Welfare: un supporto al lavoro e allo sviluppo sociale



La quarta edizione della rassegna annuale dell’ESDE (Employment and Social Developments in Europe) presenta un’analisi dettagliata dei fattori sociali e occupazionali dell’Unione Europea, in relazione agli obiettivi sull’occupazione e sul sociale di Europa 2020.

Eccone una sintesi

Alcuni fattori strutturali di cambiamento in Europa, quali l’invecchiamento e la diminuzione della popolazione a fronte di un aumento demografico nel resto del mondo, l’incremento della produzione globale, del commercio e della competitività, portano a considerare l’investimento sul capitale umano come una strategia fondamentale per il sostegno della crescita futura, intesa sia come aumento di lavoro che inclusiva.

Un investimento efficace nel capitale umano non consiste unicamente nella formazione delle abilità nei percorsi formativi e di aggiornamento, ma anche nell’adozione di politiche e contesti istituzionali che supportino le persone nel mantenimento, nell’aggiornamento e nell’utilizzo delle proprie capacità nella vita lavorativa.
Tra le azioni chiave di queste politiche si annoverano:

  • favorire l’accesso alla cura e all’educazione nella prima infanzia, che riducono la trasmissione dei livelli di povertà di generazione in generazione e delle diseguaglianze sociali;
  • supportare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro;
  • ridurre l’abbandono scolastico, che porta a una conseguente emarginazione sociale;
  • garantire che la formazione professionale, l’alta formazione e la formazione in servizio rispondano alle future esigenze del mercato del lavoro.

I sistemi di protezione sociale dovrebbero rappresentare un investimento sul capitale umano, supportando in modo efficace l’impiego delle persone in grado di partecipare al mercato del lavoro, proteggendo coloro che, temporaneamente o permanentemente inabili, non possono partecipare, preparando le persone, in particolare bambini e anziani, a rischi potenziali.
I Paesi che offrono posti di lavoro di elevata qualità e un’efficace protezione sociale, oltre ad investire nel capitale umano, si sono dimostrati quelli maggiormente resilienti alla crisi economica.
Infatti, l’impatto negativo della recessione economica sull’occupazione e sui redditi è stato più contenuto nei Paesi con mercati del lavoro più aperti e meno segmentati, e dove erano maggiori gli investimenti nella formazione permanente. In questi Paesi le prestazioni di disoccupazione tendono a coprire un gran numero di disoccupati, sono correlate a una maggiore attivazione e si dimostrano più reattive ai cambiamenti del ciclo economico.

I cambiamenti in atto sul piano delll’innovazione tecnologica, della globalizzazione, del cambiamento demografico e della green economy dovrebbero offrire opportunità per creare posti di lavoro di qualità elevata, ma potrebbero, d’altro canto, anche rendere obsoleti alcuni lavori e accentuare la polarizzazione dei salari.
Occorrono pertanto politiche a sostegno della formazione permanente, una migliore assistenza nella ricerca di lavoro e un maggiore dialogo sociale, che consentirebbero, nel medio e lungo termine, di prevedere, pianificare e attuare le innovazioni.

Un ultimo compito da realizzare consiste nel ripristino della convergenza socio-economica, in particolare per quanto concerne gli Stati membri dell’UE meridionali e periferici.
A causare la forte divergenza, attualmente in atto, non è solo la gravità della recessione economica, ma anche alcuni squilibri strutturali già presenti prima della crisi nei Paesi maggiormente colpiti, come la produttività debole, la carenza di investimenti nel capitale umano, la presenza di bolle immobiliari e alcune disfunzioni dei sistemi di welfare.

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