In questo articolo, Laura Barnaba*, psicologa e ASPP (Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione), approfondisce il tema dell’accessibilità delle piattaforme della Pubblica Amministrazione, con particolare riferimento all’imminente scadenza dei termini per poter dare un proprio parere e contributo all’attuazione della Direttiva UE 2016/2102.
La partecipazione è un modo per esercitare i diritti di cittadinanza attiva.

Fino all’8 dicembre 2020 l’Unione Europea dà la possibilità a singoli cittadini, alle organizzazioni private e a tutte le parti interessate, di dare un proprio parere e un contributo per valutare l’attuazione della direttiva (UE) 2016/2102 ed eventualmente migliorarla. Un’occasione per contribuire a un’Europa più inclusiva rispetto alle persone con disabilità o con altre limitazioni funzionali.

Di cosa si tratta esattamente?

La direttiva (UE) 2016/2102

Quattro anni fa, il 26 ottobre 2016, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno adottato la direttiva (UE) 2016/2102 allo scopo di migliorare l’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili delle amministrazioni pubbliche degli Stati Membri dell’UE, armonizzando le varie disposizioni nazionali sul tema. In effetti vari Stati, tra cui l’Italia, avevano già legiferato in materia.

L’obiettivo ultimo della direttiva è garantire in tutto il territorio dell’Unione dei requisiti minimi che consentano a tutte le cittadine e a tutti i cittadini, in particolare alle persone con disabilità, ma anche alle persone anziane, il pieno accesso ai servizi pubblici e la partecipazione ai flussi informativi, alla vita sociale e culturale, con un’attenzione al miglioramento della qualità di vita.

Secondo la direttiva il concetto di accessibilità fa riferimento ai principi e alle tecniche da rispettare nella progettazione, nella costruzione, nella manutenzione e nell’aggiornamento di siti internet e di applicazioni mobili per rendere il loro contenuto più accessibile agli utenti, in particolare alle persone con disabilità.

Sempre secondo la direttiva, l’accessibilità poggia su quattro principi:

  1. la percepibilità, nel senso che le informazioni e i componenti dell’interfaccia utente devono essere presentabili agli utenti in modalità percepibili;
  2. l’utilizzabilità, nel senso che i componenti e la navigazione dell’interfaccia utente devono essere utilizzabili;
  3. la comprensibilità, nel senso che le informazioni e il funzionamento dell’interfaccia utente devono essere comprensibili;
  4. la solidità, nel senso che i contenuti devono essere abbastanza solidi da poter essere interpretati con sicurezza da una vasta gamma di programmi utente, comprese le tecnologie assistive.

Se l’obiettivo primario della direttiva è il rispetto dei diritti delle persone con disabilità e della cittadinanza in generale, un obiettivo ulteriore è favorire lo sviluppo dei fornitori di siti web, applicazioni mobili e relativo software e tecnologie accessibili, che comprendono numerose piccole e medie imprese. Con delle regole armonizzate in tutta l’Unione, si intende facilitare l’iniziativa e il successo imprenditoriale anche al di fuori del proprio mercato nazionale.

Considerato il livello di sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), o forse dovremmo dire la loro pervasività nella vita quotidiana e lavorativa, è palese l’importanza dell’accessibilità di siti e app per garantire i diritti, la partecipazione e la qualità di vita delle persone con disabilità o comunque con limitazioni anche legate all’età. Il tema è tuttavia delicato e complesso e non a caso la direttiva si compone di 56 “considerando” la cui lettura è molto istruttiva e ampiamente consigliata (nonostante la forte tentazione, di fronte a testo di 15 pagine, di saltare direttamente agli articoli che contengono le disposizioni!).

La direttiva, nelle varie lingue, è visionabile e scaricabile da questo link

Il recepimento della direttiva (UE) 2016/2102 in Italia

Gli Stati Membri erano tenuti a recepire la direttiva nei propri ordinamenti entro il 23 settembre 2018 e a darne comunicazione alla Commissione europea. L’Italia ha recepito la direttiva con il decreto legislativo n. 106 del 10 agosto 2018, che ha aggiornato e modificato la legge n. 4/2004, la c.d. legge Stanca dal nome del ministro pro tempore per l’innovazione e la digitalizzazione. L’Italia era, infatti, tra i Paesi dell’Unione che avevano già una propria legislazione nella materia della direttiva e anzi si posizionava e si posiziona all’avanguardia, almeno nelle intenzioni del legislatore, anche se non approfondiremo la legge n.4/2004 e s.m.i. in questa sede.
Con le modifiche collegate al recepimento della direttiva europea, la legge Stanca prevede oggi nuovi compiti per le amministrazioni e per l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID). Ad esempio, proprio per gli effetti del recepimento della direttiva, l’AGID ha emanato le Linee guida sull’accessibilità degli strumenti informatici che sono entrate in vigore il 10 gennaio di quest’anno (per ulteriori notizie e per scaricare le Linee guida si suggerisce di visitare la pagina del sito dell’Agenzia dedicata all’accessibilità).

La consultazione pubblica sulla direttiva (UE) 2016/2102

Come previsto dalla direttiva stessa, l’Unione europea è tenuta al monitoraggio dell’applicazione e alla valutazione della direttiva, anche in vista di possibili adeguamenti della normativa e delle politiche europee in materia di accessibilità di siti web e app. Lo scorso 10 novembre è stata lanciata una consultazione pubblica rivolta a tutte le parti interessate, in particolare a: persone con disabilità (come definite dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità) e altri utenti con limitazioni funzionali (comprese le persone anziane) e/o le loro organizzazioni; rappresentanti di enti pubblici (nazionali, regionali e locali) e/o degli organismi di diritto pubblico; organismi nazionali responsabili del monitoraggio e dell’applicazione degli obblighi in materia di accessibilità del web; organismi indipendenti che si occupano dell’accessibilità in qualità di difensori civici o membri di reti per i diritti umani; organizzazioni dei consumatori; istituti di istruzione e formazione superiore; esperti di accessibilità; fornitori di prodotti e servizi di accessibilità; industrie coinvolte nella creazione di software di accessibilità relativi ai siti web e alle applicazioni mobili; fornitori di sistemi di gestione dei contenuti web. Tutti hanno la possibilità di pubblicare un proprio parere, i propri suggerimenti, le proprie riflessioni.
Alla data di redazione del presente articolo, tuttavia, era pervenuto un numero estremamente esiguo di contributi, di cui uno dalla branca tedesca dell’IBM. Eppure si tratta di un’occasione preziosa!

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Si può scegliere se il contributo debba essere pubblicato anonimo o con il proprio nome.

Considerazioni finali

Il raggiungimento della piena inclusione delle persone con disabilità, ma anche delle persone con altre limitazioni funzionali, come le persone anziane, richiede azioni a più livelli. Sebbene non possa essere considerata di per sé risolutiva, ad esempio in assenza di cambiamenti culturali e realizzazioni concrete, una normativa adeguata rappresenta un pilastro fondamentale.
Per questo riteniamo importante che vengano colte tutte le occasioni per influenzare la normativa europea e, ovviamente, anche le politiche.

Sappiamo che l’argomento della consultazione riguarda l’accessibilità di siti web e app dei soli soggetti pubblici, ma siamo consapevoli che l’accessibilità di essi promuove lo sviluppo tecnologico e ha alte possibilità di influire sulla maggiore accessibilità anche di siti web e applicazioni di soggetti privati. Ugualmente, la cura per l’accessibilità da parte dell’utente esterno può stimolare una maggiore accessibilità anche delle intranet e delle strumentazioni interne alle amministrazioni, a tutto beneficio di lavoratrici e lavoratori interessati, del clima generale e delle produttività.
Con questo sintetico articolo vogliamo fare pubblicità alla consultazione pubblica, sollecitando chi ha interesse a entrare nel dibattito. Auspichiamo di contribuire a un maggior numero di feedback da tutte le parti in causa, soprattutto da parte di quelle più deboli, come sono i singoli o le organizzazioni di persone con disabilità rispetto alle forze politiche, alle istituzioni o all’industria.
Anche se non si è in grado di dare un feedback tecnico o nel merito della direttiva in genere, può essere significativo pure dare un semplice segnale di interesse e apprezzamento per il tema, per far sentire quanto approviamo ogni iniziativa che faciliti l’inclusione rimuovendo possibili barriere, anche se non ci riguardano in prima persona nel caso specifico. Perché l’inclusione e i diritti riguardano sempre tutte e tutti.

E poi, tra le forme di inclusione e di cittadinanza attiva non c’è anche la partecipazione a una consultazione pubblica?

* Laura Barnaba, psicologa, è ASPP e membro del Comitato unico di garanzia del Ministero Infrastrutture e Trasporti. Contatti: laura.barnaba@gmail.com

Nota: I CONTENUTI DELL’ARTICOLO SONO OPINIONI DELL’AUTRICE, CHE NE HA L’ESCLUSIVA RESPONSABILITA’, E NON SONO IMPEGNATIVI PER L’AMMINISTRAZIONE E/O LE ORGANIZZAZIONI DI APPARTENENZA.

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