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Innovazione

Buone pratiche di disability management negli enti locali: il progetto “Lavori Possibili” della provincia di Monza e Brianza

Quando si parla di disability management si tende a focalizzare l’attenzione sulle imprese del settore privato. A partire dall’entrata in vigore della legge 68/99, e in particolare negli ultimi anni, è notevolmente aumentata l’attenzione sul tema del rapporto tra disabilità e lavoro anche nelle Pubbliche Amministrazioni e negli enti locali.
In questo articolo Isabella Ippoliti, project manager del progetto “Lavori Possibili”, presenta l’iniziativa finanziata dalla Regione Lombardia e gestita dalla provincia di Monza e della Brianza.

Contesto e obiettivi del progetto

Innovazione

Leadership e Diversity Management nella Pubblica Amministrazione

In un precedente post abbiamo visto come le diversity charter siano state adottate in molti Paesi europei (Italia compresa) e come all’iniziativa abbiano aderito anche numerose Pubbliche Amministrazioni.
Diversi segnali, però, evidenziano come il linguaggio adottato nelle carte e la loro applicazione siano più adatti alle imprese private. Come sottolineato nello studio di Buemi e coll. (2016)

In effetti, le amministrazioni pubbliche e in particolare le autorità locali sembrano scontare, in molti casi, un sostanziale gap nell’attivazione di politiche per la diversità, specialmente con riferimento alla gestione della diversità nell’ambito dell’organizzazione interna del lavoro.

Innovazione

Age management, salute e sicurezza sul posto di lavoro: alcune indicazioni

Come abbiamo detto in precedenza, l’innalzamento dell’età pensionabile porta a una serie di cambiamenti all’interno delle imprese, legati sia a problemi di incompatibilità con alcune mansioni come quelle che richiedono lavoro fisico, sia a dinamiche relazionali tra generazioni molto diverse tra loro, che si trovano a condividere lo stesso ambiente professionale.

Il tema sta ricevendo una certa attenzione, non solo dal mondo imprenditoriale, ma anche dalle istituzioni, come nel caso di alcune Regioni che stanno predisponendo dei bandi sull’inclusione lavorativa, promuovendo azioni di sensibilizzazione e di partecipazione da parte di aziende e professionisti sui territori.

Il quadro in Europa

Eventi

Primo bilancio del convegno #disabilitymgt2016

Il 25 novembre scorso si è tenuto, presso il Politecnico di Milano, il primo convegno nazionale sul Disability Management, dal titolo Disability Management: Buone Pratiche e Prospettive Future in Italia.

In un aula affollatissima, rappresentanti delle istituzioni, studiosi e imprenditori si sono confrontati sulle pratiche di inclusione lavorativa all’interno delle organizzazioni.

Di seguito gli aspetti salienti della giornata

Partecipanti

Il grafico seguente mostra la composizione del pubblico del convegno. Come si può notare, il 30% è costituito da imprese, mentre si posizionano in seconda e terza posizione le associazioni e le fondazioni, le università e i centri di ricerca, e il terzo settore.

grafico a torta partecipanti DM 2016

Eventi

Disability Management: l’innovazione delle aziende italiane passa per una cultura inclusiva

Dare una definizione univoca di Disability Management è piuttosto complesso, come dimostrano gli studi e l’esperienza a livello internazionale sul tema, che spazia dai piani di disability management all’interno delle organizzazioni, ai servizi di Disability Case Management, offerti per esempio da strutture ospedaliere o da enti pubblici, che hanno lo scopo di aiutare le persone con disabilità a diventare più indipendenti e attive nella vita della comunità. I Case Manager stabiliscono un rapporto positivo di collaborazione con la persona e la loro rete di sostegno, come i familiari, e assistono la persona nell’identificare, contattare e organizzare i supporti di cui hanno bisogno per affrontare i problemi e raggiungere i loro obiettivi.

In ambito lavorativo si ricorre alla denominazione “Workplace Disability Management” (letteralmente gestione della disabilità sul luogo di lavoro), che riguarda tutti i casi di disabilità: da quelli congeniti o comunque presenti al momento dell’assunzione, a quelli di disabilità acquisita durante il periodo lavorativo, sia che questa sia acquisita nel contesto lavorativo, sia che sia estranea (per esempio incidenti stradali o malattie cronico-degenerative).
In quest’accezione, il Disability Management si configura come una strategia proattiva nell’identificare e risolvere tutti i fattori che impediscono alle persone, con qualsiasi tipo di disabilità, di accedere al lavoro (Geisen e Harder, 2011).

Al suo interno è possibile distinguere un aproccio più restrittivo, di matrice statunitense, secondo cui il Disability Management coincide con il Return To Work (RTW, in italiano rientro al lavoro) che, come suggerisce la parola stessa, è limitata ai casi di persone che presentano una disabilità quando stanno già lavorando.

Quadro di riferimento

ICT

Internet of Things (IoT) e modelli di business

L’Internet of Things (IoT, in italiano Internet delle cose) indica, secondo una definizione condivisa,l’insieme di tecnologie che consentono agli oggetti di diventare intelligenti (smart) mettendoli in condizione di comunicare con le persone o con altre macchine, fornendo così informazioni utili sul loro funzionamento e/o sull’ambiente in cui si trovano.

I campi di applicazione dell’IoT sono numerosi e, secondo gli studi condotti sul tema, in continua espansione: comprendono aerospazio, automotive, cantieristica, nano e micro elettronica, efficienza energetica, elettronica per la difesa, energie alternative, agroalimentare, infrastrutture e trasporti, telecomunicazioni, istruzione e formazione, sanità e scienze della vita, edilizia e costruzioni.

Lo sviluppo di soluzioni IoT riguarda in larga misura le startup.
A livello globale, nella lista stilata da Fortune tra i primi 10 “unicorni” nel 2015 6 sono americani e 3 cinesi.
Anche se negli ultimi anni si registra una crescita delle startup europee il mercato, dove la difficoltà maggiore è quella del reperimento dei fondi, non può ancora essere paragonato a quello americano o a quello asiatico.

oggetti smart

Scenari e modelli di business

Innovazione

Il remote working come strategia di business per le imprese

Negli ultimi 10 anni il remote working (lavoro a distanza), inteso come strategia di business, ha assunto sempre più importanza nelle grandi e nelle piccole aziende.
Anche in Italia, aziende come TIM e Accenture hanno adottato programmi di remote working.

Come sottolineato in uno studio del 2015 riportato su entrepreneur.com l’80% delle aziende americane offre opzioni di lavoro flessibile, ma solo il 3% dei programmi adottati prevede la rilevazione del ROI (return on investment).
E’ chiaro che senza tali rilevazioni non è possibile sfruttare il remote working per supportare gli obiettivi aziendali.

In cosa consiste esattamente il remote working e cosa serve per eseguire un programma di remote working di successo?

Fattori psicologici

Innovazione

Il settimo senso per capire le reti e gestire il futuro

Il libro The Seventh Sense: Power, Fortune, and Survival in the Age of Networks di Joshua Cooper Ramo è uscito lo scorso maggio negli USA ed è diventato best seller dell’estate.

Il libro è suddiviso in 3 parti:

  • la prima ripercorre la storia dell’inserimento delle reti nella vita dell’uomo;
  • la seconda mostra come operano le reti;
  • la terza riguarda il cosa fare in pratica nel quadro attuale.

Di seguito una sintesi dei principali temi trattati.

Il settimo senso

Innovazione

Open innovation: quali strategie per le piccole imprese?

Con il termine open innovation (innovazione aperta) Henry Chesbrough (docente alla Berkeley university), il primo a elaborarlo nel libro Open Innovation: the new imperative for creating and profiting from technology del 2003, intendeva il cambiamento di paradigma di innovazione di Ricerca e Sviluppo da parte delle imprese, da chiuso (o in-house) a un modello di innovazione aperta che combina idee interne ed esterne, conoscenze e tecnologie per creare e commercializzare nuovi prodotti e servizi.

In un recente articolo, apparso su OpenMind, lo stesso Chesbrough definisce l’open innovation come “l’uso intenzionale di flussi di conoscenza, in entrata e in uscita, per accelerare l’innovazione interna ed espandere i mercati per l’uso esterno di innovazione”. Dunque, secondo Chesbrough:

  • l’innovazione aperta va ben oltre la semplice collaborazione tra due aziende;
  • la progettazione e la gestione delle comunità dell’innovazione diventerà sempre più importante per lo sviluppo dell’innovazione aperta;
  • l’efficacia dell’innovazione aperta non è limitata a poche società, ma riguarda l’uso più efficace delle conoscenze interne ed esterne in ogni tipo di organizzazione.

Il modello di open innovation

Innovazione

Total Reward: come mantenere i collaboratori e innovare le imprese

Il Total Reward è un sistema premiante che, articolandosi in un insieme di strategie, è in grado di soddisfare, in maniera differenziata, i bisogni di tutte le tipologie di lavoratori.
Teorizzato negli anni ’80, è stato adottato da molte aziende negli USA e nel regno Unito a partire dagli anni ’90 e oggi viene considerato, da ricercatori ed esperti, come uno degli strumenti più validi per attrarre talenti, motivare i dipendenti e innovare le aziende.

Il sistema del Total Reward si avvale delle analisi dei dati per mediare e gestire, in modo efficace, il Return on Investment (ROI) dei programmi attuati e delle iniziative di Human Resource Management.
I suoi ambiti di applicazione sono molteplici:

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