Con l’emergenza sanitaria legata alla diffusione del covid-19 diversi organismi internazionali, come l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), si sono attivate per evidenziare i gravi rischi di una maggiore esposizione agli effetti negativi, sia diretti che indiretti, delle fascie più deboli delle popolazioni, tra cui le persone con disabilità.
In particolare, nella fase 1 dell’emergenza sono stati rilevati fattori come la difficoltà ad accedere alle informazioni (per esempio per le persone con disabilità sensoriali) o all’assistenza domiciliare per esigenze basilari (come fare la spesa), la carenza di un adeguato supporto telematico, le difficoltà di attivare in modo efficace ed efficiente lo smart working.

Alcune indicazioni pratiche per le imprese

Sul portale JAN (Job Accomodation Network) che fornisce gratuitamente indicazioni sugli accomodamenti ragionevoli più appropriati per le specifiche disabilità in riferimento all’ambiente di lavoro, sono state pubblicate alcune linee guida per far fronte alla situazione di emergenza. Tra queste:

  • Chiedere al lavoratore informazioni specifiche sulla suadisabilità, limitazione e necessità di accomodamenti correlati alla situazione del coronavirus (per esempio quali sono le necessità di base;
  • valutare se il datore di lavoro dispone già di un fascicolo sanitario legato alle limitazioni per le quali è necessario un’accomodamento rispetto a una precedente richiesta per la stessa patologia);
  • considerare le informazioni contenute in una cartella clinica personale di una visita medica precedente, effettuata in una qualunque struttura sanitaria che certifica la disabilità;
  • accettare una consultazione di telemedicina con un fornitore appropriato, un modulo o una nota timbrata da una clinica o un’e-mail da parte di una struttura sanitaria che stabilisca la disabilità e la necessità di accomodamenti;
  • concordare direttamente con la struttura sanitaria la reale sussistenza della patologia e la necessità di un accomodamento;
  • approvare la richiesta di accomodamento senza la documentazione formale relativa alla disabilità, se il datore di lavoro ha buone ragioni per ritenere che la persona abbia la patologia per la quale ha richiesto l’accomodamento.

Disability management in Italia

Nel recente Decreto Legge 34/2020 denominato “Rilancio”, sono contenuti diversi provvedimenti che interessano i lavoratori con disabilità, in parte già presenti nel precedente “Cura Italia” e prorogati, in parte nuovi.

Come ben evidenziato in un articolo su Handylex, il decreto contiene alcuni aspetti apprezzabili, quali la conferma dell’estensione dei permessi lavorativi da Legge 104 per i mesi di maggio e giugno e il prolungamento di altri 15 giorni per i congedi parentali retribuiti al 50% per chi ha figli con disabilità senza limiti di età;

Altri aspetti, invece, risultano piuttosto controversi e/o di difficile applicazione. Per esempio:

  • il periodo di assenza dal servizio prescritto dalle competenti autorità sanitarie, è equiparato al ricovero ospedaliero,. Questo, però, presenta una procedura molto farraginosa, quasi mai applicata;
  • l’impatto del reddito di emergenza sui nuclei con persone con disabilità ha un’influenza irrilevante;
  • non viene ancora riconosciuto formalmente il ruolo dei care giver;
  • la sorveglianza sanitaria, necessaria per il contenimento dei contagi, ha effetti incerti, se non negativi, sul personale con disabilità, in quanto stabilire l’inidoneità temporanea senza prevedere strumenti di integrazione del reddito significa aumentare la probabilità che lavoratori con disabilità o in età avanzata trascorrano mesi lontani dal posto di lavoro e senza retribuzione.
  • Smart working per i lavoratori con disabilità

    Il diritto allo smart working per i lavoratori con disabilità è stato inserito nel “Cura Italia” e resterà in vigore fino alla fine dell’emergenza sanitaria.
    Al di là, però, degli aspetti normativi possiamo sottolineare come il passaggio a questa nuova modalità di lavoro in maniera repentina e, quasi sempre, senza alcuna formazione pregressa, ha comportato non pochi problemi per tutti i lavoratori e, in particolare, per quelli con disabilità.
    Oltre al fatto che più che smart working sarebbe più corretto parlare di home work, in quanto il lavoro dall’ufficio si è trasferito in blocco nelle proprie abitazioni, per molti lavoratori con disabilità ciò ha comportato enormi sforzi per potersi adattare all’uso di strumenti nuovi, ambienti virtuali non sempre o non immediatamente accessibili, postazioni non sempre adeguate dal punto di vista ergonomico.

    In conclusione

    I cambiamenti richiesti dal lavoro nell’ultimo periodo hanno richiesto notevoli capacità di adattamento. Per molti lavoratori con disabilità questo ha comportato uno sforzo ancora più accentuato
    Un elemento rilevante emerso in questo periodo è che la flessibilità e la libertà dalle aspettative sociali e dal controllo “fisico” qual è quello dell’ufficio non portano a un calo di impegno, performance o produttività, piuttosto consentono alle persone di svolgere il proprio lavoro con meno disagio.
    Finito questo periodo di crisi, sarà opportuno guardare al futuro, senza tornare al passato come se il Covid-19 non sia nemmeno esistito.
    L’uso di questa straordinaria esperienza condivisa, non cercata e non voluta, potrà fungere da leva per lo sviluppo e il mantenimento di nuove modalità di lavoro, improntate alla flessibilità, alla responsabilizzazione e all’autonomia.
    Chi si occupa di disability management, nei diversi settori e contesti, potrà giocare un ruolo centrale in questo senso.

    Altre risorse su questo argomento sono reperibili sul database

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