A livello globale, grazie anche alla concomitanza di alcuni fattori come l’evoluzione delle ICT e le ricadute che queste comportano sul piano occupazionale, è in costante crescita l’attenzione verso l’inclusione lavorativa, anche in riferimento a quei lavoratori per i quali fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile trovare degli impieghi compatibili con le loro esigenze e pienamente rispondenti alle richieste delle imprese.
In questo approfondimento, Marco Pronello*, consulente in diversity e disability management, presenta la sua recente esperienza in Auticon, una società di consulenza informatica che ha come obiettivo specifico l’assunzione di persone Asperger, presente anche in Italia e in costante crescita.

Premessa

Ho conosciuto la realtà di Auticon , più che per caso, per serendipità , perché mi è capitato nella mia casella e-mail un articolo di Repubblica che parlava di loro, mentre ero connesso a internet a cercare tutt’altra cosa.
A quel punto era logico che io entrassi più da vicino in contatto con loro, perché mi ha subito entusiasmato questo modello di buone prassi sulla piena inclusione delle diversità in azienda, nell’ottica della valorizzazione del singolo e della ricerca del profitto e dell’eccellenza. Il valore aggiunto che queste soluzioni innovative possono portare nel mondo del lavoro sarà la guida e l’obiettivo della mia attività di diversity/disability manager.

Auticon è un gruppo internazionale, con sedi in molti paesi, il cui oggetto sociale è l’offerta di consulenze informatiche di elevata professionalità a grandi aziende a livello mondiale, avvalendosi di consulenti che sono, e debbono tassativamente essere, esclusivamente persone Asperger.
La sede italiana è in un appartamento di un bel palazzo del centro di Milano, vicino a corso Buenos Aires. L’ambiente è molto accogliente; tra le persone che lavorano in Auticon c’è una grande complicità e molta voglia di stare insieme e condividere le esperienze di lavoro e di vita. Sembra un gruppo di amici, dei quali mi sono sentito subito parte.
Devo dire che la curiosità era tanta: Ho letto tanto, ho visto e sentito interviste e reportage sull’autismo, ma in prima persona credo di non essermi mai confrontato direttamente con qualcuno nello spettro autistico.
Conoscendo queste persone, poche rispetto ad un mondo che è molto di più, ho capito che i disturbi in sé non sono la condizione delle persone Asperger, ma l’interazione negativa con il mondo creato dalla maggioranza neurotipica, che a volte appare come un pianeta incomprensibile ad un neurodiverso, e penso che conoscere il mondo Asperger, comprendere il modo di percepire e di funzionare di queste persone, voglia dire capire un po’ più profondamente l’intero genere umano.

Ogni condizione umana è solo una faccia di una normalità poliedrica composta da tante diversità quanti sono gli esseri umani su questo pianeta. Tutto quello che esiste è nella natura e perciò è normale. Il resto sono solo categorizzazioni inventate arbitrariamente dall’uomo per prendere le distanze da sé stesso.

La ricerca

Questo lavoro illustra il modello Auticon come l’ho osservato nella mia permanenza in azienda per il project work conclusivo del corso di alta specializzazione professionale in disability/diversity management 2019/2020 presso l’Università Europea di Roma.
Vedremo, per mezzo di interviste al management e al personale di Auticon Italia, come viene declinata la ricerca dell’eccellenza nell’ambito della consulenza informatica per progetti di elevata professionalità offerti a grandi aziende, utilizzando le peculiarità delle persone autistiche. Vedremo anche come psicologi ed informatici lavorano in team per condividere la conoscenza dell’autismo ad alto funzionamento e per concepire progetti che possano fittare con le persone Asperger in un ambiente lavorativo creato in modo da permettere ai consulenti di performare al meglio le loro capacità. Da tutto questo, trarremo alcune conclusioni sul futuro auspicabile del diversity management nel mondo lavorativo globale.

Conclusioni

Da tutto ciò, possiamo dedurre un esempio di buone prassi da proporre all’universo economico e lavorativo, determinando tre concetti chiave: conoscenza e cultura, accoglienza e, ultimo e di conseguenza, inclusione.

Si potrebbe obiettare che il modello di una piccola azienda come Auticon non è applicabile a grandi aziende, che hanno un tessuto sociale, economico e finanziario diverso, una gestione indubbiamente più complessa ed un diverso impianto giuridico al quale sottostare. Una S.p.A. o una Società Europea deve sottostare ad altre norme, soprattutto quanto agli organi societari, ai bilanci e ancora di più se si tratta di gruppi di società, rispetto ad una piccola società di capitali, la cui gestione è sicuramente più snella.

È anche fuor di dubbio che una gestione delle risorse umane in un’azienda con migliaia di dipendenti è più anonima rispetto ad un contesto familiare di una piccola impresa con meno di dieci dipendenti, in cui i ruoli gerarchici sono presenti, ma il rapporto tra le persone è più diretto e confidenziale.
Eppure, proprio laddove sembrerebbe esserci più dispersione del capitale umano, che potrebbe apparire come una massa informe, c’è, volendo, la possibilità di avere una maggiore varietà di tipi umani e quindi un maggiore capitale di conoscenza rispetto ad una piccola realtà.
Quando tutto questo sarà entrato nel DNA delle organizzazioni e delle persone, sarà arrivato il momento di andare oltre l’inclusione.
Attualmente infatti, quando parliamo di inclusione, parliamo di un contesto creato da una maggioranza “normale” e voluto, per giustizia sociale, inclusivo delle minoranze, che avranno comunque una parte meno attiva nella progettazione.
Questa concezione però ha il rischio di lasciare indietro qualcuno, perché non tutto è conoscibile e prevedibile a priori, se non dalla categoria direttamente interessata.

Andare oltre l’inclusione, questa è la vision che mi sento di proporre, vuol dire che la totalità del genere umano sarà parte attiva nella co-creazione del sistema di valori strutturali al mondo sociale e lavorativo, quindi ogni singolo, ogni categoria, sarà semplicemente una risorsa che porterà nella progettazione della casa comune le proprie soluzioni senza bisogno di mediazioni di sorta.

Scarica l’intero documento:
L’autismo non è un errore di sistema, è un altro sistema operativo

* Marco Pronello è laureato in giurisprudenza, ha un master per giurista d’impresa e una qualifica di alta specializzazione professionale in disability/diversity management. Si occupa di disability e diversity presso una sigla sindacale confederale ed è membro di Fe.D.Man. (Federazione Disability Manager).
Per contatti: marco.pronello@gmail.com

Aggiungi un commento

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.