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Risorse Umane

Competenza morale: indispensabile per l’accountability organizzativa

La competenza morale può essere definita, in generale, come la capacità di risolvere problemi e conflitti sseguendo dei principi morali universali attraverso il ragionamento e la discussione.
La morale si distingue dall’etica, in quanto la prima si riferisce all’adozione di comportamenti o decisioni da parte delle persone secondo valori riconosciuti nel sistema sociale, mentre la seconda è relativa a principi personali, che guidano le singole persone nel riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Per questo, la competenza morale comporta il prendere decisioni, formulare giudizi e risolvere problemi e conflitti usando principi e valori universali, indipendentemente dalla cultura o dal Paese di appartenenza.
Strettamente connesse alla competenza morale sono l’accountability e la leadership etica.

In che modo?

Leggi anche: Accountability nei programmi di diversity management: un elemento mancante?

Competenza morale e accountability

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Accountability nei programmi di diversity management: un elemento mancante?

Concetto di matrice anglosassone, l’accountability implica una procedura di responsabilizzazione, per cui la persona ha l’obbligo di spiegare e giustificare i propri comportamenti (per una definizione esaustiva: consulta Treccani). Da noi è
ancora poco diffusa, ma diversi interventi del legislatore ne incentivano lo sviluppo, per esempio le norme in materia di anticorruzione e trasparenza nella PA (tutte le riforme degli ultimi 10 anni), di quote di genere nei CdA (Legge Golfo-Mosca del 2011) e di obbligo di comunicazione delle informazioni non finanziarie e sulle diversità per le grandi imprese (D.lgs. 254/2016).
La sfida per le imprese è, adesso, quella di applicare quanto stabilito per legge a tutti i livelli organizzativi, lavorando non tanto e non solo sull’obbligatorietà ma sulla modifica di atteggiamenti, valori, comportamenti e, in generale, sulla cultura organizzativa.

Innovazione

Valutare la scuola per migliorare la qualità della società

La valutazione scolastica ha l’obiettivo di monitorare e/o migliorare la qualità della scuola nel suo complesso, fa riferimento a una serie di attività quali l’insegnamento, l’apprendimento e tutti gli aspetti legati al management. Esistono due tipi di valutazione: quella esterna (condotta da esperti non appartenenti allo staff della scuola) e quella interna (effettuata principalmente dal personale interno). Costituisce una tra le modalità per garantire la qualità del servizio scolastico, diffusa in molti Paesi europei. Nei sistemi in cui non è presente, o lo è in misura minima, viene affiancata ad altri tipi di valutazione, come il monitoraggio dell’intero sistema di istruzione/formazione, la valutazione individuale degli insegnanti o la valutazione dei servizi educativi gestiti da autorità locali.

Un quadro completo del sistema di valutazione della scuola è riportato nel recente report Eurydice “Assuring quality in education: approaches and polices to school evaluation in Europe”, dove vengono esaminati e confrontati 32 Paesi.

In Italia, il Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) è stato adottato con la L. 10/2011 e regolamentato dal D.P.R. 80/2013, viene coordinato dall’INVALSI
ed è focalizzato su:

  • efficienza ed efficacia della scuola;
  • qualità dell’erogazione del servizio.

Nell’anno scolastico in corso, il primo in cui il SNV viene realizzato, è prevista una fase di autovalutazione da parte degli istituti scolastici ai quali, nel novembre scorso, è stato fornito un format per l’autovalutazione.
Nel novembre 2015 l’INVALSI pubblicherà il rapporto su questa prima fase e, dal prossimo anno scolastico, sarà attuata la valutazione esterna.

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