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Responsabilità sociale e performance finanziaria dell’impresa: una relazione causa-effetto?

Sono in molti a ritenere che le imprese che adottano politiche di responsabilità sociale hanno un conseguente aumento nei livelli di performance finanziaria.
In realtà, ciò che spesso si evidenzia è una correlazione tra i 2 aspetti, il che non implica una relazione di causa effetto, per cui la seconda sarebbe diretta conseguenza della prima.
Conoscere esattamente in che rapporto siano la RSI e la performance finanziaria è importante per le aziende che si apprestano a implementare politiche di questo tipo, al fine di pianificare al meglio le attività e capire su cosa far leva per avviare con successo le pratiche di RSI.

Ma cosa si intende per performance finanziaria?

Performance finanziaria

Per valutare la performance economico-finanziaria vengono solitamente considerati alcuni indici, calcolati sulla base dei rendiconti finanziari. Tra questi si annoverano:

  • ROA (Return On Asset, cioè Ritorno sulle attività). Viene calcolato dividendo il risultato operativo per il totale delle attività: il suo valore fornisce un’idea di quanto hanno reso tutte le attività.
  • ROE (Return On Equity o Rendimento del capitale). Si calcola rapportando il reddito netto conseguito nel corso
    dell’esercizio al capitale netto impiegato in media dall’azienda nel corso dell’esercizio stesso. Il reddito netto o utile d’esercizio rappresenta il vero risultato economico realizzato dall’impresa. Tale indice misura la redditività dei mezzi propri, ossia il tasso di ritorno sul capitale di rischio investito nella gestione. A differenza del ROA, sintetizza la redditività globale dell’azienda.
  • ROS (Return on Sales o Reddittività delle vendite). Si calcola facendo il rapporto tra il risultato operativo ed il ricavo netto di un determinato periodo temporale. Questo indicatore esprime la fruttuosità delle vendite e la capacità proficua dei flussi di guadagno dell’impresa. In altri termini, il ROS manifesta il ricavo netto ottenuto per ciascun € di vendita.
  • ROI (Return on Investment o Rendimento sugli investimenti). Indica la percentuale di ricavi sull’investimento effettuato.

Altri fattori

Dicevamo che il miglioramento di uno o più di questi indici non è una diretta conseguenza dell’adozione, da parte di un’impresa, di politiche di RSI e sarebbe sbagliato aspettarsi una relazione così lineare e immediata.
E’ stato dimostrato, invece, che la RSI ha un impatto diretto su alcuni fattori non finanziari e che questi, a loro volta, sono in grado di agire sulla performance finanziaria. Vediamone nel dettaglio 3 (leggi anche S. P. Saeidi et al.)

Soddisfazione dei clienti

Uno di questi fattori è sicuramente la soddisfazione dei clienti. E’ possibile verificare sia sul campo che tramite studi scientifici che la soddisfazione dei clienti ha un impatto sul ROI, nel senso che la soddisfazione porta come conseguenza alla lealtà del cliente, aumentando la produttività dell’impresa. Un cliente soddisfatto tornerà dallo stesso fornitore anche per altri beni/servizi.

Reputazione

La reputazione può essere definita come la percezione delle azioni passate e future di una azienda che ne determinano l’attrattività generale agli occhi dei suoi interlocutori, nel confronto con i principali concorrenti. Riflette il grado di soddisfazione dei clienti rispetto a quanto prodotti e servizi rispondano alle loro aspettative.
In questo discorso rientra anche il fatto che a parità di prodotto, i clienti preferiscono le imprese socialmente responsabili, per esempio quelle impegnate nella tutela dell’ambiente.

Vantaggio competitivo sostenibile

Secondo una definizione comunemente accettata e dovuta a Michael Porter, un vantaggio competitivo è sostenibile se non può essere copiato, non può essere sostituito, eroso dalle azioni dei concorrenti, oppure se la continua evoluzione del contesto economico non lo rende obsoleto.
Il vantaggio competitivo, quando realmente innovativo, può essere in grado di creare un nuovo mercato e produrre una forte creazione di valore, spingendo l’impresa capace di sfruttarlo in una posizione di leader.

qualità di prodotti o servizi, immagine aziendale, posizione di mercato, differenziazione e diversità, crescita dell’azienda e leadership di mercato sono le dimensioni più comunemente usate per misurare il vantaggio competitivo.

Conclusioni

Il miglioramento della reputazione e del vantaggio competitivo sono conseguenze dell’aumento della soddisfazione del cliente, dopo che l’impresa ha avviato iniziative RSI.
Dato che l’obiettivo principale delle imprese è raggiungere un livello più elevato di benefici finanziari, l’ottenimento di un vantaggio competitivo sostenibile svolge un ruolo cruciale nel suo perseguimento.

Dunque, la RSI non porta benefici finanziari direttamente, ma attraverso l’acquisizione di un livello più alto di vantaggio competitivo.

L’implementazione di politiche di Responsabilità Sociale e l’attenzione a parametri non finanziari rafforzano la capacità dell’impresa di creare un valore di medio-lungo periodo. Anche per questo motivo, è in aumento la quota di capitali e investimenti indirizzati a imprese che dimostrano di gestire al meglio questi aspetti non finanziari.
Le attività ESG (Environmental, Social and Governance) hanno il potere di influire positivamente sulla performance finanziaria a lungo termine.

Altre risorse su questo argomento sono reperibili sul database

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Responsabilità sociale e portatori di interesse interni all’impresa

La Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) viene spesso considerata nel suo aspetto esterno, cioè in relazione alle politiche aziendali per la tutela dell’ambiente o attività filantropiche destinate alle comunità di appartenenza. In realtà, anche se meno presa in considerazione, la RSI ha una dimensione interna che riguarda la vita delle organizzazioni e può essere percepita e vissuta in modi diversi dai dipendenti.

In generale, secondo un approccio ormai consolidato e condiviso, la RSI risponde alle esigenze di diversi portatori di interesse (stakeholder), ossia gli individui e i gruppi che possono influenzare ed essere influenzati dalle attività dell’impresa. Di conseguenza, le organizzazioni dovrebbero assumersi maggiori responsabilità nei confronti dei loro principali soggetti interessati, tra cui i dipendenti, i clienti, i consumatori, i fornitori e le comunità di riferimento.

Ascolta anche il podcast: Cosa significa “responsabilità sociale” per un lavoratore

RSI e commitment

Ricerche

Valutare la Responsabilità sociale delle imprese

La Comissione Europea (EC 2011, A renewed EU strategy 2011-14 for Corporate Social Responsibility)
definisce, in modo sintetico e onnicomprensivo, la RSI come la “responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società”. In tale definizione rientra quindi il rispetto per la legislazione
(internazionale e statale), l’attenzione per le questioni sociali e ambientali, la trasparenza, il rapporto con gli stakeholder.

La RSI nell’UE

Come descritto da Paolo Pantrini su SecondoWelfare
la RSI ha due dimensioni.

1. La dimensione interna. Riguarda:

  • la gestione delle risorse umane, che comprende la work-life balance, la parità di retribuzione e opportunità di carriera di genere, la non discriminazione per ragioni etniche, l’assunzione di categorie svantaggiate;
  • la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
  • la gestione delle trasformazioni industriali;
  • l’impatto ambientale.

2. La dimensione esterna. Fa riferimento al rapporto con tutti gli stakeholder (comunità locale, partner commerciali, fornitori, consumatori), alla promozione dei diritti umani e dell’ambiente
a livello planetario.

In sintesi, la politica dell’UE sulla R.S.I.:

  • si basa sul principio che l’intervento pubblico deve essere estremamente ridotto, non deve minare la volontarietà delle imprese, ma disegnare un quadro generale che favorisca comportamenti responsabili sul piano sociale e ambientale, con particolare attenzione alla qualità e alla convergenza delle procedure adottate, garantirne la verifica indipendente e sostenere le buone pratiche;
  • suggerisce l’integrazione dei principi della R.S.I. in tutti gli ambiti delle politiche comunitarie.

Il 6° Studio sugli Investimenti Sostenibili e Responsabili in Europa, condotto dal Forum Europeo per gli Investimenti Sostenibili e Responsabili (EUROSIF) nel 2014 ha analizzato le strategie di R.S.I., i trend in Europa e in 13 Paesi europei. I principali risultati emersi sono:

  • tutte le strategie di R.S.I. hanno registrato tassi di crescita a doppia cifra tra il 2011 e il 2013;
  • le strategie di esclusione diventano mainstream. Tra queste le più note riguardano la rinuncia a investimenti su bombe a grappolo e mine antiuomo;
  • le strategie di engagement e azionariato attivo fanno progressi significativi, soprattutto in alcuni Paesi come l’Italia, in cui si registra una crescita pari al 193%;
  • l’Impact investing, preso in considerazione per la prima volta, è la strategia che cresce più rapidamente, con una percentuale del 132%, pari a 20 miliardi. Al suo interno, si stima che la microfinanza copra il 50% degli attivi;
  • le pratiche di integrazione di fattori non finanziari nelle decisioni sono cresciute del 65%. Tra queste la considerazione di elementi non finanziari negli investimenti e di analisi e ricerche non connesse ad aspetti monetari;
  • parallelamente all’aumento della sensibilità diffusa per i temi ambientali, sociali e della governance, l’attenzione si sta spostando dall’utilità della R.S.I. dal punto di vista finanziario, al come il suo impatto si possa quantificare e misurare.

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