Valutare la scuola per migliorare la qualità della società



La valutazione scolastica ha l’obiettivo di monitorare e/o migliorare la qualità della scuola nel suo complesso, fa riferimento a una serie di attività quali l’insegnamento, l’apprendimento e tutti gli aspetti legati al management. Esistono due tipi di valutazione: quella esterna (condotta da esperti non appartenenti allo staff della scuola) e quella interna (effettuata principalmente dal personale interno). Costituisce una tra le modalità per garantire la qualità del servizio scolastico, diffusa in molti Paesi europei. Nei sistemi in cui non è presente, o lo è in misura minima, viene affiancata ad altri tipi di valutazione, come il monitoraggio dell’intero sistema di istruzione/formazione, la valutazione individuale degli insegnanti o la valutazione dei servizi educativi gestiti da autorità locali.

Un quadro completo del sistema di valutazione della scuola è riportato nel recente report Eurydice “Assuring quality in education: approaches and polices to school evaluation in Europe”, dove vengono esaminati e confrontati 32 Paesi.

In Italia, il Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) è stato adottato con la L. 10/2011 e regolamentato dal D.P.R. 80/2013, viene coordinato dall’INVALSI
ed è focalizzato su:

  • efficienza ed efficacia della scuola;
  • qualità dell’erogazione del servizio.

Nell’anno scolastico in corso, il primo in cui il SNV viene realizzato, è prevista una fase di autovalutazione da parte degli istituti scolastici ai quali, nel novembre scorso, è stato fornito un format per l’autovalutazione.
Nel novembre 2015 l’INVALSI pubblicherà il rapporto su questa prima fase e, dal prossimo anno scolastico, sarà attuata la valutazione esterna.

La realizzazione del SNV si basa su una serie di progetti pilota, introdotti negli anni scorsi in via sperimentale, oggetto di un acceso dibattito tra il personale scolastico, le famiglie, i professionisti, le istituzioni e il mondo accademico.

Ma quali sono i motivi di questa discussione così infuocata?

E’ indubbio, come sottolineato in diversi studi (ad esempio in molti Working Paper della Fondazione Agnelli), che la qualità della scuola costituisca, oggi, una grande questione nazionale, in quanto ad essa sono connesse le opportunità di crescita economica (strettamente legate alla capacità di innovazione) e la coesione sociale (legata ad esempio alle disuguaglianze sociali e all’imobilità intergenerazionale, ossia il meccanismo per cui i figli non sono in grado di avanzare nella scala sociale rispetto alle condizioni dei genitori).

Dunque, il tema della qualità del sistema scolastico richiederebbe una certa attenzione sociale, che vada oltre lo stesso mondo della scuola, comprendendo ad esempio il
funzionamento più inclusivo del mercato del lavoro – in grado, cioè, di valorizzare al meglio i talenti dei ragazzi – che la scuola può e deve aiutare a sviluppare, ma anche la rimozione di alcune credenze radicate in molte famiglie in modo particolare in alcune aree geografiche, come quella secondo la quale la scuola serve per ottenere “il pezzo di carta”, possibilmente con il minor impegno possibile, che determinano un atteggiamento al ribasso nei confronti della scuola.

Per le scuole questo comporta una certa capacità di mettersi in discussione, aspetto che fino a non molti anni fa risultava impensabile, data la completa libertà dei docenti di esercitare l’insegnamento secondo le proprie personali convinzioni.

Accountability

A tal proposito, si è di recente introdotto il concetto di accountability, di matrice anglosassone, che non ha un esatto equivalente in italiano. La si può tradurre con “rendicontazione” o con “responsabilità rispetto agli esiti”. Nell’accezione più generale, indica l’obbligo di render conto a chi vi è interessato (stakeholders) dei risultati della propria azione.
Nel contesto educativo, l’accountability si concretizza nell’uso dei risultati di prove oggettive esterne, cui gli studenti sono sottoposti, per giudicare l’efficacia didattica di una scuola e paragonarla con quella di altre scuole.
L’accountability corrisponde, dunque, a una strategia di riforma, che si lega strettamente ad altre due innovazioni:

  • l’autonomia degli istituti scolastici;
  • la piena facoltà per le famiglie di scegliere fra di essi.

Un sistema di accountability – la cui impostazione implica, necessariamente, che le scuole vadano incontro a conseguenze positive o negative in relazione al grado di efficacia dimostrato, nell’ipotesi che questo le indurrà a impegnarsi al massimo per migliorare i risultati dei propri studenti – comporta la presenza di due elementi fondamentali:

  • devono essere pubblicamente forniti i risultati delle singole scuole;
  • devono essere previsti sanzioni e incentivi, a seconda dei risultati prodotti da ciascuna scuola.

Le modalità con cui viene adottato il sistema esterno di valutazione, nonchè l’uso che viene fatto dei suoi risultati, varia molto a seconda del Paese.
Nella maggioranza dei Paesi OCSE i dati delle rilevazioni sugli apprendimenti non sono resi pubblici a livello di scuole, in alcuni di questi è esplicitamente vietata l’elaborazione di graduatorie degli istituti scolastici su tale base.

Cosa comporterebbe, in Italia, la pubblicazione dei dati delle singole scuole?

In un articolo di Martini del 2014
vengono riproposte le 3 principali argomentazioni a favore della pubblicazione dei dati delle singole scuole.

Obbligo di rendicontazione

Le scuole sono chiamate a “render conto” a tutti i principali portatori d’interesse (genitori, amministrazione scolastica, società in genere) dei livelli di apprendimento raggiunti dai loro studenti, di cui esse sono da reputarsi direttamente responsabili.
La valutazione dei dati grezzi non è però un sistema efficace per una corretta lettura dei risultati di apprendimento, in quanto questi riflettono non tanto la qualità educativa di una scuola quanto piuttosto la qualità degli studenti iscritti. In questo quadro si inserisce la valutazione del valore aggiunto della scuola, ossia la stima del contributo che una scuola può aver dato all’evoluzione delle competenze dei propri alunni.

Confronto dei risultati

La possibilità di un confronto consentirebbe alle famiglie di scegliere con migliore cognizione di causa l’istituto a cui affidare l’educazione dei propri figli, basandosi su elementi di giudizio più obiettivi di quanto non siano le percezioni personali o i consigli degli amici e conoscenti.
Questo apre altri problemi:

  • sono in grado i genitori di leggere i risultati?
  • metodologici, per cui i dati elaborati con procedure statistiche complesse per il calcolo del valore aggiunto, oltre a non essere di facile lettura per i “non” addetti ai lavori, possono non essere particolarmente sensibili alla rilevazione delle differenze tra un istituto e l’altro;
  • questi dati riguardano le performance passate, ma i dati che contano sono quelli futuri, dato che è assodata una certa fluttuazione del valore aggiunto nel tempo.

pubblicazione dei risultati ed etica

La pubblicazione favorisce lo stimolo al miglioramento. Dietro questa affermazione si celano, però, dei pericolosi comportamenti eticamente scorretti, come già evidenziato in passato:

  • il cheating, ossia il fatto che i docenti aiutano gli studenti nelle prove di valutazione esterna;
  • si corre il rischio che le scuole selezionino, al momento dell’iscrizione, gli alunni migliori, discriminando quelli in condizione di svantaggio sociale, al fine di ottenere migliori punteggi alle prove di valutazione.

Queste questioni, oggetto di dibattito anche nei Paesi anglosassoni, in Italia sono aperte al confronto e, al momento, risultano di difficile soluzione.

Add a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Iscriviti alla newsletter bisettimanale. Riceverai:

Iscrizione Newsletter