Bullismo sui luoghi di lavoro: il ruolo dell’intelligenza emotiva



Gabriele Giorgi, Professore Associato di “Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni” presso l’Università Europea di Roma, parteciperà come relatore al convegno Disability & Diversity Management: Ricerche, Esperienze e Prospettive a Confronto, il prossimo 22 novembre a Roma, con un contributo dal titolo “Il diversity management nella Pubblica Amministrazione. Una prospettiva internazionale”.

Data la sua lunga esperienza nel campo della ricerca su bullismo e mobbing nelle organizzazioni e le numerose pubblicazioni a livello nazionale e internazionale, facciamo riferimento in particolare ad alcuni recenti lavori pubblicati su Frontiers in Psychology per analizzare un fenomeno spesso, purtroppo, associato a quello delle diversità.

Definizione di bullismo

Il bullismo sul posto di lavoro è definito come un processo di esclusione sociale, in cui un individuo è soggetto a forme indirette e sottili di violenza psicologica (in inglese “negative acts”) in modo sistematico e per un periodo prolungato di tempo.
Alcuni esempi di queste azioni consistono nell’essere umiliati o ridicolizzati in relazione al lavoro, essere ignorati o andare incontro a reazioni ostili nelle interazioni con i colleghi, essere frequentemente oggetto di scherno e sarcasmo. Tanto più frequenti sono queste azioni,, tanto più chi le subisce è ritenuto sottoposto a bullismo.

Costituisce una delle cause principali dell’aumento dei costi per le organizzazioni, in particolare per le piccole e medie imprese, in alcuni settori specifici e per alcune categorie (lavoratori con disabilità, anziani, ecc.). Tali costi sono dovuti al turnover e all’assenteismo dei dipendenti, alla riduzione della motivazione del lavoro, della produttività, del senso di attaccamento e agli interventi degli operatori sanitari.

In riferimento ad alcuni aspetti della vita lavorativa, è stato evidenziato che la soddisfazione lavorativa diminuisce in caso di maggiore esposizione ai comportamenti di bullismo, ma solo fino a un certo punto, oltre il quale a un’esposizione intensa ai comportamenti di bullismo corrispondono alti livelli di soddisfazione lavorativa.
In ogni caso, il bullismo ha conseguenze negative sulla salute, indipendentemente dalla soddisfazione per il proprio lavoro.

Bullismo, intelligenza emotiva e disturbi psichici

Diversi elementi suggeriscono un potenziale collegamento tra l’esposizione al bullismo e la capacità di self-management (una delle abilità dell’intelligenza emotiva), definita come la capacità di gestire i propri impulsi e risorse interne, tenere sotto controllo le emozioni e gli impulsi distruttivi, mantenere gli standard di onestà e integrità, assumersi la responsabilità delle proprie azioni, essere flessibili nella gestione dei cambiamenti e sentirsi a proprio agio con idee, approcci e informazioni nuovi.
Alcuni studi hanno evidenziato come i dipendenti esposti a bullismo si dimostravano ipersensibili, sospettosi, tendevano a dare le colpe agli altri ed erano più risentiti e arrabbiati. Avevano, inoltre, una scarsa competenza sociale, erano meno socievoli, simpatici, comprensivi e diplomatici e manifestavano comportamenti più impulsivi.
E’ noto, infine, che il rifiuto sociale è legato a una diminuzione del funzionamento cognitivo, a una minore resistenza alle tentazioni e a limitate capacità nell’interagire con gli altri.

Bullismo e disturbi psichici

Nel corso degli anni il bullismo è stato associato a un aumento dei costi tangibili (come perdite finanziarie e riduzione della produttività) e intangibili (come qualità delle relazioni interpersonali edisturbi dell’umore) per individui e organizzazioni.
Le conseguenze sono numerose: stress, sintomi psicosomatici, ansia, depressione, affaticamento e perdita di autostima, aggressività, insonnia e apatia, dolori muscolari, mal di testa, problemi di stomaco, attacchi di ansia e tremori alle mani
Emerge una stretta relazione anche con il burnout.

Data la sua gravità, è stato identificato come il più forte predittore di ansia e depressione, rispetto ad altri fattori di stress legati al lavoro. Nei casi più gravi gli individui possono suicidarsi a causa di esperienze insopportabili o affrontare conseguenze particolarmente negative come il disturbo da stress traumatico.

In conclusione

Gli studi recenti di Giorgi e coll. (2016)mostrano come l’esposizione al bullismo sia legata alla capacità di self-management, una delle componenti dell’intelligenza emotiva.
la spiegazione di questa relazione potrebbe essere basata sul fatto che condizioni lavorative stressanti, come appunto l’esposizione al bullismo, possono essere percepite come una minaccia e portare la singola persona ad adottare comportamenti di autodifesa attivi o passivi.
In condizioni di stress aumentano i sentimenti di inferiorità e, di conseguenza, un individuo diventa meno consapevole delle varie scelte per le sue reazioni e comportamenti. Quindi, l’esposizione al bullismo sul posto di lavoro può impedire la flessibilità del processo decisionale e aumentare la probabilità di un comportamento impulsivo, legato a sua volta alla mancanza di capacità di self-management.

Altri dati mostrano come l’intelligenza emotiva:

  • sia in grado di incidere sulla relazione tra bullismo e performance, nel senso che quando le persone sono dotate di intelligenza emotiva, anche in condizioni di bullismo, presentano alti livelli di prestazione;
  • sia utile nella prevenzione del bullismo.

Il modello e lo studio di Giorgi e coll. (2016) dimostra che:

  • il legame tra bullismo e intelligenza emotiva può essere invertito, ossia il primo può impedire lo sviluppo della seconda (nello specifico, lo sviluppo della capacità di self-management);
  • esiste un legame tra l’intelligenza emotiva generale e il disagio psicologico.

I risultati appena riportati possono essere molto utili per chi ricopre posizioni apicali nella propria azienda e ha la necessità di eliminare fenomeni di bullismo tra i propri dipendenti/collaboratori.

Altre risorse su questo argomento sono reperibili sul database

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