Lavoro agile: ottimo strumento per la conciliazione vita-lavoro



Da molti anni, ormai, siamo abituati a chiamarlo telelavoro, anche se più recentemente e in particolare con la sua regolamentazione avvenuta con la legge 81/2017, il lavoro agile (o smart working) presenta caratteristiche diverse rispetto al suo “antenato”. Due di queste ci sembrano particolarmente importanti:

  • non si tratta di una misura ad hoc per esigenze di casi singoli (per esempio lavoratori gravemente malati o vittime di infortuni, disabili, donne in maternità), ma riguarda la ristrutturazione, più in generale, del modo di lavorare all’interno dell’impresa;
  • non deve svolgersi in una sede fissa (come l’abitazione del telelavoratore), ma in un posto esterno ai locali dell’azienda, nel rispetto delle norme di salute e sicurezza.

Nonostante questo tema riscuota un certo successo, come dimostrano le numerose iniziative organizzate per analizzarlo e discuterne, l’Italia risulta ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei.

I dati del lavoro agile

Gli ultimi dati messi a disposizione dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ci dicono che sono 305 mila (l’8% del totale) i lavoratori in Italia, per lo più dipendenti di grandi imprese, a scegliere il lavoro agile, ma potrebbero diventare 5 milioni. Il 36% delle grandi industrie ha avviato iniziative strutturate,  mentre le PMI sono indietro e le Pubbliche Amministrazioni sono ferme ad appena il 5%.

Numeri piuttosto piccoli dunque, anche se il trend è in crescita, come evidenziato sia dal Rapporto Welfare Index Pmi 2018 (nel quale lo smart working è una delle iniziative preferite dai lavoratori come politica di welfare), e da alcuni esempi di buone pratiche nella PA, (come il Ministero dell’Economia e diversi comuni).

Un dato molto interessante, sul quale per ora non esistono statistiche, è l’adozione del lavoro agile anche negli studi professionali, dove viene molto apprezzato come una delle buone pratiche di conciliazione vita-lavoro.

I principali vantaggi del lavoro agile, evidenziati nei vari studi, sono:

  • una diminuzione dell’assenteismo, una riduzione degli spazi lavorativi e un aumento della produttività in media del 15% per le imprese (grandi e piccole). Questo si tradurrebbe, in prospettiva, in un incremento di svariati miliardi a livello nazionale;
  • una maggiore motivazione e soddisfazione per i dipendenti;
  • un abbassamento dei livelli di inquinamento ambientale, per effetto della riduzione degli spostamenti casa-lavoro.

Perchè, allora, se è così conveniente, non cresce con un ritmo maggiore?

Le dinamiche del lavoro agile

Per rispondere, proviamo ad analizzare più nel dettaglio le pratiche dello smart working.
Lo smart worker non si reca al lavoro fisicamente, ma svolge le sue attività collegandosi con i suoi colleghi tramite piattaforma aziendale o comunque tramite canali di comunicazione condivisi con il suo team. Questo ha almeno 3implicazioni:

  • il responsabile non ha un controllo “fisico” sull’operato dei collaboratori, ma esercita questo tramite un rapporto di fiducia;
  • la valutazione dei lavoratori si basa sugli obiettivi raggiunti e non sul numero di ore di presenza in ufficio;
  • chi fa smart working ha buona dimestichezza con gli strumenti tecnologici di cui deve necessariamente disporre.

Cambiamento organizzativo

Affinchè l’introduzione del lavoro agile abbia successo, è indispensabile avviare un processo di cambiamento organizzativo, nel quale andrebbero rivisti e modificati sia l’esercizio della leadership che la cultura organizzativa.
Le parole chiave per i proprietari e i dirigenti aziendali, da diffondere via via all’intera organizzazione, sono flessibilità, delega, fiducia, autonomia, collaborazione, coinvolgimento e responsabilizzazione dei collaboratori.
Non è sufficiente introdurre le nuove tecnologie per rendere smart il lavoro, ma il processo va accompagnato con adeguati piani di comunicazione e di formazione sull’importanza del cambiamento in atto e sulle soft skills, in particolare quelle digitali.

Ostacoli al lavoro agile

Gli aspetti appena evidenziati mettono in crisi un sistema di credenze e pratiche, ancora molto radicate non solo e non tanto negli ambienti lavorativi, ma nell’intera società.
Per esempio, anche se le vicende dei cosiddetti “furbetti del cartellino” potrebbero essere emblematici del fatto che non basta imporre alcune pratiche per evitare comportamenti disonesti, il controllo fisico e le ore di presenza in ufficio sembrano ancora essere ritenuti i criteri migliori per assicurare che il lavoratore stia effettivamente svolgendo le attività per cui è pagato.

Un altro aspetto critico è, come evidenziato dal DESI 2018, che gli italiani sono ancora molto indietro rispetto alle competenze digitali degli europei. In alcuni ambienti lavorativi, la resistenza all’uso delle nuove tecnologie e il riconoscimento della loro importanza rappresenta un ostacolo molto difficile da superare per portare a regime il lavoro agile.

Infine, spostando l’attenzione sulla sfera extralavorativa, una persona che svolge da casa le sue attività non è esente dagli impegni lavorativi, dunque non è a disposizione per esempio di familiari o vicini di casa in qualunque momento della giornata.

In conclusione

Alcuni cambiamenti in atto, come la diffusione degli spazi di coworking e il progresso continuo delle ICT, favoriscono la diversificazione del modo di lavorare e l’automazione non solo di alcune professioni (grafici, giornalisti, avvocati, ecc.), ma anche in settori come quello manufatturiero, dove per esempio gli operai possono, e potranno sempre più, gestire le macchine in parte a distanza.
Fermo restando che alcune attività non possono e non potranno nell’immediato futuro essere svolte a distanza, è chiaro però che il lavoro agile non riguarda esclusivamente i lavori “intellettuali”, come si riteneva fino a poco tempo fa, ma sta portando a una riorganizzazione generale del lavoro.

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