove tecnologie, un docente di ingegneria ha dimostrato che i robot possono ora apprendere dall’osservazione degli esseri umani … Leggi

V. Gugliotta (2017). Il nuovo Codice del Terzo Settore: profili lavoristici. Bollettino Adapt

Il Terzo Settore rappresenta quel “settore che collocandosi tra lo Stato e il mercato, tra la finanza e l’etica, tra l’impresa e la cooperazione, tra l’economia e l’ecologia, (…) dà forma e sostanza ai principi costituzionali della solidarietà e della sussidiarietà e (…) alimenta quei beni relazionali che, soprattutto nei momenti di crisi, sostengono la coesione sociale e contrastano le tendenze verso la frammentazione e disgregazione del senso di appartenenza alla comunità nazionale.” … Leggi

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Welfare aziendale, competenze, nuovi lavori freelance



Di seguito 4 tra i più recenti paper inseriti nel database

C.Lodi Rizzini. Jobs Act Autonomi, cosa cambia in campo welfare? Percorsi di Secondo Welfare:

Dopo due anni di rimbalzi tra Camera e Senato, quest’ultimo ha dato oggi il via libera al provvedimento che inizia a riconoscere diritti e tutele anche ai lavoratori autonomi, ed in particolare a quelli che, non rientrando in nessun ordine professionale, si trovavano fortemente penalizzati dall’attuale sistema su cui si basano mercato del lavoro e previdenza. La legge interviene anzitutto sulla maternità, eliminando l’obbligo di astensione dal lavoro. Se prima per accedere all’indennità di maternità era obbligatorio astenersi dal lavoro nel 5 mesi a cavallo del parto, oggi si potrà accedere anche senza astenersi dal lavoro …

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Risorse Umane

I piani di Flexible Benefit nelle imprese



Riceviamo da VALORE WELFARE e con piacere pubblichiamo.

Valore Welfare, advisor indipendente specializzato nella consulenza alle imprese per l’ottimizzazione e la creazione di valore lungo il percorso di costruzione/miglioramento dei Piani di Welfare & Benefit, ha pubblicato lo scorso febbraio la prima edizione 2017 della sua Quick-Survey, con l’obiettivo di restituire al Mercato alcune indicazioni sui trend operativi dei Piani di Flexible Benefit (PFB).

I PFB si differenziano nettamente dai veri e propri Piani di Welfare Aziendale (PWA), in quanto:

  • i primi sono sostanzialmente meccanismi di remunerazione delle performance raggiunte, ovvero – come nel caso di Premi di Risultato detassati (PdR) – sostitutivi della remunerazione monetaria;
  • i secondi (PWA), coniugando politiche di Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI), sono finalizzati all’innalzamento del benessere e della sicurezza sociale del lavoratore e della sua famiglia, mediante l’erogazione di servizi e l’implementazione di iniziative e meccanismi d’incentivazione dei dipendenti, facendo leva sulla motivazione, sul commitment e sulla loro identificazione con gli obiettivi e i valori dell’azienda. Questo ha, come conseguenze, sia performance più elevate e più durature, sia effetti positivi sulla brand reputation.
Ricerche

Territori, relazioni industriali e reti di imprese



Secondo il recente report Industrial relations in europe 2014 della Commissione Europea, il dialogo sociale si riferisce a discussioni, consultazioni , negoziazioni e azioni comuni che coinvolgono le organizzazioni che rappresentano le parti sociali (datori di lavoro e lavoratori) . Può assumere due forme principali:

  • tripartito, quando coinvolge le autorità pubbliche;
  • bilaterale, tra datori di lavoro e organizzazioni sindacali, che ha luogo a livello interprofessionale e in seno ai comitati di dialogo sociale di settore.

Le tendenze nelle relazioni industriali, a livello europeo, indicano:

  • una diminuzione lenta ma costante della negoziazione delle retribuzioni dei lavoratori nei contratti collettivi nazionali;
  • il decentramento delle strutture di contrattazione, dalle trattative nazionali o settoriali e molteplici datori di lavoro a singole imprese o luoghi di lavoro.

Tali trend vanno collegati a cambiamenti di lungo periodo, come il ruolo assunto dai territori.

La rivalutazione del territorio

Nello studio di Rullani, contenuto nel volume Crescita, investimenti e territorio: il ruolo delle politiche industriali e regionali del 2014, viene sottolineato come il territorio sia stato rivalutato con la crisi del modello fordista, secondo cui era il territorio ad adeguarsi alle sue esigenze.
Col tempo gli Stati nazionali hanno perso terreno e sono invece emerse come realtà dinamiche e autonome le società locali, che hanno così dato luogo a un processo di frammentazione dei poteri generali di coordinamento e regolazione
Dal 2000 in poi, il ruolo del territorio nello sviluppo è cambiato radicalmente per due ragioni di fondo:

  • per effetto della rivoluzione ICT e dell’apertura dei mercati mondiali (dopo la caduta del muro di Berlino, 1989), una parte sempre più grande della conoscenza impiegata nella produzione ha cominciato a essere trasferita in modo massiccio nei Paesi dotati di maggiori capacità di attrazione, per il lavoro a basso costo, minori regole e imposte, oppure per le capacità di innovazione, relazione o domanda migliori che altrove;
  • nei Paesi che hanno saputo trasferire e replicare nel mondo i loro modelli di prodotto e/o di servizi, oppure che sono stati colpiti marginalmente dalle delocalizzazioni, il fulcro dell’economia è rimasto ancorato alla conoscenza generativa, che si è creata negli specifici territori.

Il sistema italiano, caratterizzato prevalentemente da piccole e medie imprese, ha potuto modernizzare la produzione e i prodotti solo grazie ad una capillare produzione in rete. cioè alle filiere che hanno tenuto insieme centinaia di piccolissimi produttori, ognuno dei quali ha apportato il suo contributo al prodotto finale.
Si è trattato, salvo alcune eccezioni (consorzi, cooperative, ATI), di reti informali, basate su un rapporto di stabile collaborazione e divisione del lavoro tra imprese, che si legano attraverso rapporti interpersonali diretti, contrattualmente poco impegnativi ma ricorsivi e fiduciari.
Oggi queste reti appaiono in crisi: riescono con difficoltà a innovare i loro prodotti o a proiettare ponti di qualche rilevanza verso fornitori, committenti e consumatori finali che stanno nelle filiere globali; stentano anche ad alimentare idee motrici che non siano quelle ereditate dalla storia.

Il quadro di framentarietà e dispersione risulta anche dallultimo rapporto di SecondoWelfare, che, tra i vari temi, si è occupato delle reti di imprese per la conciliazione e la bilateralità, nel territorio del Nord Italia.

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