Uomo, capitale e lavoro: una relazione complessa



Nell’immaginario collettivo il capitale umano ha solitamente un’accezione negativa. Questo è dovuto da una parte al fatto che “capitale” evoca l’aspetto squisitamente economico/monetario dell’uomo, dall’altra all’immagine che ne danno alcuni prodotti culturali, come l’ultimo bellissimo film
di Paolo Virzì, che descrive una società in decadenza e priva di qualsiasi valore morale e nella quale gli ultimi sono destinati a restare ultimi.

Spostandoci sul piano scientifico, secondo la definizione adottata nel 2001 dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo Sviluppo Economico)
e condivisa a livello nazionale dall’ISFOL seguendo un approccio che non includa solo l’aspetto produttivo, il capitale umano costituisce, in generale, l’insieme di conoscenze, abilità, competenze e altre caratteristiche della persona, che facilita la creazione del benessere personale, sociale ed economico.

Diverse pubblicazioni dell’ISFOL, tra cui il volume “Mercato del lavoro, capitale umano e impresa: una prospettiva di politica del lavoro” (del 2013), affrontano il tema del capitale umano, approfondendolo sia a livello macro (sistema produttivo) sia a livello micro (impresa).
Il dato da cui parte l’analisi è che: nel contesto italiano il riconoscimento e la valorizzazione del capitale umano (inteso anche ma non solo come qualifiche formali fornite dal sistema d’istruzione), è più problematico rispetto ad altri Paesi europei.
Le cause di questo fenomeno vengono ricondotte ad alcune caratteristiche strutturali del tessuto produttivo italiano, tra le quali:

  • la scarsa diffusione dell’innovazione tecnologica nel tessuto imprenditoriale privato;
  • la specializzazione produttiva del settore manifatturiero in settori tradizionali;
  • la natura fortemente centralizzata del sistema di contrattazione collettiva.

Nelle Economie dove maggiore è la quota di imprese innovative che operano nel campo delle ICT, il rendimento dell’investimento in istruzione e formazione è più elevato rispetto al sistema italiano: un tessuto produttivo dinamico e innovativo richiede costantemente competenze nuove e altamente qualificate, necessarie per gestire il cambiamento tecnologico e per mantenere alto il livello di competitività.

Al livello micro, le imprese partecipano al processo di accumulazione di capitale umano tramite la formazione erogata ai propri lavoratori (formazione continua e altre forme di creazione e diffusione della conoscenza). La formazione on the job permette alle imprese di ampliare e adattare il livello di conoscenza dei propri lavoratori alle esigenze dell’organizzazione, alle innovazioni di prodotto e alle strategie di ricerca e sviluppo.
Secondo i dati forniti dall’ISTAT nel 2010 la quota di imprese italiane con almeno 10 addetti che ha svolto attività di formazione professionale per il personale era pari al 55,6%, contro il 32,2% del 2005. La posizione dell’Italia in ambito europeo è quindi notevolmente migliorata, pur rimanendo inferiore alla media europea (66%).

Sempre dalle indagini dell’ISFOL emerge che, anche laddove vi siano contributi rilevanti al cofinanziamento della formazione in azienda, le imprese di piccole dimensioni stentano a individuare anche solo i fabbisogni formativi del proprio personale.
A questo si aggiunge, inoltre, il basso livello di qualificazione della forza lavoro e, soprattutto, degli imprenditori, con percentuali di istruzione secondaria e terziaria sensibilmente inferiori ad altri Paesi europei.

Un ultimo importante aspetto che incide negativamente sul basso rendimento dell’investimento in capitale umano da parte del sistema produttivo italiano, riguarda l’adozione di modelli organizzativi tradizionali, spesso inadeguati, sia nel settore pubblico sia nel privato.
Per esempio, mentre nei modelli organizzativi tradizionali singole competenze vengono associate a specifiche mansioni, nei modelli più evoluti, legati a sistemi organizzativi complessi,
alla consueta articolazione per funzioni viene aggiunta una modalità di organizzazione per obiettivi e progetti, trasversali alle funzioni. Questo permette l’azione di meccanismi di apprendimento e di sviluppo delle competenze più efficienti e, quindi, un rendimento del capitale umano più elevato.

Insomma, la strada per l’italia è ancora lunga!

Altre risorse su questo tema sono reperibili sul database

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