La pandemia dovuta al Covid-19 ha evidenziato numerose criticità nel far fronte all’emergenza. Alcuni temi, già al centro dell’attenzione per la loro entità, si sono ulteriormente aggravati. Tra questi vi è, sicuramente, quello dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.

Torniamo su questo importante tema con un approfondimento di carattere giuridico curato da Marco Pronello*, consulente in diversity e disability management che, nello specifico, presenta lo stato dell’arte dell’inclusione lavorativa delle persone disabili a vent’anni dall’emanazione della Direttiva Europea 2000/78.

E’ possibile scaricare il lavoro nella versione integrale.

Sintesi

Qual è lo stato dell’arte dell’inclusione lavorativa delle persone disabili a vent’anni dall’emanazione della Direttiva Europea 2000/78?
Nel tempo si è passati da una concezione del disabile come persona malata, bisognosa solo di assistenza, a quello di persona titolare di diritti. Si è passati dal considerare la disabilità come una condizione intrinseca della persona, al considerarla come un’interazione negativa tra le condizioni generali dell’individuo e l’ambiente che lo circonda.

Questo vuol dire che per esempio una persona cieca in un contesto in cui l’informazione è totalmente accessibile, dove la progettazione universale è una realtà globale, dove non esistono barriere fisiche e sensoriali che impediscono una circolazione sicura in autonomia per strada e dove non esistono barriere culturali ad una sua piena inclusione, è meno disabile di quanto lo potrebbe essere la stessa persona cieca che vive in un contesto che le è totalmente inadatto.

Questa svolta, spesso purtroppo più teorica che pratica, ha portato comunque alla promulgazione a livello comunitario, statuale ed anche mondiale, di norme contro la discriminazione delle persone disabili, o comunque con fragilità, sull’accessibilità informatica e contro le barriere architettoniche, sensoriali ed intellettive.
La Convenzione ONU sulle persone con disabilità ha anche portato a livello mondiale il concetto di accomodamento ragionevole come leva per un’effettiva inclusione nel mondo del lavoro.
In questa analisi faremo un excursus normativo dettagliato, dalle prime norme italiane a tutela dei disabili, alla Direttiva Europea 2000/78 che sarà l’oggetto principale di questa prima parte, e il suo combinato disposto con la normativa italiana.
Vedremo anche dei casi giurisprudenziali europei ed italiani, per renderci conto di come è stato declinato il concetto di non discriminazione sul posto di lavoro dalle varie corti in contesti diversi.

Nel secondo capitolo, analizzeremo i risultati di una campagna di sensibilizzazione promossa dalla Commissione Europea: la campagna EUvsDiscrimination.

Nell’ambito di questa campagna, tra l’altro, sono stati presentati dei questionari ad alcune imprese e Pubbliche Amministrazioni virtuose, che applicano prassi molto efficaci per l’inclusione effettiva delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, mediante anche l’adozione di accomodamenti ragionevoli ché non sono solo, come vedremo, ausili e strumentazioni, ma sono soprattutto conoscenza ed accoglienza.

Scarica: Disabilità e Inclusione Lavorativa

* Marco Pronello è laureato in giurisprudenza, ha un master per giurista d’impresa e una qualifica di alta specializzazione professionale in disability/diversity management. Si occupa di disability e diversity presso una sigla sindacale confederale ed è membro di Fe.D.Man. (Federazione Disability Manager).
Per contatti: marco.pronello@gmail.com

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